Roma si prepara a un nuovo appuntamento di stile: il 12 marzo la Maison Valentino porterà la sfilata autunno‑inverno 2026/27 nelle sale di Palazzo Barberini. Un ritorno che mescola il fascino barocco della città con le prospettive contemporanee della casa di moda, promettendo immagini forti e una narrativa visiva ben definita.
Una passerella dentro la storia
Scegliere Palazzo Barberini non è solo una questione di scenografia: è una dichiarazione. Gli affreschi, le volte monumentali e i decori costituiscono un palcoscenico che amplifica il dialogo tra abito e contesto. Qui ogni capo può contaminare e farsi contaminare dall’architettura, trasformando la sfilata in una sorta di racconto dove immagine, simbolo e memoria si sovrappongono.
Tempistiche e retroscena creativi
L’appuntamento del 12 marzo arriva dopo la nomina di Alessandro Michele a direttore creativo nel 2026.
La maison presenta la data come un’occasione di raccolta attorno alle radici estetiche del brand, in un momento segnato anche dalla recente scomparsa di Valentino Garavani. La direzione parla di un gesto di memoria: non un semplice tributo nostalgico, ma un modo per tenere vive le radici mentre si esplora il presente.
Tra omaggio e reinvenzione
La scelta romana insiste sul rapporto tra passato e contemporaneo. Il richiamo a Valentino — il celebre uso del rosso, la femminilità scolpita — convive con una ricerca stilistica che gioca su citazioni storiche, drammaturgia e sartorialità moderna.
Alessandro Michele definisce il progetto un “atto di custodia”: la creatività nasce dentro una casa già abitata, e questa sfilata vuole rendere leggibile quel passaggio generazionale.
Immagini che parlano
Allestire una collezione tra capolavori del Seicento significa spingere sulla teatralità e sulla potenza evocativa. Le foto e i filmati che usciranno dall’evento non saranno solo documenti di moda: diventeranno strumenti di comunicazione capaci di ricollegare il marchio alla sua storia e di dialogare con il pubblico internazionale presente.
Ricadute sulla città e sul sistema moda
L’evento ha una ricaduta pratica oltre che simbolica. Riportare una sfilata di questo calibro a Roma accende i riflettori sulla città, rafforza la sua visibilità internazionale e può generare benefici per economia e turismo: alberghi, ristoranti e servizi locali avvertiranno l’effetto diretto. Le istituzioni locali hanno espresso disponibilità a sostenere l’iniziativa, che si presenta anche come occasione per valorizzare il patrimonio culturale e il tessuto imprenditoriale del territorio.
Verso una moda meno centrata
Oltre all’impatto economico, la scelta di allontanarsi dal tradizionale calendario parigino suggerisce un ripensamento più ampio: spostare alcune voci del circuito della moda fuori dalle capitali consolidate significa aprire a una maggiore decentralizzazione e a nuovi pubblici. È un passo che potrebbe allargare il racconto del marchio e rafforzare lo storytelling legato alle collezioni.
Cosa resterà dopo il 12 marzo
Più che un singolo evento, questa sfilata si presenta come un capitolo simbolico: un punto d’incontro fra memoria, innovazione e senso del luogo. Nei mesi successivi si valuteranno gli effetti concreti — dall’eco mediatica ai dati sul turismo e sull’occupazione — per capire se l’operazione avrà prodotto una spinta sostenibile per la città e per il brand. Intanto, nelle sale di Palazzo Barberini, Valentino scriverà una nuova pagina della sua storia, guardando al passato senza rinunciare a sperimentare.