L’eleganza del «Made in Italy» domina la seconda serata
La seconda serata del Festival di Sanremo 2026 ha confermato la prevalenza del Made in Italy sul palco dell’Ariston. L’evento ha alternato scelte stilistiche tra eleganza e teatralità, mettendo al centro il guardaroba dei protagonisti.
Tra i volti più visibili dal punto di vista fashion figura Pilar Fogliati, co-conduttrice della serata, che ha effettuato tre cambi d’abito coerenti con un percorso stilistico definito.
I grandi atelier italiani hanno caratterizzato molte scelte di stile, con nomi ricorrenti nei look delle artiste e degli ospiti. I brand hanno spaziato dall’alta sartoria ai dettagli gioiello; tra le firme citate compaiono Giorgio Armani e Bulgari, oltre ad altri atelier e maison nazionali.
Nel mercato immobiliare la location è tutto; nel Festival la scena resta decisa dalla sartoria e dagli accessori, con i gioielli a sottolineare cromie e silhouette. Le prossime serate del festival permetteranno di verificare se la tendenza rimarrà costante.
Il tris di Pilar Fogliati: eleganza, sfarzo e giocosità
Proseguendo la seconda serata, Pilar Fogliati è salita sul palco con un abito monospalla firmato Armani Privé. La creazione ha valorizzato il movimento del tessuto e la luce dell’Ariston.
La linea pulita del taglio ha bilanciato classicità e modernità. I dettagli hanno reso l’outfit coerente con il tono formale della serata. I gioielli di Pomellato hanno aggiunto un tocco di luminosità sofisticata senza appesantire il look. La scelta conferma la tendenza delle star verso maison italiane e raffinamento sartoriale, osservata nelle precedenti uscite.
Il cambio di registro: glamour d’impatto
Proseguendo la sequenza di uscite, l’attrice ha cambiato registro privilegiando un linguaggio più operistico. Ha indossato un abito di Roberto Cavalli Couture, caratterizzato da piume, ricami e aperture strategiche. Il secondo look ha puntato sulla teatralità scenica e sulla forte presenza visiva. Il costume di scena è stato utilizzato per enfatizzare la tensione emotiva dell’esibizione, instaurando un rapporto diretto tra abito e performance. La scelta conferma la tendenza verso il raffinamento sartoriale osservata nelle uscite precedenti.
Un finale più leggero e brillante
La scelta conferma la tendenza verso il raffinamento sartoriale osservata nelle uscite precedenti. Il terzo outfit di Pilar si è chiuso con un blazer sartoriale e una minigonna in piume firmati Giuseppe Di Morabito. Il blazer, dalla spalla strutturata e con applicazioni di perle, ha creato un contrasto tra rigore sartoriale e la leggerezza del fondo piumato. Le décolleté di Jimmy Choo e i gioielli di Pomellato hanno completato la mise, conferendo un equilibrio tra eleganza formale e spirito spigliato della serata.
Gli altri protagonisti di stile sulla scena
Proseguendo la serata, altri ospiti hanno confermato il mix tra eleganza formale e audacia estetica. Levante ha scelto un tubino color acquamarina firmato Giorgio Armani, completato da gioielli Damiani. L’insieme ha privilegiato linee pulite e dettagli preziosi, privilegiando la sobrietà luminosa rispetto all’eccesso.
Elettra Lamborghini ha optato per il linguaggio estetico di Tony Ward, caratterizzato da trasparenze e ricami ricchi. Il risultato ha valorizzato un glamour barocco inteso come sovrapposizione di texture e decorazioni, coerente con la sua immagine pubblica.
Il passaggio successivo ha privilegiato continuità e coerenza stilistica. Laura Pausini ha confermato il sodalizio con la maison già scelta nella prima serata, optando per un abito composto da pantaloni che uniscono riferimenti vintage e giochi di luce scenica. Il taglio e le finiture hanno valorizzato silhouette e movimento senza stravolgere l’immagine pubblica della cantante.
Tra gli ospiti maschili, Achille Lauro ha scelto un total white firmato Dolce&Gabbana, completato da un collier di Damiani. L’insieme ha proposto un dandy contemporaneo, caratterizzato dall’uso del gioiello come elemento distintivo. Il look ha contribuito a variare il registro estetico della serata mantenendo coerenza con l’impronta spettacolare dell’evento.
Tendenze emergenti e bilanci di stile
La serata ha confermato un doppio filone stilistico: il ritorno alle silhouette sartoriali e al lusso discreto delle maison italiane affiancato a momenti più scenografici pensati per l’impatto televisivo. Il dialogo coordinato tra abiti e gioielli si è imposto come elemento centrale per costruire un’immagine riconoscibile e di forte impatto. La scelta cromatica ha funzionato da codice identitario: dal rosso fuoco di Patty Pravo al bianco ottico di Achille Lauro, fino alle nuance acquamarina di Levante, ogni palette ha contribuito a differenziare registri estetici senza perdere coerenza con l’impronta spettacolare dell’evento.
Proseguendo dalla palette acquamarina di Levante, le scelte cromatiche hanno contribuito a differenziare i registri estetici senza tradire l’impronta spettacolare dell’evento.
Il palco dell’Ariston resta un laboratorio dove moda e spettacolo dialogano. Nella seconda serata si è confermata l’importanza del guardaroba come strumento narrativo capace di definire ruolo e caratterizzazione scenica.
Alcune prove hanno privilegiato la coerenza interpretativa, altre l’impatto visivo immediato. Le prossime serate saranno decisive per consolidare le nuove gerarchie stilistiche e per misurare la capacità dei look di comunicare un personaggio.
Nel mercato immobiliare la location è tutto: sul palco il guardaroba esercita un effetto analogo, influenzando percezione e valore simbolico degli interpreti.