Sanremo 2026: look e tendenze dal Green Carpet tra sartorialità e audacia

Il Green Carpet di Sanremo 2026 ha messo in mostra cappotti, pellicce e giacche di pelle: un preambolo sartoriale che anticipa musica e tendenze

Il consueto passaggio dei cantanti sul Green Carpet ha trasformato la città in un palcoscenico di moda prima ancora che di musica. Tra fan, flash e un clima ancora freddo, gli artisti hanno scelto di proteggersi e raccontarsi attraverso capispalla pensati come vere e proprie dichiarazioni di stile.

Questo rito pre-festival, definito Eni Carpet, non assegna premi ma stabilisce prime gerarchie visive. I look si distinguono tra chi osa con dettagli vistosi, chi preferisce il tailoring classico e chi gioca con accessori mirati per emergere.

La prevalenza del soprabito: funzione e scenografia

I look proseguono la linea iniziata sul Green Carpet, puntando sul soprabito come elemento centrale. Lì dove il clima impone protezione, la moda ha risposto con cappotti lunghi, mantelle e cappe che assumono ruolo scenico.

In passerella il capo esterno non si limita alla copertura: ricami, applicazioni e contrasti materici lo trasformano in protagonista da serata.

Forme e materiali

Le sfilate hanno privilegiato tessuti pregiati e lavorazioni artigianali. Velluto, pellicce ecologiche e pelli lucide si accompagnano a tagli sartoriali. Il risultato è un equilibrio tra tradizione e sperimentazione che ridefinisce la silhouette attraverso accessori mirati, come spille, collier e stivaletti con tacco.

Roberto Conti osserva che la centralità del soprabito richiama dinamiche di mercato: «Nel mercato immobiliare la location è tutto», un principio che, trasposto alla moda, eleva la scelta del capo alla stessa importanza della cornice in cui viene indossato.

I dati di compravendita stilistici mostrano una preferenza per pezzi versatili, capaci di alternare funzione quotidiana e presenza scenica.

Donne in primo piano: classicismo e tocchi audaci

I dati di compravendita stilistici mostrano una preferenza per capi che alternano funzione quotidiana e presenza scenica. Nel mercato immobiliare la location è tutto, e nel fashion la scelta del capo e del contesto svolge un ruolo analogo. Le artiste hanno mantenuto un mood complessivamente elegante e al tempo stesso pop.

Esempi di personalità e stile

Alcune hanno privilegiato il minimalismo sartoriale, con palette monocrome e tagli netti che enfatizzano la struttura del capo. Altre hanno scelto capi teatralmente decorati, riferimenti alla diva attraverso ricami e volumi pronunciati. Il contrasto tra rigore e teatralità mette a fuoco due linguaggi estetici: uno che valorizza la costruzione sartoriale e uno che considera il look come estensione performativa.

Tra le proposte sul tappeto emergono nomi della haute couture; sullo stesso piano convivono Dries Van Noten e Vivienne Westwood. Alcune artiste hanno completato il completo strutturato con gioielli importanti. Altre hanno optato per abiti a sirena e giacche di pelo coordinate, soluzioni che aumentano la visibilità scenica senza rinunciare alla costruzione tecnica del capo.

Il linguaggio maschile: cappotti, spille e sperimentazione

La sfilata maschile ha mostrato una gamma di soluzioni tra rigore sartoriale e sperimentazione stilistica. I cappotti sartoriali sono stati spesso arricchiti da spille e gioielli maschili, mentre alcuni interpreti hanno introdotto tacchi, camicie lavallière e inserti metallizzati. La combinazione di elementi classici e dettagli rock ha delineato un’attitudine fluida e contemporanea, attenta sia all’impatto visivo sia alla costruzione tecnica del capo.

Dal casual chic alla teatralità

Il panorama maschile ha oscillato dal casual chic, con bomber e giacche in pelle, a proposte più teatrali come maxi pellicce e completi con piumini a strascico. Alcuni artisti hanno mantenuto linee sobrie ma curate; altri hanno sfruttato il Green Carpet per affermare un’identità stilistica decisa, ricorrendo ad accessori di forte impatto e silhouette allungate. Nel mercato immobiliare la location è tutto, ma nella moda l’attenzione alla visibilità scenica ha rappresentato il fattore discriminante per molte scelte stilistiche.

Accessori e gerarchie visive

La sequenza degli accessori ha orientato la percezione delle uscite. Dalle spille art dèco alle collane preziose, dalle cravatte oversize ai guanti colorati, gli ornamenti hanno funzionato da segnali di lettura. Chi ha bilanciato capo e ornamento ha ottenuto maggiore visibilità; chi è rimasto nella comfort zone ha perso terreno nella percezione critica. I dati di compravendita mostrano un’analogia: così come nel real estate la location determina valore, nella moda la visibilità scenica incide sul posizionamento simbolico degli outfit.

Il ruolo del colore e dei contrasti

Il colore ha definito strategie precise: palette scure con inserti vivaci oppure total look bianchi riletti in chiave contemporanea. I contrasti tra materiali opachi e lucidi e tra tessuti compatti e dettagli piumati hanno costruito ogni uscita come una piccola messa in scena. Il Green Carpet si conferma banco di prova per le narrative estetiche del Festival, dove la gerarchia visiva determina attenzione mediatica e copertura critica.

Lo soprabito ha confermato il suo ruolo di fulcro, mentre gli accessori hanno stabilito gerarchie visive e narrative. La mescolanza di classicismo e audacia ha delineato interpreti intenzionati a usare la moda come linguaggio performativo. Secondo Roberto Conti, l’equilibrio tra iconografia e spazio mediatico agisce come una vera e propria location per il valore simbolico degli outfit, determinando attenzione e copertura critica. Le prossime uscite sul red carpet saranno decisive per confermare la tenuta di queste tendenze.

Scritto da Staff

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