Sanremo 2026: stile e personalità nella serata d’apertura
La prima serata del Festival ha raccontato più storie di quante ne contenesse la scaletta: accanto alle canzoni, a rubare la scena sono state le scelte d’immagine. Sul palco dell’Ariston si è svolta una sorta di gara informale di stile, tra abiti sartoriali, tagli essenziali e creazioni ultra-decorate che hanno svelato il carattere degli artisti e il lavoro dei loro team creativi.
Un filo guida chiaro ha segnato la serata: molti hanno scelto la sobrietà, altri hanno osato con proposte più teatrali. Come in ogni grande vetrina, la cornice influenza il messaggio: qui la scenografia e la luce hanno amplificato l’effetto degli outfit, rendendo ogni scelta ancora più significativa. Di seguito una panoramica dei look che hanno lasciato il segno.
L’eleganza del classico
La tendenza dominante è stata il nero, declinato in chiave rassicurante e chic.
Tagli netti e linee sartoriali sono stati preferiti da diverse interpreti, capaci così di mettere in primo piano la presenza scenica. Laura Pausini, ad esempio, ha indossato un abito in velluto firmato da un nome di riferimento italiano: un richiamo al tailoring tradizionale che comunica autorevolezza senza fronzoli. Mara Sattei e Patty Pravo hanno giocato con total black reinterpretati attraverso maniche velate, mantelle o tessuti luminosi, dimostrando quanto il nero possa essere versatile.
Questa scelta cromatica spesso ha funzionato come una cornice neutra, spostando l’attenzione sulla voce, sul testo e sui dettagli: gioielli calibrati, proporzioni studiate, materiali pregiati. In tante uscite la sobrietà è stata studiata e voluta, non banale: un’armonia tra montatura classica e tocchi contemporanei che conferisce un’immagine precisa e moderna.
Dettagli che contano
Sono stati proprio i piccoli elementi a fare la differenza. Mantelle leggere, rifiniture sartoriali e orpelli selezionati hanno impreziosito le mise senza sovraccaricarle. Il contributo delle maison e dell’alta gioielleria ha spesso elevato l’insieme: bastava un accessorio ben piazzato per trasformare un abito semplice in un look memorabile. In molti casi gli stylist hanno puntato sulle proporzioni e sui tessuti, scegliendo dettagli capaci di rimanere impressi.
Luce e brillantezza
A contrastare il predominio del nero, alcune artiste hanno optato per abiti luminosi. Arisa è apparsa in un vestito bianco tempestato di cristalli, diventando un vero punto luce sul palco; Levante, invece, ha scelto il colore champagne e gioielli di pregio per una brillantezza misurata ma efficace. Queste scelte hanno creato dinamiche interessanti con le proposte più scure, offrendo alternanze visive che hanno mantenuto alta l’attenzione del pubblico.
Minimalismo ricercato
Non sono mancati momenti di understatement: linee pulite, palette chiare e silhouette essenziali hanno interpretato il minimal come ricerca di equilibrio, non come rinuncia. Serena Brancale e altre artiste hanno puntato su coordinati di abito, trucco e acconciatura studiati per comunicare maturità e controllo scenico. Il risultato è stato un minimalismo che emoziona senza gridare.
Volumi e coraggio visivo
Sul fronte opposto, il palco ha ospitato uscite più audaci. Elettra Lamborghini ha scelto un pezzo d’haute couture con trasparenze e ricami barocchi; Ditonellapiaga ha giocato il suo jolly massimalista con bustier, gonne con strascico e riferimenti pop pensati per il pubblico giovane. Questi contrasti di materiali, volumi e accessori hanno ribadito come lo spettacolo possa convivere con la coerenza stilistica.
Lo styling come racconto
Dietro ogni look c’era un concept preciso: gli stylist hanno trasformato messaggi musicali in soluzioni visive, passando dal rétro glam al western chic. In molti casi il legame tra costume e contenuto è stato esplicito, con brand e designer che diventavano parte della narrazione scenica. L’accostamento tra look più aggressivi e sonorità rock, per esempio, ha aiutato a definire l’identità delle band e a renderle più memorabili.
Bilanci e prospettive
La prima serata ha offerto un equilibrio interessante tra classico e spericolato: momenti di raffinata sobrietà si sono alternati a interventi pensati per l’effetto immediato. Alla fine, il “miglior look” resta una questione soggettiva, ma la varietà mostrata dall’Ariston ha funzionato: linguaggi diversi hanno coinvolto pubblici distinti e dato alla kermesse una vivacità visiva che promette sviluppi nelle serate successive.
Un filo guida chiaro ha segnato la serata: molti hanno scelto la sobrietà, altri hanno osato con proposte più teatrali. Come in ogni grande vetrina, la cornice influenza il messaggio: qui la scenografia e la luce hanno amplificato l’effetto degli outfit, rendendo ogni scelta ancora più significativa. Di seguito una panoramica dei look che hanno lasciato il segno.0