Entrare nella preview stampa della retrospettiva al Victoria and Albert Museum è stato come varcare la soglia di un immaginario costruito con audacia: qui la moda non è solo abito ma arte totale. La rassegna, aperta dal 28 marzo all’8 novembre 2026, mette in scena un dialogo tra pezzi storici e creazioni contemporanee, restituendo la cifra creativa di Elsa Schiaparelli, nata a Roma nel 1890.
Il percorso espositivo riunisce centinaia di oggetti — abiti, accessori, fotografie, profumi e materiali d’archivio — e accende l’attenzione sulla capacità della stilista di mescolare teatro, iconografia artistica e sperimentazione tecnica. Camminare tra le sale significa leggere una successione di invenzioni visive dove surrealismo e sartorialità convivono con leggerezza e provocazione.
Moda come laboratorio e progetto curatoriale
La curatela, firmata da Sonnet Stanfill, Lydia Casten e Rosalind McKeever, costruisce un racconto stratificato in cui l’abito diventa sia oggetto da ammirare sia macchina narrativa.
Le scelte espositive sottolineano come la maison non abbia solo prodotto capi ma generato un vero e proprio sistema di pensiero, capace di trasformare materiali comuni in meraviglie visive. In vetrina si alternano èsculture couture e abiti da sera con silhouette scultoree, segno della padronanza tecnica e dell’attenzione alla drammaturgia estetica.
Il guardaroba ideale: pragmatismo e invenzione
Una sezione propone il concetto di guardaroba ideale, un insieme di capi essenziali che ricorda una capsule wardrobe moderna: cappotti, tailleur scuri, completi in tweed e abiti in seta pensati per il giorno e la sera.
Questa idea rivela la duplice anima di Schiaparelli, capace di equilibrare pragmatismo e immaginazione. La giacca Schiaparelli, con le sue linee decise e dettagli studiati, testimonia come la funzionalità potesse convivere con l’audacia formale.
Sperimentazioni tecniche: dall’oro liquido al crinkly effect
Tra i nuclei più affascinanti c’è quello dedicato alle tecniche sperimentali: la celebre liquid gold technique, che rende i tessuti metallici e fluidi, e gli effetti stropicciati della collezione estate 1932 sono esempi di una ricerca continua. Schiaparelli utilizzava materiali inusuali — plastica, cerniere, stampe di giornale — trasformando l’ordinario in straordinario. Qui emerge la figura di una creatrice che non si limitava a decorare, ma reinventava i processi produttivi per ottenere nuove superfici e volumi.
La dimensione ludica delle collezioni
La moda diventa racconto e gioco: giacche con dettagli animali, riferimenti al circo e alla cultura poprappresentano l’aspetto più ludico della maison. In questa sezione il senso del meraviglioso si combina con una costruzione sartoriale impeccabile, mostrando che l’irriverenza e la precisione tecnica possono convivere armonicamente.
Accessori, trompe-l’œil e il lessico surrealista
Gli accessori occupano una sala centrale: borse che sembrano sculture, cappelli con proporzioni ribaltate e maschere che giocano sull’identità. Qui il trompe-l’œil diventa strategia: fiocchi disegnati, tasche illusorie e stampe che simulano tridimensionalità mettono in crisi la percezione e invitano lo spettatore a indagare. Tra gli oggetti più iconici, il famoso telefono-aragosta e il cappello a forma di scarpa ribadiscono la capacità di Schiaparelli di trasformare il funzionale in meraviglia.
Collaborazioni con il mondo dell’arte
Il legame con il surrealismo è palpabile: le collaborazioni con Salvador Dalí — dal lobster dress agli accostamenti più strani — e gli scambi con artisti come Jean Cocteau, Man Ray, Pablo Picasso ed Eileen Agar dimostrano che la maison era un laboratorio creativo. Il celebre Skeleton Dress del 1938 e il Tears Dress dello stesso anno sono tra i pezzi che incarnano questa contaminazione tra abito e opera d’arte.
Eredità contemporanea e il ritorno a Londra
Il percorso si chiude guardando al presente con l’opera di Daniel Roseberry, direttore creativo attuale della maison: le sue interpretazioni non copiano ma rielaborano l’eredità di Schiaparelli, come dimostrano abiti recenti indossati da star internazionali. Questa continuità pone in rilievo come il progetto estetico di Elsa rimanga vivo e fonte d’ispirazione nel panorama odierno.
Il legame con Londra
La mostra ripropone anche la storia del rapporto tra Schiaparelli e il Regno Unito: l’apertura di un salone in Upper Grosvenor Street nel 1933 e l’affetto contraddittorio per alcuni aspetti britannici costituiscono dettagli che arricchiscono il racconto. Il senso di ritorno al Victoria and Albert Museum rende questa retrospettiva particolarmente significativa per il pubblico inglese e internazionale.
Se avete in programma una visita a Londra, prenotate tempo e calma: la rassegna al Victoria and Albert Museum richiede uno sguardo lento per cogliere i dettagli che trasformano ogni oggetto in una storia. La mostra è aperta dal 28 marzo all’8 novembre 2026 e rappresenta un’occasione unica per comprendere come Elsa Schiaparelli abbia inventato nuove grammatichenuove per la moda, facendo dialogare estetica, tecnica e immaginazione.