Tailleur donna e look della cerimonia di chiusura: tra eleganza e sostenibilità

Il tailleur giacca e gonna si afferma come must della primavera mentre la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi Milano Cortina 2026 mette in scena costumi realizzati con materiali riciclati firmati da talenti italiani

FLASH — Negli ultimi giorni il tailleur giacca e gonna si è ritagliato il ruolo da protagonista per la primavera-estate 2026. Sulle passerelle e nelle collezioni di città ritorna il completo a due pezzi, pensato per l’ufficio ma capace di accompagnare con disinvoltura eventi e cerimonie: sobrio quando serve, sorprendente quando lo si vuole trasformare.

Parallelamente, la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi Milano–Cortina 2026 ha messo in scena una moda che parla di estetica e responsabilità. I costumi portati sul palco hanno adottato materiali riciclati e processi di recupero, diventando componenti sceniche immediatamente riconoscibili e cariche di significato.

Perché il tailleur giacca e gonna torna in auge
Il completo si presenta rinnovato: le linee oscillano tra una femminilità morbida e costruzioni più incisive. I designer giocano con colori vivi e tessuti leggeri, rendendo il capo adatto tanto alle ore lavorative quanto agli impegni serali.

La giacca, a seconda del taglio, può mettere in risalto una camicia rigorosa o dialogare con un top informale; la gonna, dal midi alla mini, si adatta al contesto. La forza del tailleur sta nella sua versatilità: comunica professionalità senza rinunciare a personalità.

Come scegliere il modello giusto
Parti dalla vestibilità: cerca tagli che seguano la silhouette senza stringere. Valuta la lunghezza della gonna in funzione dell’occasione: il midi parla di eleganza misurata, le proposte più corte sono pensate per chi vuole una presenza più immediata.

Per ambienti formali preferisci spalle strutturate; per contesti informali, linee più morbide e fluidità nei tessuti. Scegli colori che si integrino con il tuo guardaroba per massimizzarne l’uso e presta attenzione a dettagli sartoriali — cuciture, fodere, bottoni — che fanno la differenza nel risultato finale.

Milano–Cortina: quando il costume diventa racconto circolare
La chiusura delle Olimpiadi ha trasformato il palco in laboratorio creativo, dove moda e sostenibilità hanno dialogato a voce alta. Stilisti e botteghe locali hanno proposto capi realizzati con materiali rigenerati, mettendo insieme savoir-faire artigianale e sperimentazioni tecniche. Il tailleur è stato reinterpretato in chiave performativa, spesso come elemento di scena oltre che d’abito, per sottolineare un messaggio ecologico e istituzionale allo stesso tempo.

Sul posto, i nostri inviati hanno registrato l’uso diffuso di filati riciclati e la collaborazione con laboratori locali. Nei giorni successivi sono previste altre sfilate e installazioni che confermeranno e amplieranno questa tendenza.

Materiali, idee e alcuni esempi emblematici
I bozzetti mostrati agli addetti ai lavori puntavano sul riuso e sulla sperimentazione: tagli e montaggi che combinano manualità artigiana e processi industriali, abiti costruiti con frammenti di oggetti d’uso quotidiano, rielaborati per nuova funzione e carica simbolica. Ne sono nati costumi che parlano di storie diverse — dall’assistenza ai migranti alla memoria collettiva — attraverso scelte materiali precise. Per citare alcuni esempi: una Aida costruita con coperte termiche d’emergenza, una Madama Butterfly realizzata da un paracadute dismesso, Rigoletto composto da scampoli di jeans e zip recuperate, e Il barbiere di Siviglia che incorpora elementi metallici riciclati. Dietro a queste scelte c’è un vero e proprio linguaggio estetico del riciclo creativo, che trasforma lo scarto in simbolo.

Chi ha firmato il progetto
Il costumista Stefano Ciammitti ha guidato il progetto trasformando oggetti di recupero in costumi concettuali. Il suo metodo parte da bozzetti fatti a mano, poi digitalizzati, e si nutre di riferimenti che vanno dalla moda alla biologia — con una particolare attenzione alle texture e ai colori del mondo degli insetti. Il lavoro è collettivo: un team si occupa della ricerca dei materiali e delle lavorazioni, intrecciando storia, territorio e sartoria contemporanea per creare pezzi che raccontano più di un semplice abito.

Momenti e volti della serata
Sul palco si sono alternati nomi affermati e nuovi talenti. Il team Italia ha sfilato in capi EA7 firmati Giorgio Armani, con richiami agli anni Ottanta; Giovanni Malagò è apparso in una giacca doppiopetto blu dal taglio marziale, a sottolineare il tono istituzionale. Tra le esibizioni, Paolo Fresu in completo nero, Margherita Vicario in total look Sportmax e Joan Thiele in un cappotto tartan di Ciammitti. Roberto Bolle ha eseguito una performance aerea indossando una tuta decorata con pezzi di plastica recuperata, un’immagine forte che ha sintetizzato il tema del riuso.

La serata si è chiusa con una sfilata-spettacolo: Achille Lauro ha sfilato in un total look Dolce & Gabbana, mentre Major Lazer e Alfa hanno portato sul palco una carica pop insieme a Moschino. L’alternanza di performance musicali e defilé ha reso la serata un’esposizione collettiva di creatività italiana.

Parallelamente, la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi Milano–Cortina 2026 ha messo in scena una moda che parla di estetica e responsabilità. I costumi portati sul palco hanno adottato materiali riciclati e processi di recupero, diventando componenti sceniche immediatamente riconoscibili e cariche di significato.0

Parallelamente, la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi Milano–Cortina 2026 ha messo in scena una moda che parla di estetica e responsabilità. I costumi portati sul palco hanno adottato materiali riciclati e processi di recupero, diventando componenti sceniche immediatamente riconoscibili e cariche di significato.1

Scritto da Staff

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