L’intelligenza artificiale sta entrando sempre più nel settore della salute, con ChatGPT che si posiziona come un assistente virtuale per il benessere. Secondo i dati di OpenAI, ogni settimana oltre 230 milioni di persone utilizzano il chatbot per ottenere informazioni su sintomi, esami medici, alimentazione e attività fisica. Questo fenomeno ha spinto l’azienda a migliorare la cosiddetta health intelligence del modello, rendendo le risposte più affidabili e contestualizzate.
I progressi di ChatGPT nel settore sanitario
Il modello GPT-5.5 Instant ha raggiunto prestazioni simili ai modelli più avanzati della famiglia Thinking nelle valutazioni interne dedicate alla salute. Questo miglioramento permette a ChatGPT di essere più efficace in tre aree critiche: riconoscere quando un caso richiede attenzione urgente, chiedere più contesto prima di rispondere e comunicare in modo chiaro anche in presenza di incertezze.
Per addestrare e valutare il sistema, OpenAI ha coinvolto una rete globale di centinaia di medici in 60 Paesi, distribuiti su 26 specialità e 49 lingue. Questi professionisti non solo hanno verificato l’accuratezza delle risposte, ma hanno anche identificato i punti in cui l’AI tende a fallire, come l’eccesso di sicurezza o la sottovalutazione dei segnali di allarme.
L’importanza del contesto nelle risposte mediche
Un aspetto fondamentale di questa evoluzione è il cambio di paradigma nel modo in cui l’AI gestisce le informazioni mediche. Non si tratta solo di fornire una risposta giusta o sbagliata, ma di comunicare in modo efficace il dubbio e chiedere ulteriori dettagli. In medicina, spesso una buona risposta non è una diagnosi immediata, ma una domanda aggiuntiva che aiuti a comprendere meglio il contesto.
ChatGPT Health: l’integrazione con i dati sanitari personali
A gennaio 2026, OpenAI ha lanciato ChatGPT Health, uno spazio dedicato all’interno del chatbot che consente di integrare dati sanitari personali, cartelle cliniche e app di wellness come Apple Health o MyFitnessPal. L’obiettivo è trasformare ChatGPT in un assistente capace di ragionare su un contesto personale più ampio, piuttosto che rispondere a domande isolate.
Tuttavia, restano limiti importanti. OpenAI continua a ribadire che ChatGPT non sostituisce il medico e non è pensato per diagnosi o terapie. Il suo ruolo è quello di essere un supporto informativo, un filtro cognitivo tra l’utente e la complessità del sistema sanitario.
I rischi delle risposte inaccurate
Uno studio pubblicato sul British Medical Journal ha messo alla prova i cinque chatbot basati sull’intelligenza artificiale più usati al mondo, rivelando che una parte delle risposte era inaccurata o dannosa. I ricercatori hanno posto a ciascun chatbot 50 quesiti su argomenti sanitari ad alto rischio di disinformazione, come cancro, vaccini, cellule staminali, nutrizione e performance atletica.
Risultato: il 49,6% delle risposte è stato giudicato problematico, il 30% abbastanza problematico e il 19,6% altamente problematico. In pratica, 1 risposta su 5 rischiava di essere non solo inutile, ma anche pericolosa. Le aree più difficili si sono rivelate nutrizione, performance atletica e cellule staminali, mentre su vaccini e cancro i chatbot hanno tenuto meglio.
Il problema non è solo la frequenza degli errori, ma il modo in cui vengono confezionati. Le risposte erano formulate con tono sicuro e assertivo, prive di avvertenze o dubbi, rendendole più convincenti. Questo perché i chatbot non ragionano, ma si limitano a prevedere quale parola è più probabile che segua la precedente, sulla base dei testi con cui sono stati addestrati.
Le banche dati da cui prendono le informazioni includono forum e social, e la letteratura scientifica è spesso limitata agli articoli in accesso libero. Le citazioni bibliografiche prodotte a sostegno delle risposte hanno ottenuto un punteggio medio di completezza del 40%, e tutti i chatbot hanno inventato almeno alcune citazioni scientifiche inesistenti.
Con l’intelligenza artificiale sempre più strumento di uso comune, sono necessarie più informazione pubblica, formazione professionale e regole chiare per fare in modo che l’AI possa aiutare le persone alle prese con problemi di salute, invece di danneggiarle.



