In occasione della Giornata Internazionale della Donna, Furla ha scelto di promuovere un confronto articolato e informale tra professioniste provenienti da mondi diversi. L’iniziativa prende la forma di una roundtable pensata per valorizzare storie individuali, mettere in luce scelte professionali e dimostrare che l’empowerment si costruisce giorno dopo giorno.
Piuttosto che un intervento istituzionale, l’appuntamento ha privilegiato la condivisione diretta: esperienze personali, consigli pratici e riflessioni sul coraggio di cambiare rotta diventano così il filo conduttore del dibattito.
Un tavolo di donne tra moda, media e cinema
La discussione è stata moderata da Sara Moschini, Head of Fashion di Grazia.it, che ha orchestrato lo scambio tra cinque partecipanti appartenenti a generazioni e ambiti professionali differenti. L’obiettivo era chiaro: raccontare come si costruisce una carriera mantenendo autenticità e apertura al cambiamento.
Il formato ha favorito un dialogo senza fronzoli, dove ogni intervento ha funzionato come stimolo per gli altri.
Le protagoniste e i loro mondi
Tra le ospiti c’era Maria Campadel, fondatrice dell’agenzia milanese We Are Busy, che ha portato in primo piano il valore dello storytelling nel fashion: per Maria la comunicazione è uno strumento strategico che dà senso alle idee e costruisce relazioni durature. Accanto a lei, Cecilie Leroy di Person Films ha raccontato il lavoro del filmmaking e della produzione come terreno di sperimentazione per nuove voci creative, sottolineando come il racconto visivo apra spazi di rappresentazione diversi.
Generazioni digitali e nuove forme di informazione
La generazione più attiva sul fronte digitale è stata rappresentata da Bianca Arrighini e Livia Viganò, cofondatrici di Factanza. La loro esperienza mostra come sia possibile tradurre temi complessi in contenuti accessibili: la piattaforma è diventata un riferimento per i giovani grazie a un linguaggio diretto e a un approccio che privilegia chiarezza e immediatezza. Il loro intervento ha messo in luce l’importanza di progettare prodotti editoriali che rispondano a bisogni reali del pubblico.
Il valore dell’errore e il coraggio di cambiare
Uno dei messaggi ricorrenti nella conversazione è stato che l’errore non è una sconfitta definitiva ma una tappa del percorso professionale. Le partecipanti hanno raccontato momenti in cui hanno dovuto rivedere scelte, imparare dai fallimenti e ripartire con nuove priorità. Questo approccio demistifica l’idea di successo lineare e promuove una visione in cui la crescita è fatta di tentativi, aggiustamenti e rinnovate ambizioni.
Dubbio come risorsa
Il dubbio, lungi dall’essere un ostacolo, è stato descritto come uno spazio di consapevolezza: fermarsi a valutare alternative permette di prendere decisioni più informate e allineate con i propri valori. Le relatrici hanno sottolineato quanto sia importante riconoscere i traguardi intermedi e dare valore a ogni ruolo, dal più junior al più senior, perché ciascuno contribuisce al successo collettivo.
Una cultura aziendale che parla attraverso i numeri e le pratiche
L’impegno di Furla verso l’empowerment femminile è descritto non come un gesto simbolico ma come un modello operativo. Oggi circa l’80% delle persone che lavorano per il marchio sono donne, provenienti da oltre 80 nazionalità diverse, e il 50% ricopre posizioni di vertice, inclusi ruoli C-level. Numeri che raccontano una strategia di inclusione e valorizzazione dei talenti radicata nell’organizzazione.
Pratiche quotidiane che fanno la differenza
La leadership di Giovanna Furlanetto viene citata come elemento trainante: l’eredità familiare è stata sviluppata con attenzione alla parità di opportunità, al rispetto e alla crescita professionale. Questo si riflette nelle scelte operative quotidiane: il team marketing, per esempio, è interamente femminile e collabora prevalentemente con creative e partner donne, dalle agenzie agli stylist fino ai produttori e art director, consolidando una rete che sostiene il talento femminile su più livelli.
Con questa roundtable Furla ha voluto ribadire che l’8 marzo non è un appuntamento isolato ma un momento di dialogo continuativo: l’empowerment femminile si costruisce creando spazi dove le voci vengono ascoltate, le esperienze valorizzate e le opportunità progettate insieme, giorno dopo giorno.