Milano Fashion Week, secondo atto
La Milano Fashion Week 2026 ha svolto il suo secondo atto il 25 febbraio a Milano, con una giornata che ha alternato debutti attesi e conferme stilistiche. La rassegna ha messo a confronto proposte che guardano all’archivio e modelli che puntano al futuro.
In primo piano sono emersi due movimenti distinti: la rifondazione dell’identità dei brand attraverso nuovi metodi produttivi e la riscoperta dell’intimità come tema narrativo. Gli appuntamenti hanno evidenziato scelte strategiche di marca e pratiche artigianali mirate a ridefinire il rapporto tra moda e tempo.
Nel corso della giornata alcuni designer hanno guidato il racconto con approcci diversi. Il nuovo corso di Fendi sotto la direzione di Maria Grazia Chiuri ha proposto un percorso di rilettura dell’identità.
Jil Sander ha puntato sul minimalismo materico. Antonio Marras ha presentato un omaggio alla tradizione declinato in chiave lenta. Anche Missoni ha mostrato un’evoluzione del proprio codice estetico. Le passerelle non hanno offerto solo capi, ma strategie di marca e gesti artigianali volti alla durabilità simbolica ed estetica.
Il metodo come racconto: Fendi e la scelta del plurale
La sfilata inaugurata sotto la guida di Maria Grazia Chiuri ha posto al centro il lavoro collettivo e la strategia di marca.
In passerella a Milano la proposta ha privilegiato un linguaggio operativo piuttosto che lo spettacolo, con l’obiettivo di delineare una visione condivisa del prodotto. Il nero, predominante nella palette, ha valorizzato la silhouette asciutta e la costruzione sartoriale. Il progetto Echo of Love ha rilanciato un approccio di conservazione creativa integrando capi d’archivio in chiave contemporanea.
Nel dettaglio, la reinterpretazione delle pelli d’archivio è avvenuta mediante inserti e cappotti patchwork, formule che mantengono il valore storico pur adattandolo alle esigenze commerciali. L’accento sulla collettività si è tradotto anche nella riformulazione del logo secondo canoni modernisti, una scelta che mira a rendere il marchio più inclusivo e riconoscibile. Gli elementi presentati indicano una strategia volta a coniugare tutela del patrimonio e innovazione commerciale, aspettando di tradursi in riscontri di mercato concreti.
Accessori come memoria
Prosegue l’operazione di ricostruzione identitaria attraverso gli accessori, ora intesi come memoria del marchio. La Baguette è stata alleggerita e riposizionata nella funzione urbana, affiancata da tote e da modelli logati pensati per il retail.
L’approccio privilegia una strategia metodica più che rivoluzionaria: l’identità si ricompone mediante collaborazioni artistiche e richiami agli archivi, bilanciando rispetto della storia e rinnovamento pratico in vista di risultati commerciali misurabili.
Mestieri e materia: Jil Sander, Marras e gli altri
Dopo le laborazioni artistiche e i richiami agli archivi, la passerella ha mostrato un fil rouge dedicato all’origine della forma. Simone Bellotti per Jil Sander ha proseguito un percorso di sottrazione e aggiunta, traducendo elementi d’arredo in capi indossabili. La proposta interpreta la casa come matrice progettuale e punta su materiali strutturati applicati alla silhouette.
La palette neutra scandisce il ritmo visivo e valorizza contrasti tra volumi definiti e parti sospese. Le silhouette a clessidra convivono con forme ampie, ottenute attraverso tecniche sartoriali che richiamano la tappezzeria. Qui la matericità assume valore mnemonico: tessuti e imbottiture sembrano conservare tracce di una funzione originaria.
Gli esperti del settore confermano che la ricerca punta a un equilibrio tra memoria storica e praticità contemporanea. L’esito è una collezione dove le curve dialogano con il corpo e dove i capi manifestano una precisa logica di costruzione tecnica.
La lentezza narrativa di Antonio Marras
L’esito è una collezione dove le curve dialogano con il corpo e dove i capi manifestano una precisa logica di costruzione tecnica. Antonio Marras utilizza la lumaca come metafora di casa, identità e lentezza, trasformando il tempo del lavoro artigianale in tema centrale della sfilata.
Il progetto si fonda sul ricamo artigianale e sul riassemblaggio di capi d’archivio, pratiche che esaltano il gesto manuale e la memoria materiale. Tuniche in seta, velluti e broccati convivono con giacche sartoriali e dettagli romantici, come rose carminio. La borsa Caragol assume il ruolo di oggetto emblematico, condensando riferimenti simbolici e l’idea di tempo dilatato nella forma accessibile.
La proposta conferma l’attenzione del designer alla manualità e al valore delle lavorazioni lente, una tendenza che continua a trovare spazio nelle passerelle contemporanee.
Dinamiche di pattern e contaminazioni: Missoni, Etro e altri racconti
A seguire la riflessione sulla manualità e sulle lavorazioni lente, la giornata ha offerto esempi concreti di equilibrio tra tradizione e contaminazione. Per Missoni Alberto Caliri ha proposto un lessico di righe e check in sfumature terrose. Le sovrapposizioni cromatiche hanno restituito una sensazione di equilibrio tra segni maschili e femminili. Nel mondo del beauty si sa che la sintesi tra heritage e novità valorizza il mestiere sartoriale.
Etro, sotto la direzione di Marco De Vincenzo, ha messo in dialogo paisley e tartan con motivi britannici e palette boschive. Accessori collaborativi, come gli stivali realizzati con Birkenstock, hanno enfatizzato l’idea di ibridazione funzionale. Altre maison hanno puntato su piccole storie di materia: Luisa Beccaria con “Celebrations” e MM6 Maison Margiela con una scenografia urbana per esplorare ibridazioni borghesi e sportive. Complessivamente, la giornata ha confermato la tendenza di alternare spettacolo e rigore, creatività e mestiere sulle passerelle contemporanee.
Metodo e narrazione in passerella
Il secondo giorno della Milano Fashion Week 2026 ha confermato la centralità dei processi produttivi tanto quanto dell’immagine. Alcune sfilate hanno adottato scelte metodiche per ristrutturare l’identità del marchio; altre hanno esplorato narrazioni intime e materiche, puntando su tessuti e lavorazioni lente. Nel mondo del beauty si sa che l’attenzione al dettaglio è un segnale di qualità; gli esperti del settore confermano l’emergere di un equilibrio tra memoria, artigianato e sostenibilità. Complessivamente, la tendenza resta orientata a collezioni che sono al tempo stesso visive e concettuali.