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16 Giugno 2026

Jasmina El Shouraky e Y-ACT: la lotta contro le mutilazioni genitali femminili in Italia e in Europa

Jasmina El Shouraky, attivista e ambassador di Y-ACT, richiama l'attenzione sulla persistenza delle mutilazioni genitali femminili in Europa e in Italia e sottolinea che rompere il silenzio e i pregiudizi è fondamentale per aiutare chi ha subito questo trauma

Jasmina El Shouraky e Y-ACT: la lotta contro le mutilazioni genitali femminili in Italia e in Europa

Il 16/06/2026 Jasmina El Shouraky, attivista e ambassador del progetto Y-ACT di Amrefha posto nuovamente l’attenzione sulle dinamiche che mantengono vive le mutilazioni genitali femminili (MGF). In occasione degli Africa Days, il suo intervento ha combinato dati e testimonianza personale per ricordare che il fenomeno non è confinato geograficamente: riguarda l’Europa e in modo concreto l’Italia.

Le cifre citate delineano una presenza significativa: circa 600 mila donne in Europa hanno subito MGF, e di queste 88 mila vivono in Italia. A queste donne si affiancano altre persone a rischio: uno studio condotto dalla dottoressa Farina dell’Università Milano Bicocca stima che nel nostro Paese vi siano circa 16 mila ragazze di età pari o inferiore ai 15 anni potenzialmente a rischio di subire la pratica.

Dati europei e italiani: la portata del fenomeno

L’analisi dei numeri mostra che le MGF non sono un fenomeno marginale. In Europa il totale stimato di 600 mila vittime testimonia che molte donne portano con sé questa esperienza, spesso avvenuta nei loro paesi d’origine, principalmente in Africa e Asia. In Italia la presenza di 88 mila donne interessate e di circa 16 mila ragazze considerate a rischio segnala la necessità di politiche di prevenzione e intervento mirate sul territorio.

Il ruolo dell’immigrazione e il rischio persistente

L’immigrazione può contribuire a ridurre la diffusione della pratica, ma non elimina il pericolo. Il dato delle 16 mila ragazze a rischio in Italia, ricavato dalle ricerche della Università Milano Bicoccaevidenzia come il cambiamento di contesto sociale non sia automaticamente sinonimo di protezione. Per questo motivo, le azioni preventive e i percorsi di supporto devono essere pensati anche per comunità migranti e nuclei familiari presenti sul territorio nazionale.

Una caratteristica spesso fraintesa: chi pratica e perché

Nel suo intervento Jasmina El Shouraky ha sottolineato un elemento che sfida molte semplificazioni: le MFG sono spesso eseguite da donne. Questa realtà mette in luce la complessità culturale e sociale alla base della pratica, che non si può ridurre a un atto esclusivamente maschile o a una semplice forma di controllo patriarcale. La frase citata dall’attivista — «Le mutilazioni genitali femminili sono diverse dalle altre forme di violenza di genere; sono le donne a praticarle. Rompere silenzio e pregiudizio aiuta chi le ha subite» — riassume la necessità di guardare al fenomeno con strumenti che considerino ruoli, responsabilità e pressioni sociali interne alle comunità.

Questo comportamento, praticato spesso in contesti non sanitari e con strumenti rudimentali, alimenta conseguenze fisiche e psicologiche gravi e durature. L’intervento di El Shouraky ha voluto mettere in luce che la violenza si perpetua anche attraverso dinamiche femminili, e che il percorso per spezzarla implica l’ascolto delle vittime e il contrasto ai pregiudizi che isolano chi ha subito la pratica.

Ruolo delle istituzioni e progetti sul territorio

Alcune realtà sanitarie e istituzionali, come le Aslhanno avviato iniziative formative dedicate alla prevenzione e alla gestione dei traumi collegati alle MGFcon particolare attenzione ai minori. Questi programmi includono formazione per operatori sanitari e servizi dedicati alla presa in carico psicologica, elementi essenziali per rispondere alla complessità del fenomeno sul piano medico e sociale.

Il lavoro di Y-ACT e di altre organizzazioni impegnate sul tema si concentra su sensibilizzazione, prevenzione e supporto. L’attivismo, unito a studi accademici e a interventi territoriali, cerca di coniugare conoscenza e prossimità per proteggere le persone più vulnerabili e accompagnare le vittime verso percorsi di cura e recupero.

Il messaggio ribadito agli Africa Days è chiaro: affrontare le mutilazioni genitali femminili richiede dati affidabili, interventi mirati e, soprattutto, la capacità di rompere il silenzio che circonda la pratica. Solo così è possibile offrire sostegno concreto a chi ha subito queste violenze e ridurre il rischio per le nuove generazioni.

Autore

Beatrice Bonaventura

Beatrice Bonaventura ricorda la decisione di lasciare le passerelle di Firenze dopo un servizio su sartorie locali; da allora guida scelte stilistiche pratiche per lettori. In redazione propone palette sobrie e mantiene un archivio personale di tagli e cartamodelli d’epoca.