La stilista dublinese Simone Rocha ha scelto il Teatro della Pergola di Firenze come palcoscenico per presentare la sua prima sfilata interamente dedicata al menswearun evento inserito nel calendario di Pitti Uomo 110. Il défilé si è svolto il 18 giugno, mentre la manifestazione in Fortezza da Basso si è tenuta dal 16 al 19 giugno 2026 con oltre 720 brand presenti. La sfilata ha proposto 38 look che intrecciano riferimenti storici, dettagli domestici e una visione del maschile lontana dagli stereotipi tradizionali.
La scenografia e l’impostazione scelta hanno enfatizzato il legame tra la collezione e il contesto fiorentino: il teatro, risalente al 1718ha offerto un richiamo architettonico e culturale coerente con l’estetica della designer, che ha dichiarato: “Adoro lavorare con i tessuti, manipolare le superfici“.
Un menswear che reinventa i codici classici
La collezione ha mostrato come la cifra stilistica di Rocha possa essere applicata con efficacia al guardaroba maschile. Pezzi come il cappotto nero portato con un boa di tulle, il trench abbinato a quadretti vichy e l’abito in Principe di Galles accostato a capi trasparenti ricamati evidenziano una volontà di contrasto tra tradizione sartoriale e decorazione. L’uso di elementi domestici — tende, tovaglie e fodere floralmente decorate tratte dai furgoni dei costumi — ha introdotto un senso di luogo e di quotidianità nella costruzione degli outfit.
Un equilibrio fra delicatezza e pragmatismo
Rocha ha composto una narrativa che unisce romanticismo e concretezza: blazer con maxi fiocchi, gilet dal taglio contabile affiancati a paillettes e pelle total black modellata in silhouette squadrate. Il primo look, con giacca doppiopetto, bermuda e ballerine, è stato simbolico del messaggio della sfilata: un uomo che si muove tra identità molteplici senza rinunciare a una funzione stilistica precisa.
Contesto di Pitti Uomo 110 e riferimenti culturali
La presentazione di Rocha si inserisce nel tema curato per questa edizione, The Poolche usa l’immagine della piscina come metafora per esplorare riflessione e identità nel menswear contemporaneo. La formula scelta dall’organizzazione ha inteso suggerire una moda che guarda sotto la superficie: una ricerca di nuove forme per rappresentare la mascolinità, in dialogo con tendenze provenienti da Asia e Nord Europa e con progetti innovativi come quello che ha visto la partecipazione di designer emergenti e brand internazionali.
All’interno di questo quadro, la sfilata di Rocha è stata percepita come un tassello significativo: la designer trasporta nel menswear la sua cifra romantica e teatrale, citando immagini cinematografiche che rimandano a Firenze e alla tradizione di viaggio tra Irlanda e Italia, evocando personaggi e suggestioni pittoriche che accompagnano la sua poetica.
Reazioni e pubblico
I look sono stati indossati da modelli che hanno attraversato platea e palco, con una resa scenica che ha mostrato sia il dialogo con la sartoria maschile sia la volontà di attirare un pubblico attento a nuove sensibilità. Tra gli ammiratori del lavoro di Rocha figurano nomi del cinema che incarnano un’immagine di mascolinità non convenzionale, contribuendo alla percezione di una proposta che sfida etichette e binarismi.
La designer ha espresso anche l’intenzione di presentare il menswear con sfilate dedicate in futuro, preferendo un allestimento che consenta una migliore fruizione visiva rispetto a un inserimento in format co-ed non sempre ideale per l’attenzione riservata alle proposte maschili.
Numeri e orizzonti di Pitti Uomo
La manifestazione fiorentina ha confermato il suo ruolo di osservatorio per il futuro del menswear: con oltre 720 brand in calendario, Pitti Uomo 110 ha messo in luce una tendenza verso una moda più liquida, che fonde sartoria, performance e outdoor. La presenza di progetti internazionali e di sperimentazioni tecniche sottolinea come il salone resti piattaforma di incontro per innovazione e mercato.
In questo contesto la sfilata di Simone Rocha ha rappresentato una lettura personale e stratificata della contemporaneità: un invito a considerare il guardaroba maschile come spazio di espressione pluralistica, dove decorazionefunzionalità e identità possono coesistere senza contraddizioni forzate.



