Sanremo 2026, i look della terza serata che hanno fatto parlare: da Irina Shayk a Laura Pausini

Irina Shayk conquista la scena con quattro abiti d'archivio firmati Riccardo Tisci mentre la gara musicale si intreccia con una sfida di stile tra i protagonisti

La terza serata del Festival di Sanremo 2026 ha confermato che, oltre alla musica, è la moda a dettare l’agenda mediatica sul palco dell’Ariston. Irina Shayk ha partecipato alla serata alternando quattro abiti tratti dall’archivio dell’amico e designer Riccardo Tisci, offrendo un itinerario nel passato creativo dello stilista.

In parallelo, le artiste in gara hanno modulato colori, texture e accessori per trasformare ciascuna esibizione in una piccola sfilata, accentuando l’impatto visuale delle performance.

Irina Shayk: un omaggio agli archivi di Riccardo Tisci

Proseguendo il percorso già avviato in serata, la presenza di Irina ha trasformato ogni apparizione in una sequenza di riferimenti sartoriali. Il primo intervento prevedeva un abito drappeggiato con inserti in pizzo che integravano calze e guanti.

La silhouette puntava sulla sensualità controllata e sulla costruzione sartoriale, con attenzione alla caduta del tessuto e ai dettagli di taglio. Successivamente la modella ha scelto un total black accompagnato da una coppola coordinata, una soluzione che sottolinea il rapporto tra immagine personale e codice estetico. Il terzo outfit proveniva dagli archivi della collezione primavera-estate 2014 di Givenchy. La scollatura, netta ma calibrata, è stata gestita dal portamento misurato della indossatrice.

La chiusura in scena ha privilegiato l’effetto movimento: un maxi dress con frange metallizzate, evocativo del periodo in cui Tisci ha collaborato con maison del lusso globale. Nel complesso, gli accostamenti di colori e texture hanno mantenuto il filo con l’identità creativa del designer, accentuando l’impatto visuale delle esibizioni.

Il valore simbolico degli abiti d’archivio

Proseguendo, l’uso di capo d’archivio ha assunto la funzione di dispositivo narrativo nelle esibizioni. Trasporre in scena pezzi già noti richiama memorie del red carpet e della cultura pop, rendendo ogni cambio d’abito una citazione riconoscibile. Per il pubblico più informato, le linee e i dettagli evocano riferimenti sartoriali già consolidati; per chi si avvicina ora alla moda, si evidenzia il valore narrativo del capo come elemento di racconto visivo. Sul piano tecnico, la scelta di materiali come pizzo, frange e paillettes ha funzionato come linguaggio comune tra palco e fotografia, garantendo coerenza estetica e impatto visivo.

Le protagoniste musicali: tra audacia e scelte più sobrie

In continuità con l’uso di materiali come pizzo, frange e paillettes, le cantanti hanno modulato le scelte stilistiche per sostenere la narrazione del palco. Il risultato ha bilanciato momenti di forte impatto visivo con passaggi più controllati, funzionali alla sequenza delle esibizioni.

Laura Pausini ha alternato look di grande teatralità a soluzioni più classiche. Ha indossato un abito in velluto nero con gonna in organza e piume, firmato Alberta Ferretti, accostato a outfit dalle tonalità calde e texture diverse. La progressione cromatica e materica ha evidenziato le variazioni emotive del suo intervento e la dimensione performativa della mise.

Arisa ha scelto un percorso opposto, basato su elementi strutturali e luminosi. L’abito in maglia di cristalli di Des Phemmes, arricchito da catene metalliche e dettagli gioiello, ha funzionato come una sorta di armatura scenica, sottolineando la tensione tra fragilità vocale e presenza visiva.

Quando il look sostiene la performance

La scena ha sfruttato l’abbigliamento come estensione del racconto musicale. Abiti con paillettes, piume e inserti metallici hanno creato punti focali visivi. Al contrario, silhouette minimal e colori polverosi hanno privilegiato l’ascolto, lasciando spazio all’interpretazione vocale.

Nel complesso la serata ha evidenziato una tendenza a osare sulle texture e sui dettagli. Gli uomini sul palco hanno mantenuto un approccio più tradizionale, con palette scure e tagli sartoriali che hanno sottolineato rigore e compostezza. Si attendono le prossime esibizioni per verificare se questa coesistenza di scelte estreme diventerà una tendenza consolidata.

Pagelle di stile e tendenze emerse

Dalla serata arrivano valutazioni concentrate su chi ha saputo coniugare identità personale e sorpresa estetica. Irina Shayk ha ricevuto i giudizi più alti per coerenza e presenza scenica, mentre Laura Pausini è stata segnalata per alcuni momenti di forte impatto sartoriale. Tra le tendenze più evidenti si conferma l’interesse per il vestire d’archivio, inteso come rilettura contemporanea di capi storici, e l’uso di materiali ad alto impatto fotografico come velluto, piume e paillettes. Gli accessori di maison italiane e internazionali hanno completato i look, evidenziando la sinergia tra moda e spettacolo. Gli esperti attendono le prossime esibizioni per verificare se queste scelte diventeranno una tendenza consolidata.

Cosa lascia la serata per le successive

Dopo le valutazioni degli esperti, la competizione entra nella fase dei duetti e della finale e la posta in gioco supera l’ambito musicale. La sfida include ora l’immagine pubblica: ogni uscita può spostare l’attenzione del pubblico. L’equilibrio tra palco e moda resta il filo conduttore. Le prossime serate serviranno a verificare se la tendenza al nostalgia fashion si consoliderà o se nuovi interpreti e designer proporranno direzioni alternative.

La terza serata ha confermato che Sanremo è anche uno spazio di mostrarsi e di narrazione attraverso il vestire. Archivisti, couturier e personalità del palco si incrociano per costruire immagini riconoscibili e ad alto impatto mediale. Le esibizioni successive definiranno la gerarchia dello stile sul palco e l’influenza delle scelte estetiche sulla competizione.

Scritto da Staff

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