Il panorama dei concorsi di bellezza ha trovato la sua prima grande vetrina sulla spiaggia dove il mare, il sole e le folle estive hanno creato uno spettacolo unico. Prima dell’era televisiva, la combinazione di fotografia e località balneari ha trasformato semplici sfilate in eventi di massa, facendo della costa un vero palcoscenico promozionale.
Questa articolazione ha avuto origine negli Stati Uniti di metà Ottocento, quando P.T. Barnum, ostacolato dalle convenzioni sociali, propose un concorso basato su ritratti fotografici. La leggerezza della fotografia consentì di giudicare la bellezza senza esporre le donne a un pubblico dal vivo, aprendo la strada a una nuova forma di competizione.
Le origini dei concorsi di bellezza sulla costa
Il primo episodio documentato risale al 1880 a Rehoboth Beach, Delaware, dove le cosiddette “bathing beauties” iniziarono a comparire su riviste e manifesti. La presenza di vacanzieri già radunati sulla sabbia eliminò la necessità di costruire teatri: il lungomare le cabine e il mare stesso divennero il palcoscenico naturale.
Il ruolo della fotografia e del costume da bagno
Negli anni Venti, Atlantic City fece da epicentro all’evento che avrebbe definito il genere. Margaret Gorman, ventenne di Washington, vinse il Watkins Trophy nel 1921 e, nell’anno successivo, il titolo di “Miss America“. La sfida aveva un duplice scopo: prolungare la stagione turistica oltre il Labor Day e trasformare la vincitrice in ambasciatrice del luogo. Il costume da bagno ancora soggetto a rigide regole, trovò nella spiaggia un contesto più permissivo, rendendo l’abbigliamento stesso parte integrante dello spettacolo.
Il mare come veicolo di promozione turistica
Il potere comunicativo di una concorrente fotografata sulla sabbia era immediato: il pubblico associava il volto vincente al caldo sole, al mare e alla vacanza ideale. Questo meccanismo ha generato una moltitudine di titoli locali – Miss Mare, Miss Riviera, Miss Lido – tutti facenti leva sul turismo costiero. La formula, semplice ed economica, è stata adottata da numerose località italiane, dove la foto di una reginetta sulla battigia poteva trasformare la percezione di un intero territorio.
Il caso Fiuggi: una truffa mascherata da gara di bellezza
Nel settembre 2024, più di 150 aspiranti partecipanti, tra cui la 62enne Simonetta Pusceddu, hanno ricevuto la convocazione per il concorso “I Superbravi e I Superbelli d’Italia” a Fiuggi. La promessa includeva vitto, alloggio e opportunità nel mondo della moda. Tuttavia, l’organizzatrice, l’attrice e produttrice romana Carmen Morello, è stata denunciata per truffa. Dopo aver cambiato più volte la sede – da Taranto a Cosenza, poi a Fiuggi – le vittime si sono trovate in hotel senza pagare la seconda notte, costrette a lasciare le valigie in strada e a fronteggiare la polizia.
Simonetta, veterana dei concorsi internazionali, ha dovuto acquistare un volo di ritorno d’emergenza, spendendo quasi duemila euro per l’iscrizione, i viaggi e l’abbigliamento richiesto. Le indagini del questore di Frosinone hanno aperto un fascicolo per l’emissione del foglio di via obbligatorio contro Morello, ma le vittime temono di non recuperare gli ingenti importi versati.
Le coste italiane: un margine che ha plasmato la società
Nel 2026 è stato pubblicato “Storia delle coste italiane. Un margine infranto”, volume che ricostruisce come, nei due secoli passati, le coste siano passate da semplici confini a centri di sviluppo economico, sociale e ambientale. Gli studiosi Augusto Ciuffetti e Rossano Pazzagli dimostrano che le bonifiche, le infrastrutture e l’industrializzazione hanno spostato la popolazione verso il mare, alimentando il boom turistico e, al contempo, creando squilibri territoriali. Il libro sottolinea che comprendere il ruolo storico delle coastline è fondamentale per affrontare le sfide ambientali attuali.
La storia delle spiagge dimostra che il margine costiero non è solo una linea di demarcazione, ma un territorio vivo, capace di riflettere le trasformazioni sociali e culturali del Paese.



