Milano Fashion Week 2026 è partita con un calendario fitto di appuntamenti e un mix di debutti, ritorni e spettacoli che hanno richiamato attenzione internazionale. Tra il 24 febbraio e il 2 marzo la città ha ospitato quasi 190 eventi, comprendendo sfilate e presentazioni che hanno messo in scena il dialogo tra heritage e innovazione.
Le collezioni hanno puntato su estetica e contenuti con impatti che vanno oltre la passerella.
Focus su innovazione e sostenibilità
Dal punto di vista ESG, la sostenibilità è stata presente in molte proposte, con richiami al circular design e a materiali a minor impatto ambientale. Le aziende leader hanno capito che la sostenibilità è un business case in grado di influenzare percezione e domanda.
Numeri e ricadute economiche per Milano
Dal punto di vista ESG la manifestazione ha prodotto effetti concreti sull’economia cittadina.
Le rilevazioni sul terreno indicano un aumento dei visitatori del 17,4%, secondo il Centro Studi di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza.
La crescita della spesa turistica è stata del 17,7%, con una media di spesa per persona pari a 1.644 euro. I consumi si sono concentrati su shopping, ristorazione e trasporti. Il ritorno economico stimato per lo shopping si aggira intorno ai 100 milioni di euro.
Questi dati confermano che la sostenibilità integrata alle strategie di prodotto e comunicazione può tradursi in benefici economici misurabili per il tessuto urbano e le imprese locali.
Gli sviluppi attesi riguardano l’ulteriore integrazione del circular design nelle collezioni e il monitoraggio degli scope 1-2-3 nelle filiere moda.
Debutti e registi creativi: il nuovo volto delle maison
Prosegue la transizione delle maison verso un equilibrio tra heritage e innovazione. Tra i passaggi più seguiti si segnala il ritorno di Maria Grazia Chiuri alla guida di Fendi, un debutto improntato al rispetto degli archivi e a un approccio collettivo alla sfilata.
La presentazione ha privilegiato un guardaroba shared, dove capi destrutturati, cappe e slip dress in seta dialogano con reinterpretazioni di capi maschili. Dal punto di vista ESG la maison ha valorizzato pellicce d’archivio tramite servizi di rimessa a modello, una scelta pratica per promuovere il riciclo e il riuso dei materiali. La sostenibilità è un business case che richiede interventi concreti: l’integrazione del circular design e il monitoraggio degli scope 1-2-3 nelle filiere restano sviluppi attesi.
Altri arrivi e conferme
Proseguendo la transizione verso il circular design e il monitoraggio degli scope 1-2-3, hanno attirato attenzione i debutti e i ritorni di figure come Meryll Rogge da Marni. Nel backstage di Gucci si è registrata la presenza di Demna, mentre maison consolidate come Prada, Ferragamo, Max Mara e Armani hanno mantenuto un calendario fitto e diversificato. I direttori creativi hanno messo in dialogo tradizione e sperimentazione. La sostenibilità è un business case che molte maison traducono in collezioni e scelte produttive, e resta l’attesa di una più ampia integrazione delle pratiche circolari nelle filiere.
Collezioni emblematiche e scene memorabili
Proseguendo la transizione verso pratiche più circolari, alcune sfilate hanno privilegiato narrazioni estetiche coerenti con l’identità dei brand. Antonio Marras ha ricostruito un giardino scenografico attraverso ricami minutamente lavorati e contaminazioni romantiche. Etro ha proposto una sequenza di stampe paisley, paillettes e piume che insiste sulla continuità delle texture e sulla trasformazione delle silhouette. Brunello Cucinelli ha presentato una proposta definita county couture, ispirata al guardaroba maschile della campagna inglese, con enfasi sull’artigianalità e sui materiali finiti secondo criteri di qualità tradizionale.
Dal punto di vista ESG, queste scelte estetiche dialogano con la necessità di rendere sostenibilità e identità commerciale complementari. La sostenibilità è un business case quando il design valorizza processi produttivi tracciabili e materiali durevoli. Le aziende leader hanno capito che integrare heritage e misure operative concrete può ridurre l’impatto lungo la filiera e rafforzare il posizionamento sul mercato.
Il cinema della passerella: spettacoli e installazioni
Alcuni show hanno usato la scenografia come linguaggio. Diesel ha riempito lo spazio con oltre cinquantamila oggetti d’archivio, creando una sorta di mercato di ricordi che rimarcava il concetto di sostenibilità attraverso il riutilizzo.
N.21 ha sovvertito l’ordine narrativo tradizionale, iniziando la sfilata come fosse un’apertura teatrale e trasformando il catwalk in un atto performativo. Questo approccio ha sottolineato il valore dell’esperienza visiva oltre il prodotto.
La sostenibilità è un business case: dal punto di vista ESG, il riuso degli archivi riduce l’impronta materiale e propone un modello di produzione meno intensivo. Le aziende leader hanno capito che installazioni e scenografie riutilizzabili possono tradursi in risparmi sui costi e in vantaggio competitivo.
Molti brand stanno già aumentando pratiche di riuso e allestimenti modulari, segnalando una tendenza a integrare il linguaggio performativo con misure operative concrete lungo la filiera.
Lo street style e i look che parlano
Durante la settimana della moda milanese, i protagonisti della città hanno proseguito il racconto estetico fuori dalle passerelle. Tra gli esempi più citati, Eileen Gu ha scelto uno slip dress color perla abbinato a una giacca in pelle nera. L’accostamento ha espresso il dialogo tra delicato e deciso e ha incarnato l’onda recente dello sporty chic, in cui capi minimal si combinano con elementi di carattere.
Le prime giornate della Milano Fashion Week hanno confermato la città come piattaforma globale del fashion system, luogo dove debutti, creatività e numeri economici si incontrano. Dal punto di vista ESG, la sostenibilità è un business case che ormai permea scelte stilistiche e operative, integrando pratiche di circular design e modelli di filiera misurabili. Le aziende leader hanno capito che queste scelte producono ricadute concrete sull’economia locale e sulla visibilità internazionale del Made in Italy, con effetti attesi sulle vendite e sulle collaborazioni industriali.