La quinta giornata della Milano Fashion Week ha raccolto proposte eterogenee e riferimenti storici che possono orientare la stagione successiva. Sul palco milanese si sono succedute collezioni che vanno dalla seconda linea di Bottega Veneta firmata da Louise Trotter alla sfilata di Dolce&Gabbana, con Madonna in prima fila.
Allo stesso tempo si sono registrate riletture del patrimonio sartoriale firmate da Ferragamo, Ermanno Scervino e Luisa Spagnoli.
Il racconto mette a fuoco scelte materiche e silhouette indicative per Autunno-Inverno 2026/27, con accenti su reinterpretazioni classiche e dettagli artigianali. Il palato non mente mai: l’attenzione alla texture e alla filiera materiale emerge come elemento costante. Tra gli sviluppi attesi restano la conferma del ritorno delle forme sartoriali e l’uso di ornamenti come segnale di lusso discreto.
Bottega Veneta e l’eleganza della materia
La passerella di Bottega Veneta conferma la direzione delineata da Louise Trotter nel secondo calendario con la maison. Le silhouette bilanciano rinnovamento e rispetto del patrimonio stilistico. Emergono volumi oversize e spalle marcate, con maxi cappotti e blazer a chiusura asimmetrica. Gli abiti assumono forme scultoree che dialogano con i capispalla. Tra gli accessori, i beanie in lana sono ripensati come cuffie aderenti, diventando un punto di riconoscimento della collezione.
La lavorazione come protagonista
Nella seconda parte dello show la vocazione artigiana del brand prende corpo in modo netto. Piume leggere, frange, cristalli e inserti in pelliccia arricchiscono capi di uso quotidiano. L’iconico motivo Intrecciato riappare su colletti e gonne a portafoglio. Il finale riunisce volumi e lavorazioni scenografiche, evidenziando una raffinatezza materica che privilegia l’intensità tattile rispetto al mero ornamento. Restano attesi sviluppi sulla conferma delle forme sartoriali e sull’adozione di ornamenti come segnale di lusso discreto.
Dolce&Gabbana: identità e dichiarazione di stile
La sfilata di Dolce&Gabbana ha posto al centro l’identità come principio estetico e narrativo. In passerella il corpo e la sartorialità hanno assunto ruolo protagonista. Il repertorio stilistico si è mosso attorno a simboli riconoscibili: la Sicilia intesa come sentimento, il pizzo come intimità e il nero come cifra di forza. Tailleur gessati, blazer doppiopetto e tubini in pizzo si sono alternati a stampe e dettagli che definiscono una grammatica visiva coerente.
Una musa in prima fila
La presenza di Madonna in platea ha accentuato l’aura celebrativa del marchio senza trasformarsi in richiamo nostalgico. L’apparizione ha sottolineato la capacità dell’azienda di misurare il lusso sull’autenticità e sulla capacità del capo di raccontare una persona. Dietro ogni capo c’è una storia e la sfilata ne ha proposto più strati, dalla tradizione artigiana alla contemporaneità della silhouette.
Restano attesi sviluppi sulla conferma delle forme sartoriali e sull’adozione di ornamenti come segnale di lusso discreto, elementi che potrebbero consolidare la direzione stilistica illustrata in passerella.
I temi trasversali: Ferragamo, Ermanno Scervino, Luisa Spagnoli e altri
Dopo lo sguardo a Dolce&Gabbana, la giornata ha messo in luce tendenze comuni e percorsi divergenti. Da una parte è emerso il richiamo al passato, dall’altra la reinterpretazione contemporanea dei codici stilistici. Ferragamo, con la direzione creativa di Maximilian Davis, ha rielaborato gli anni Venti e lo spirito speakeasy, applicando decostruzioni a bottoni e scolli e abbinando maglieria e chiffon per nuove silhouette. Dietro ogni look c’è una storia che riconnette il sapore vintage con esigenze attuali di portabilità e immagine.
Contrasti e sovrapposizioni
Ermanno Scervino ha giocato sulla convivenza di grammatiche opposte. Il verde loden e i tagli rigidi si alternano a trasparenze e rosa, delineando una donna capace di mutare prospettiva senza soluzione di continuità. Luisa Spagnoli ha guardato invece agli ultimi scorci di New York tra gli anni Ottanta e i primi Novanta, proponendo un layering deciso e silhouette funzionali. Le cinture assumono un ruolo di equilibrio, armonizzando le proporzioni e fungendo da punto di raccordo tra forma e funzione.
Nel complesso, le collezioni registrano una tendenza alla sovrapposizione di riferimenti storici e praticità contemporanea. Gli elementi di ornamento continuano a segnalare una forma di lusso misurato, possibile indicatore della direzione stilistica che potrà consolidarsi nelle stagioni successive.
Colori, materiali e gli altri protagonisti
Proseguendo il filone del lusso misurato, il colore si è imposto in modo incisivo con MSGM. Il marchio ha sposato il color blocking, combinando nylon, lana e paillettes in abbinamenti inusitati che accentuano volumi e contrasti cromatici. Queste scelte cromatiche dialogano con l’orientamento generale verso una moda più visibile ma controllata.
Laura Biagiotti ha introdotto le Biagiotti Tales, costruite su cashmere e dettagli metallici pensati per un equilibrio tra calore e modernità. Ferrari ha invece esplorato la pelle come seconda pelle, alternando trasparenze intime e imbottiture strutturate per ridefinire la percezione del capo. Infine, Act N°1 e Tokyo James hanno puntato su sperimentazioni di tailoring: stratificazioni estreme, volumi inattesi e l’uso di pelli vegane o riciclate, a testimonianza di una convergenza tra estetica provocatoria e attenzione alla sostenibilità. Queste tendenze segnalano uno sviluppo che potrebbe consolidarsi nelle stagioni successive.
La quinta giornata ha tracciato coordinate eterogenee per la stagione Autunno-Inverno 2026/27. Tra riferimenti storici, artigianalità materica e linguaggi audaci, la moda milanese ha confermato la sua propensione a operare sul confine tra memoria e futuro. Le collezioni hanno dialogato tra loro pur mantenendo identità distinte, privilegiando lavorazioni manuali e sperimentazioni formali che potrebbero definire il panorama commerciale e creativo nei prossimi cicli. Queste tendenze segnalano uno sviluppo che potrebbe consolidarsi nelle stagioni successive e rafforzare il ruolo di Milano come centro di sintesi tra tradizione e innovazione.