Nel cuore di Venezia, tra il Canal Grande e la storica Ca’ Marioni-Mainella, sorge la Casa Balboni una delle opere più intime del maestro Carlo Scarpa. Concepite tra il 1964 e il 1968, le sue stanze nascevano dal desiderio della collezionista Loredana Balboni di creare un’abitazione che fosse al contempo dimora, galleria d’arte e luogo d’incontro per intellettuali del tempo. La casa, sebbene meno celebrata rispetto ad altre realizzazioni scarpiane, racchiudeva già allora una sofisticata orchestrazione di luce, materia e dettaglio.
Il progetto originale: tra arte, spazio e luce (1964-1968)
Scarpa progettò la Casa Balboni come un cannocchiale luminoso che guidasse lo sguardo dal giardino interno fino al Canal Grande, creando una sequenza di compressioni e aperture prospettiche. Al centro di questo percorso si ergeva la celebre scala elicoidale in marmo di Lasa fulcro dinamico che dirigeva il flusso visivo e corporeo. Le pareti accoglievano opere di Max ErnstFrancis BaconTancredi e Viani affiancate a una pregiata collezione di ceramiche iraniane, sottolineando la fusione tra arte e architettura tipica di Scarpa.
Materiali locali e finiture di precisione
Il pavimento alternava la pietra di Prun al marmo, gli stucchi lucidi color avorio riflettevano la luce naturale, mentre le superfici venivano lavorate da maestri artigiani veneziani. Ludovico Quaroni descrisse lo studio di Scarpa con la frase “misurava, con gli occhi e con la mano”, evidenziando il suo approccio tattile al design. Ogni battiscopa, ogni giunzione era frutto di una ricerca quasi maniacale di perfezione.
Dal cantiere interrotto al completamento negli anni Settanta
Le relazioni con Balboni si incrinarono durante la fase esecutiva: incomprensioni creative e gli impegni paralleli di Scarpa a Zurigo per la Villa Zentner portarono l’artista ad abbandonare il cantiere. L’allievo Giovanni Soccol riprese i lavori nei primi anni Settanta, cercando di rispettare le indicazioni originali di Scarpa. Dopo la morte di Balboni, la casa cambiò proprietario e, entro il nuovo millennio, gli stucchi cominciarono a ingiallire per ossidazione e fumo, le superfici perdevano la brillantezza originaria e la facciata condominiale subì danni.
Il restauro del 2017 a cura di MAP – Magnani Pelzel Architetti Associati
Nel 2017 lo studio veneziano MAP – Magnani Pelzel Architetti Associati si è affidato al delicato compito di restituire alla Casa Balboni la sua intensità originale. La ricerca ha portato alla scoperta di più di 300 disegni di Scarpa, testimonianza della sua attenzione costante al progetto. Dopo un accurato censimento, i restauratori hanno conservato ogni elemento originale possibile, intervenendo solo laddove il degrado era irreparabile. Gli stucchi sono stati ricostruiti con tecniche tradizionali, le pietre di Prun levigate e le superfici riportate alla luminosità voluta.
Un intervento creativo sul pavimento del primo piano
Scarpa non aveva completato il disegno delle pavimentazioni al primo piano; in passato la zona era stata rivestita prima con moquette rosa, poi con linoleum. Il team di Magnani e Pelzel ha colto l’occasione per introdurre un parquet in massello di pero solcato da sottili inserti di argento puro. Questa scelta, pur non imitativa, dialoga con il linguaggio di Scarpa, richiamando i suoi esperimenti sul studio dei dipinti di Paul Klee per la Villa Zentner.
Nel contesto interno, il mobilio su misura realizzato da Reflex – tra cui il tavolo Nautilus 72 con base in vetro di Murano – completa l’atmosfera di eleganza sobria. Il restauratore ha inoltre curato l’illuminazione, facendo emergere gli effetti di riflessione sui pavimenti, sugli stucchi e sugli inserti metallici, rendendo la luce protagonista assoluta della dimora.
Il risultato è una testimonianza concreta di come il restauro dell’architettura moderna richieda la stessa sensibilità riservata ai monumenti storici. La Casa Balboni ora ricompare sul Canal Grande con la sua aura originale, pronta ad accogliere nuovamente artisti, registi e pensatori, come fece la sua prima incarnazione negli anni ’60.



