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23 Giugno 2026

Thom Browne porta a Milano un giardino di insetti e seersucker per Spring-Summer2027

Thom Browne ha debuttato a Milano con una collezione spring-summer2027 che trasforma il cortile di Palazzo Serbelloni in un giardino di seersucker popolato da api, rane e formiche; tra tailoring ridotto e tecnicismi, il designer ribadisce il suo rapporto con il tessuto distintivo e con Ermenegildo Zegna.

Thom Browne porta a Milano un giardino di insetti e seersucker per Spring-Summer2027

Il 23 giugno 2026 il cortile di Palazzo Serbelloni ha ospitato la prima sfilata di Thom Browne a Milano, uno show pensato come un giardino in fiore realizzato in seersucker. Allestito nella sede italiana del marchio, l’evento ha messo in scena i codici del designer — American preppy nastro tricolore e una scala di grigi — rinnovati però con un tono giocoso e figurativo che attraversa tutta la collezione Spring-Summer2027.

L’immaginario botanico e gli elementi scenici

La cornice ha dialogato con i capi: completi sartoriali sono stati decorati con maxi farfalle, rane, grilli, formiche e motivi a nido d’ape, creando un effetto di invasione naturale che ha reso il giardino protagonista tanto quanto gli abiti. La colonna sonora, ispirata all’animazione, ha accompagnato le uscite e ha contribuito a un’atmosfera di favola contemporanea. I modelli hanno sfilato con cappelli boater mentre parte del pubblico si è riparata dal sole con grandi ombrelli neri forniti dall’organizzazione: un dettaglio che ha reso tangibile il contrasto tra eleganza e condizioni climatiche della serata.

Dettagli di scena e riferimenti visivi

Lo show si è aperto con una triplice immagine identica: un completo chiaro a righe abbinato a una gonna, volti coperti da veli trasparenti che richiamavano gli apicoltori e un ultimo modello che portava in passerella un innaffiatoio — un gesto che ha sottolineato il tema del giardino e l’attenzione del designer ai piccoli racconti scenografici.

Materiali, tecniche e il ruolo del seersucker

Il seersucker è stato protagonista assoluto: Browne lo ha reinterpretato con soluzioni che includono lavorazioni per ottenere l’effetto arricciato anche su tessuti tecnici, oltre a declinarlo in lanacashmere e ovviamente in cotone. «Non lo tolgo mai di dosso. È estremamente personale. C’è in ogni collezione, e ogni volta lo interpreto in modo diverso», ha dichiarato il designer a margine dello show. Accanto a questo fil rouge sono emerse tecniche come intarsi, patchwork e ricami materici che hanno dato tridimensionalità a api ricamate, alveari dorati e applicazioni che rafforzano il tema naturalistico.

Tailoring e outerwear

La cifra sartoriale è rimasta riconoscibile nelle proporzioni rimpicciolite tipiche del marchio: cappotti senza maniche con collo balmacaan, blazer a manica corta e sac jacket leggere. L’outerwear ha spaziato dal trench in Cordura a parka in nylon con collo funnel, car coat e field jacket dall’impronta tech a conferma della fusione tra costruzione sartoriale e funzionalità contemporanea.

Milano come palcoscenico e il rapporto con Zegna

Per la prima volta dopo tappe a New YorkParigiSan Francisco e Firenze il brand ha scelto Milano come sede dello show. Browne ha sottolineato il legame con la città: «Milano è la mia seconda casa, qui ho i miei uffici. La gente, il cibo italiano, sono sempre fonte d’ispirazione», ha detto, rimarcando il valore strategico e creativo della presenza meneghina.

Dal punto di vista societario, il marchio è entrato nel gruppo Ermenegildo Zegna nel 2018; sotto la proprietà del gruppo il fatturato del brand ha raggiunto 268 milioni di euro nel 2026. Sul rapporto con la proprietà Browne ha aggiunto che il confronto con il management è solido: ha parlato di un rapporto positivo con Gildo e ha spiegato che l’investimento ha permesso maggiori risorse senza intaccare l’autonomia creativa: «Ho un rapporto fantastico con Gildo. Ama quello che faccio e apprezza che siamo molto diversi, ma quando si stringe il cerchio, conta solo la qualità».

Nel corso della sfilata la palette si è ampliata, passando dai consueti grigio, bianco, rosso e blu navy verso tinte più vive come giallo, verde, rosa e azzurro, per poi concludersi con un trionfo di bianco nel look finale da sposa, avvolto in un velo di tulle ricamato a mano con perle. L’uscita finale dello stilista, con un grande copricapo da rana in stile Muppets, ha chiuso lo spettacolo con un gesto ludico e simbolico; alla domanda su un possibile bis milanese ha risposto: «Sono qui oggi, mi sto godendo questo momento e vedremo cosa succederà in futuro».

La scelta di portare la collezione Spring-Summer2027 nel cuore di Milano ha segnato un momento significativo per il brand, bilanciando radici americane e capacità produttive italiane in un allestimento che ha valorizzato tanto le tecniche sartoriali quanto l’immaginario fiabesco della proposta.

Autore

Matteo Pellegrino

Matteo Pellegrino ha organizzato una sfilata pop-up nei vicoli del Quartieri Spagnoli per promuovere giovani designer; è editorialista moda che cura rubriche su artigianato e tendenze locali. Nato a Napoli, conserva bozze di pattern e appunti presi nelle sartorie di via Toledo.