In un’epoca di crescente consapevolezza ambientale, la Chiesa cattolica sta rivedendo il suo approccio alla crisi climatica. La Commissione teologica internazionale (CTI) ha recentemente presentato un documento che propone di considerare l’emergenza ecologica come un peccato contro il creato e contro il Creatore.
Questa nuova prospettiva non solo riflette l’urgenza della situazione ambientale, ma integra profondamente la questione ecologica all’interno della dottrina cristiana. Il documento, intitolato Prendersi cura della nostra Casa comune – Risposta responsabile e fraterna al Dio trinitario è il risultato di un lavoro sviluppato tra il e il 2025 e approvato dal cardinale Victor Manuel Fernández, prefetto dell’ex Sant’Uffizio.
L’ecologia come dimensione essenziale della fede
La CTI sottolinea che il rapporto dell’uomo con l’ambiente costituisce una dimensione essenziale del rapporto con Dio. Secondo i teologi, non è possibile separare la fede dal modo in cui l’uomo si rapporta al mondo naturale. Non ci relazioniamo con il Dio uno e trino solo nella liturgia, nella preghiera o nel rapporto con il prossimo si legge nel testo. Lo facciamo anche quando respiriamo, mangiamo o seminiamo semi; o quando abbattiamo foreste, estraiamo minerali o scarichiamo rifiuti tossici.
Il documento afferma che non è coerente con la logica della fede sminuire o escludere la questione ecologica bollandola come qualcosa di estraneo alla fede cristiana. Al contrario, il rapporto con la natura è una dimensione costitutiva del rapporto con Dio creatore.
Dall’eredità di Papa Francesco alla nuova definizione
Il documento si inserisce nel solco tracciato da papa Francesco con l’enciclica Laudato si’ che ha posto l’accento sulla gravità della crisi ambientale. Oggi è urgente ascoltare il grido sconvolgente della terra scrivono i teologi, richiamando il deterioramento degli oceani e dei fiumi, la scomparsa delle specie, la distruzione delle foreste e lo scioglimento dei ghiacciai e dei ghiacci polari.
Questo grido è tragicamente legato al grido dei poveri cioè di coloro che subiscono maggiormente le conseguenze del degrado ambientale, insieme ai tanti morti per gli effetti del peccato contro il creato.
Il peccato contro il creato e il Creatore
La Commissione propone di interpretare il danno arrecato all’ambiente in analogia con i concetti di peccato sociale e strutture di peccato. Viene accantonato il termine ecocidio ritenuto meno efficace nel rappresentare la dimensione teologica della questione. La formula proposta è quindi peccato contro il creato e contro il Creatore.
Questo concetto non solo riconosce il danno alla natura, ma sottolinea che viola il senso della creazione voluto da Dio Creatore e disconosce il compito affidato all’uomo di custodire e prendersi cura della Casa comune.
Il documento è stato portato alla considerazione del Santo Padre Leone XIV il 28, segnando un passo significativo nella riflessione teologica sulla crisi ambientale.



