Prima dell’avvento di Internet e delle piattaforme di streaming, la musica si costruiva tra le pareti di un negozio di dischi. Quei luoghi, spesso nascosti tra le vie di città come Milano, erano i templi della scoperta: lì i giovani imparavano a girare tra le copertine, a leggere crediti sconosciuti e a farsi guidare da un istinto quasi rituale. L’esperienza era pervasa da una dolce nostalgia, perché ogni acquisto rappresentava una piccola avventura economica e culturale.
Il denaro era scarso; ricordo le pause pranzo a scuola consumate solo da patatine fritte per risparmiare sui dischi. Quel risparmio permetteva di comprare una cassetta o un vinile, che poi diventava la colonna sonora di giorni interi. La limitatezza economica trasformava ogni scelta in un atto ponderato, dove un album poteva accompagnare l’ascoltatore per mesi, fino a far emergere tracce secondarie diventate, con il tempo, protagoniste.
Il rituale del negozio di dischi: curiosità e scoperta
Entrare in un negozio di dischi era come varcare la soglia di una biblioteca sonora. Si iniziava con un obiettivo preciso – ad esempio un nuovo album pop – ma presto la curiosità prendeva il sopravvento: una copertina accattivante spingeva a sfogliare le vicine sezioni, dove potevano emergere nomi come Kraftwerk, Björk o Aphex Twin. Il caso giocava un ruolo fondamentale; il negoziante non conosceva le nostre preferenze e il perdersi tra gli scaffali spesso portava alle scoperte più preziose.
Il valore della scelta quando il denaro è scarso
Con un budget limitato, l’acquisto di una cassetta o di un vinile assumeva una valenza quasi sacra. La playlist Formafantasma, disponibile su Spotify, raccoglie venti brani che illustrano questo percorso di scoperta: da “Paradise (Not for Me)” di Bendik Giske a “Kerosene!” di Yves Tumor, con un tempo totale di circa due ore. Ascoltare l’intera sequenza permette di rivivere l’esperienza di un ascolto prolungato, dove ogni traccia ha la possibilità di emergere dopo numerosi replay, proprio come avveniva con le cassette degli anni ’90.
Formafantasma: design, ricerca e colonna sonora
Fondato nel 2009 da Andrea Trimarchi e Simone Farresin, Formafantasma è uno studio di design con sedi a Milano e Rotterdam. La sua missione è indagare le forze ecologiche, storiche, politiche e sociali che influenzano il design contemporaneo, proponendo interventi che coniugano materiali, tecniche e concetti sociali. La prima monografia, pubblicata da Phaidon nel 2026, raccoglie contributi di figure di spicco come Alice Rawsthorn e Hans Ulrich Obrist, confermando la centralità della ricerca nello studio.
Playlist come estensione del progetto
La curata playlist è più di una semplice raccolta di brani: è un’estensione sonora del lavoro di Formafantasma, una sorta di “colonna sonora” che riflette la loro attenzione al contesto e alla scoperta. Con 20 tracce, da “Radioactivity” di Björk a “Music for 18 Musicians: Pulses” di Brian Eno, la selezione riunisce generi diversi – elettronica, minimalismo, ambient – mostrando come la diversità sonora possa dialogare con la diversità dei progetti di design. L’ascolto, della durata di circa due ore, invita a un viaggio interattivo, proprio come il percorso tra gli scaffali di un negozio di dischi.
La memoria dei negozi di dischi si intreccia con la pratica progettuale di Formafantasma, dimostrando che curiosità, scoperta e attenzione al dettaglio rimangono valori trasversali. Che si tratti di cercare un vinile nascosto o di esplorare una nuova strategia di design, il messaggio è lo stesso: il vero piacere sta nel perdersi per poi ritrovarsi con qualcosa di inaspettato.



