Matilda De Angelis, Gucci e il finale di La legge di Lidia Poët

Matilda De Angelis chiude l'arco di Lidia Poët in una presentazione stampa segnata da stile firmato Gucci, temi sociali ancora vivi e dubbi sul red carpet dei David

Alla presentazione stampa della terza e ultima stagione de La legge di Lidia Poët, Matilda De Angelis ha scelto un outfit che ha parlato tanto quanto le parole. Sul red carpet dell’evento l’attrice ha indossato un total look Gucci della collezione pre fall 2026, caratterizzato da una décolleté con il noto dettaglio horsebit e da un abbinamento black & blue che rimanda agli anni Novanta: una scelta estetica che ha accompagnato il saluto al personaggio interpretato in tre stagioni.

La conclusione della serie non è solo un fatto produttivo ma anche culturale: il progetto, prodotto da Groenlandia per il gruppo Banijay e sostenuto da Matteo Rovere, racconta la vicenda della prima donna iscritta all’albo forense italiano e riporta al presente questioni come la legittima difesa e il ruolo delle donne nella società. I sei episodi finali saranno disponibili su Netflix dal 15 aprile, chiudendo l’arco narrativo che ha conquistato il pubblico internazionale.

Un abito come dichiarazione

L’apparizione pubblica di De Angelis è stata pensata come un ponte tra cifra stilistica e contenuto della serie: il look Gucci non è stato solo un vezzo da passerella ma un modo per sottolineare come la moda possa accompagnare un messaggio. Il nero e il blu, tono su tono, hanno dato al complesso un’allure notturna da sfilata; il dettaglio del horsebit sulla scarpa ha richiamato la tradizione della maison, mentre la scelta del total look ribadisce il rapporto tra immagine pubblica e personaggio televisivo.

Riferimenti estetici e simbolici

Nel linguaggio visivo della serata si sono ritrovati rimandi agli anni Novanta, periodo citato sia per il taglio sia per l’approccio cromatico: una scelta che parla di nostalgia e contemporaneità insieme. Il costume comunica che l’evento è una celebrazione ma anche un commiato; indossare una collezione pre fall 2026 in un momento simbolico come la presentazione finale è stato un modo per unire il mondo dell’industria culturale con quello della moda internazionale.

La chiusura di un arco narrativo e i temi affrontati

La terza stagione riparte nel 1888 e continua a seguire Lidia mentre supporta il fratello Enrico nella battaglia politica per il voto alle donne e si occupa di casi che portano alla luce ingiustizie sociali: dal mondo del circo alle filande con il lavoro minorile, fino a processi che mettono alla prova la capacità della giustizia di riconoscere la legittima difesa. Tra i nuovi ingressi in scena figurano Liliana Bottone e Ninni Bruschetta, mentre in cast tornano Pier Luigi Pasino, Gianmarco Saurino, Eduardo Scarpetta e Sara Lazzaro. La sceneggiatura di Guido Iuculano e Davide Orsini, diretta da Letizia Lamartire, Pippo Mezzapesa e Jacopo Bonvicini, mantiene il tono brillante e irriverente che ha caratterizzato le stagioni precedenti.

Reazioni, responsabilità e memoria

La rappresentazione storica ha provocato reazioni inizialmente contrastate da parte degli eredi della figura storica: il confronto tra ricordi privati e invenzione narrativa è stato al centro del dialogo con la produzione. Lo sceneggiatore ha spiegato che la fiction nasce dall’intento di restituire un personaggio vivo e brillante, e oggi i rapporti con la famiglia sono migliorati. Questo scambio evidenzia quanto sia delicato il rapporto tra biografia e romanzo televisivo, e quanto la libertà creativa debba convivere con il rispetto per la memoria.

Impegno civile, cinema e scelte pubbliche

Fuori dal set, Matilda De Angelis si trova a riflettere anche sulle scelte di partecipazione al sistema: candidata ai David come miglior attrice per il film Fuori di Mario Martone, l’attrice ha dichiarato di non aver ancora deciso se presenziare alla cerimonia del 6 maggio e si interroga sul valore di un eventuale boicottaggio. La riflessione non è solo personale: Matteo Rovere ha approfittato della vetrina per parlare della necessità di investimenti nel cinema italiano e della mancanza di ricambio generazionale nelle case di produzione. Entrambi sottolineano l’urgenza di sostenere nuovi autori e di costruire un sistema che non si limiti a nostalgia ma investa sul futuro.

In chiusura, la serata ha messo insieme moda, storia e attualità: il saluto di Matilda De Angelis a Lidia Poët è stato intimamente connesso a un messaggio più ampio sul femminismo e sulla responsabilità culturale. L’attrice ricorda che il femminismo non deve essere vissuto come una lotta tra sessi, ma come un processo collettivo che evolve — con termini come trasfemminismo che testimoniano la mutazione lessicale e concettuale del dibattito. Il finale della serie vuole essere una dedica a chi ha osato cambiare la realtà e un invito alle nuove generazioni a proseguire quella sfida.

Scritto da Anna Vitale

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