Nel linguaggio quotidiano termini come utile e inutile sembrano descrivere semplici categorie di oggetti o azioni. Tuttavia, nella nostra cultura l’idea di utilità è spesso estesa alla stessa esistenza umana, trasformando la vita in una costante graduatoria di produttività. Questa tendenza è diventata particolarmente evidente quando, nello scorso luglio, l’Emilia-Romagna ha approvato una legge sul suicidio medicalmente assistito, sollevando accesi dibattiti sulla possibile “cultura dell’inutilità” di chi soffre.
Il significato teologico dell’inutile nella tradizione cristiana
Il cristianesimo ha sempre riconosciuto una dimensione dell’inutile che supera l’idea di mancanza di valore. Nel Vangelo di Luca 17,10 Gesù afferma: “Siamo servi inutili abbiamo fatto quel che dovevamo fare”. Il greco *achreioi* non indica semplicemente chi è privo di utilità economica, ma chi non cerca crediti terreni. Questa prospettiva apre alla gratuità le azioni non sono finalizzate a guadagnare, ma a essere offerte per il loro stesso valore.
Il paradosso dell’inutile in Paolo
San Paolo, nella sua prima epistola ai Corinzi (1 Cor 1,27-29), descrive come Dio scelga ciò che il mondo considera stolto o debole. La teologia cristiana
L’elogio dell’ozio nella filosofia di Bertrand Russell
Nel saggio “In Praise of Idleness” (1932), Bertrand Russell denuncia la credenza diffusa secondo cui il lavoro sia di per sé una virtù morale. Egli osserva che i progressi tecnologici hanno ridotto la necessità di fatica, ma la società continua a celebrare l’ozio come peccato. Russell propone di vedere il lavoro come mezzo non come fine, e di riconoscere il valore del tempo libero per lo sviluppo umano.
Da scholē a ottimismo contemporaneo
Il concetto greco di scholê da cui deriva la nostra parola “scuola”, indicava appunto il tempo libero dedicato alla contemplazione, alla discussione e alla cultura, non un semplice intervallo di riposo. Aristotele già scriveva che non viviamo per lavorare, ma lavoriamo per vivere bene. Russell, riscoprendo questo antico principio, invita a restituire al tempo libero il ruolo di generatori di senso, invece di usarlo solo per recuperare energie da ulteriori sforzi lavorativi.
Un dialogo tra le due visioni: dal valore materiale a quello spirituale
Quando la tradizione cristiana e l’analisi di Russell si incontrano, emergono punti di convergenza sorprendenti. Entrambi sfidano l’efficientismo che equipara l’essere umano al solo produttore di valore. La teologia cristiana propone la gratuità e la contemplazione come vie per dare senso alla vita, mentre Russell sottolinea che la libertà dall’obbligo produttivo è essenziale per una cultura sana. Così, l’anziano, il malato o chiunque non produca più secondo i parametri del mercato, conserva comunque un valore intrinseco, perché la sua esistenza è riconosciuta da Dio e dalla filosofia come portatrice di bellezza e profondità.
L’inutile inteso come spazio per la gratitudine, la preghiera, l’ozio creativo, offre una prospettiva più ampia e più umana, capace di riconciliare il bisogno di produrre con la necessità di essere semplicemente essere.



