La Maison Margiela ha trasformato la chiusura della Settimana della Moda di Shanghai in un evento corale, fondendo spettacolo scenico e manifattura d’eccellenza. Allestita in un cantiere di container colorati, la passerella ha presentato un racconto che unisce la collezione autunno-inverno e la linea Artisanal, in un dialogo tra tecnica sartoriale e immaginario teatrale.
Per la prima volta la maison ha scelto di portare una sfilata fuori da Parigi, inaugurando un progetto più ampio pensato per il pubblico cinese e internazionale.
L’appuntamento di Shanghai, inaugurato il primo aprile 2026, è il fulcro di un’iniziativa chiamata MaisonMargiela/folders: una serie di mostre e attivazioni itineranti che intendono raccontare i codici della maison alle nuove generazioni. Alla regia creativa c’è Glenn Martens, che ha disegnato un percorso espositivo e scenografico volto a valorizzare i temi identitari del marchio, tra anonimato, pezzi simbolici e pratiche artigianali.
Uno show fra materiali e maschere
La sfilata ha giocato su contrasti estremi: da un lato la semplicità austera del bianchetto, dall’altro l’opulenza dell’Artisanal con abiti che sembrano statue. I tessuti alternavano mussola nei toni nudi a pelli strutturate, velluti sontuosi e panneggi scultorei che prendevano vita sotto le luci. Le maschere, sempre centrali nel codice Margiela, sono state reinterpretate con esecuzioni che oscillavano dal decorativo all’impalpabile, evocando anche riferimenti estetici alla porcellana cinese attraverso make-up e veli sottili.
Il mix di prêt-à-porter e Artisanal
In passerella sono coesistiti capi di uso quotidiano e pezzi unici: il prêt-à-porter ha mostrato tailoring maschile ricco di stratificazioni e tagli netti, mentre l’Artisanal ha proposto uscite barocche e tecniche di manifattura elevata, alcune delle quali non saranno replicate in produzione. L’effetto complessivo era quello di una maison che celebra il proprio patrimonio, facendo convivere l’idea di anonimato con la teatralità di creazioni che sfidano la praticità e puntano a lasciare un segno emotivo.
MaisonMargiela/folders: un road trip culturale in Cina
Lo show di Shanghai è solo la prima tappa di un road show che toccherà altre città cinesi con mostre aperte al pubblico. Il progetto è stato concepito come un’esperienza diffusa: installazioni e retrospettive portaranno in strada materiali, mostrine, documenti e pezzi storici per spiegare i codici della maison a chiunque voglia avvicinarsi senza prenotazione. I dipendenti in camice bianco hanno assunto il ruolo di guide sul territorio, svelando simboli e tecniche a passanti e appassionati.
Le quattro retrospettive e le date
Il calendario di MaisonMargiela/folders prevede tappe precise: dopo Shanghai si terrà Pechino con la mostra “Anonymity: Our History of Masks” dal 7 al 12 aprile, Chengdu ospiterà “Tabi: Collectors” dal 9 al 13 aprile, e infine Shenzhen accoglierà “Bianchetto: Atelier Experience” l’11 e il 12 aprile. Tutti gli eventi sono accessibili liberamente ad eccezione della Bianchetto: Atelier Experience, che richiede prenotazione per partecipare alle dimostrazioni d’atelier.
I segni della Cina nel guardaroba Margiela
La sfilata non ha rinunciato a dialoghi diretti con la cultura locale: stampe delicate, silhouette scivolate e accenti decorativi richiamano motivi orientali reinterpretati nella cifra Margiela. L’uso dell’oro su abiti column ha conferito un senso sacro e solenne all’uscita, mentre dettagli come l’effetto cera d’api o referenze religiose hanno accentuato un’atmosfera di sacralità ambigua. Il risultato è stato un ponte estetico tra l’identità della maison e il mercato cinese, costruito con rispetto e attenzione ai codici locali.
Un’estetica teatrale e materica
Gran parte dell’impatto nasce dalla materialità: tessuti cangianti, drappeggi che prendono forme scultoree e applicazioni dorate dimostrano come la maison lavori sul confine tra moda e arte. Le maschere rimangono l’elemento che riassume il concept di anonymity, mentre il Tabi continua a essere un emblema riconoscibile, celebrato nelle esposizioni come pezzo da collezione. Nel complesso la serata ha mostrato una visione coerente: Margiela comunica il proprio patrimonio attraverso spettacoli, mostre e relazioni dirette con il pubblico.
La passerella di Shanghai è stata dunque qualcosa di più di una semplice sfilata: è l’avvio concreto di un dialogo culturale che proseguirà nelle prossime settimane con tappe pensate per raccontare, incontrare e spiegare. Con questa operazione la maison conferma la propria volontà di investire in Cina non solo commercialmente ma anche come piattaforma di divulgazione del proprio linguaggio creativo.