È l’ultimo giorno del Salone del Mobile 2026 a Fieramilano Rho e chi attraversa i padiglioni trova lo stand di Qeeboo tra i più fotografati. Il marchio italiano, guidato da Stefano Giovannoni, presenta una serie di proposte che vanno dall’arredo all’illuminazione, con un filo conduttore chiaro: creare oggetti riconoscibili che sappiano raccontare una storia senza rinunciare all’uso quotidiano.
La posizione in fiera, raggiungibile anche tramite ingresso da Porta Sud e collegamenti metropolitani, facilita l’afflusso di visitatori interessati a vedere pezzi pensati per il living e i contesti contract.
La strategia espositiva di Qeeboo mette in luce una volontà di aprirsi a un linguaggio più ampio attraverso collaborazioni internazionali. I nuovi progetti giocano su contrasti di materia, silhouette iconiche e una forte componente narrativa: ogni pezzo è pensato come un elemento scenografico che però conserva la praticità d’uso.
In questo panorama la distinzione tra oggetto e racconto diventa fluida, mentre l’attenzione alla versatilità tra indoor e outdoor conferma la natura trasversale delle collezioni.
La nuova direzione del marchio
Negli spazi espositivi emerge una precisa direzione progettuale: prodotti dal grande impatto visivo ma accessibili. L’azienda ha ampliato il proprio vocabolario creativo invitando designer come Paola Navone, Marcantonio, Job Smeet e studi internazionali, con risultati che spaziano dalla sperimentazione materica alla funzionalità.
L’approccio collaborativo ha permesso a Qeeboo di offrire una proposta articolata, in cui le lampade assumono un ruolo centrale come oggetti scenografici oltre che come sorgenti luminose.
Collaborazioni e identità progettuale
La presenza di voci diverse consolida l’identità di brand: ogni autore porta un segno riconoscibile ma coerente con il progetto generale. L’ingresso di Paola Navone segna una novità rilevante, mentre le rielaborazioni di Stefano Giovannoni mantengono il carattere giocoso e riconoscibile del marchio. L’espansione comprende inoltre reinterpretazioni di icone già affermate, come i progetti di Marcantonio, che guardano all’uso quotidiano introducendo funzionalità aggiuntive.
Le novità in mostra
Sedute e pezzi scultorei
Tra i pezzi più commentati spicca Kaya, la poltrona progettata da Paola Navone: un oggetto che richiama l’idea di una poltrona scultorea, con superfici materiche e un volume che afferma la propria presenza sia in salotto sia in ambienti contract. Accanto a Kaya, Lapu Lapu è un pouf morbido e versatile, pensato per portare colore e leggerezza negli spazi; la sua duttilità lo rende adatto sia come seduta aggiuntiva sia come elemento decorativo all’esterno. La collezione Turtle Carry di Marcantonio si evolve introducendo vassoi removibili e strutture multifunzionali, amplificando la già nota identità iconica della tartaruga.
Illuminazione come scenografia
Il reparto luci conferma l’importanza dell’illuminazione come linguaggio narrativo: Malibu, firmata da Stefano Giovannoni, richiama la silhouette di una palma e diventa elemento architettonico ideale per terrazze e hotel. La Lullaby Lamp è una rilettura contemporanea della lampada da tavolo, ricaricabile e facilmente trasportabile, mentre la Hoodie Lamp, progettata con Job Smeet, introduce un tono antropomorfo con testa orientabile pensata per la lettura. Infine la collaborazione con Furf Studio ha portato alla Tuiuiu Lamp, ispirata alla cicogna brasiliana e dotata di funzione dimmerabile per un’illuminazione discreta.
Contesti d’uso e prospettive
La collezione 2026 di Qeeboo evidenzia una volontà di parlare a un pubblico ampio: il design qui non è solo estetica ma anche servizio. I prodotti si prestano a molteplici contesti, dal domestic al contract, offrendo soluzioni riconoscibili e pratiche. La commistione tra elemento narrativo e uso reale suggerisce una direzione di mercato in cui il design d’arredo deve essere al tempo stesso distintivo e fruibile, capace di accompagnare spazi domestici e ambienti collettivi senza perdere la propria voce.
In sintesi, lo stand di Qeeboo al Salone del Mobile 2026 è un esempio di come il dialogo tra designer e brand possa generare oggetti che raccontano storie, dialogano con lo spazio e rispondono a esigenze concrete. L’attenzione alla materia, la scelta di collaborazioni internazionali e la centralità dell’illuminazione delineano un percorso che guarda al futuro del prodotto come opera da vivere.