Nel cuore barocco di Roma, Valentino ha rimesso piede nella sua città con la collezione Autunno-Inverno 2026/27 firmata Alessandro Michele. Lo spettacolo, ospitato nelle sale di Palazzo Barberini, è stato concepito come un dispositivo: non una semplice sfilata, ma un confronto tra memoria visiva e presente, tra linguaggi che si sovrappongono e si disturbano per generare nuovi significati.
Il progetto, battezzato Interferenze, ha proposto oltre ottanta look costruiti per accumulazione e collisione estetica. Allo stesso tempo intimo e pubblico grazie a uno streaming urbano su maxi-schermi in diverse città, lo show ha cercato di democratizzare l’evento trasformando la passerella in una narrazione condivisa.
Il concetto e le ispirazioni
Al centro dell’idea c’è l’interferenza intesa non come rumore, ma come sovrapposizione fertile di tempi e immagini.
Michele ha costruito una collezione che dialoga con la tradizione della haute couture romana e la aggiorna con riferimenti più pop e contemporanei: dalla pittura rinascimentale alla luce spettacolare degli anni Ottanta, fino a una teatralità romantica che attraversa l’intero guardaroba. Il risultato è una costellazione di richiami, dove ogni uscita appare come un frammento di memoria rielaborato in chiave attuale.
Palette, forme e materiali
La tavolozza richiama tonalità antiche: porpora, verdi profondi, dorati e neri lucenti dialogano con gli affreschi sopra la passerella, mentre i volumi oscillano tra fluidità e struttura.
Abiti lunghi con drappeggi irregolari convivono con cappotti costruiti dai volumi amplificati e trasparenze che introducono profondità visive. Ricami, superfici scintillanti e applicazioni creano un’estetica volutamente eccedente, pensata per essere letta tanto vicino quanto da lontano.
Accessori e dettagli che segnano la stagione
Tra i dettagli che hanno catturato l’attenzione spiccano i maxi occhiali a mascherina incorniciati da borchie e cristalli, presentati come piccoli reliquiari moderni. Le borchie ritornano su calzature e borse, incluse maxi tote maschili in pelle martellata e nuove versioni dei modelli DeVain e Panthea. Non mancano marsupi indossati al contrario e gioielli bold: elementi che traducono la poetica delle sovrapposizioni anche nell’accessorio.
Menswear e sartorialità
Il segmento maschile della collezione si distingue per una rilettura della sartorialità: Michele evita l’abbandono totale all’oversize e presenta volumi extra large pensati con rigore sartoriale. Camicie lavorate con plastron o perline ricamate si accompagnano a pantaloni con maxi pence, cappotti avvolgenti e sneakers che rinnovano il codice formale con un’attitudine contemporanea. La proposta menswear conferma l’idea che la forma dell’abito nasce dalla negoziazione tra struttura e movimento.
Lo spazio come narrazione
La scelta di Palazzo Barberini non è stata casuale: l’edificio mette in dialogo ordine architettonico e illusione pittorica, incarnata dall’affresco centrale “Trionfo della Divina Provvidenza” di Pietro da Cortona. Questa contrapposizione — tra la geometria di certe scale e la rottura prospettica del soffitto — è stata raccontata come un vero e proprio dispositivo critico, dove la storia diventa materiale di lavoro per la collezione.
Architettura e messaggio
Nel testo che ha accompagnato lo show Michele ha descritto il palazzo come uno spazio capace di produrre attriti: la stabilità architettonica di alcune parti si scontra con l’espansione pittorica di altre, generando un campo di tensione utile a pensare forme d’abito che oscillano tra gravità e levitazione. La scenografia è stata dunque parte attiva del racconto, non un semplice sfondo, e ha rivelato la volontà di leggere la moda come cultura condivisa.
Il pubblico e il momento
In platea si sono sedute personalità nazionali e internazionali: da Vittoria Puccini e Alessandro Borghi a Gwyneth Paltrow, passando per Mariacarla Boscono, Bianca Balti, Philippine Leroy-Beaulieu, Tyla, Charles Melton e molti altri. Alla serata hanno partecipato anche figure istituzionali del gruppo proprietario e della maison, a sottolineare il rilievo dell’appuntamento. Dopo la presentazione, una performance di Lily Allen ha animato l’after party, completando una serata pensata per unire memoria artistica e contemporaneità.
Un dettaglio simbolico è stato l’invito: un bottone smaltato che replica quelli scolpiti da Bernini, custodito in una scatola con la massima latina “Quod est perenne gaudium, requirere”. Un piccolo gesto che sintetizza il tema della serata: cercare una gioia che duri, anche attraverso la pratica dell’interferenza creativa.