Il look di Arisa per la terza serata: eleganza luminosa e semplicità strutturata

Arisa ha portato sul palco di Sanremo 2026 un look etereo firmato Des Phemmes che riflette il tema di trasformazione del brano Magica Favola

Sul palco dell’Ariston, Arisa ha proposto nella terza serata di Sanremo 2026 un’immagine che unisce stile ed evoluzione personale. Il look scelto era un slip‑dress tempestato di cristalli, realizzato a mano da Des Phemmes. La cantante ha privilegiato una scelta estetica che mette al centro luce e leggerezza, in sintonia con il percorso artistico e umano mostrato durante l’esibizione.

La combinazione di sartorialità e simbolismo ha attirato l’attenzione di critica e pubblico.

Il significato dietro il look

L’artista ha scelto un progetto stilistico volto a esplorare la tensione tra immagine pubblica e identità autentica. La canzone Magica Favola funge da nucleo narrativo e orienta le scelte visive verso la trasformazione. Il concept prevede una partenza da costruzioni sceniche elaborate per poi procedere a una progressiva sottrazione di elementi.

Questo ridimensionamento lascia emergere l’essenziale e colloca il gesto estetico in chiave simbolica. Sul piano visivo il percorso ha influenzato luci, tagli e movimenti scenici, con un impatto misurabile sulle reazioni di critica e pubblico.

La voce degli stilisti

Sul piano visivo il percorso ha influenzato luci, tagli e movimenti scenici, con un impatto misurabile sulle reazioni di critica e pubblico. Rebecca Baglini, stylist coinvolta nel progetto, ha precisato che l’obiettivo non era proporre abiti sequenziali ma costruire un percorso visivo con tappe distinte.

Ogni look è pensato come una tappa, dalla costruzione scenica più marcata a presenze più sfumate. In terza serata è stato presentato il slip‑dress, indicato come fase di alleggerimento della struttura senza sua cancellazione.

Il modello mantiene una cornice luminosa che aderisce al corpo e contribuisce a definire la silhouette. Secondo la stylist, la scelta mira a mettere in relazione scena e intimità visiva, con effetti misurabili sulle percezioni critiche e del pubblico nella fase successiva dell’esibizione.

I capi della kermesse: un racconto per immagini

La scelta dei vestiti ha proseguito il tentativo di mettere in relazione scena e intimità visiva, con effetti misurabili sulle percezioni critiche e del pubblico nella fase successiva dell’esibizione. Sul green carpet Arisa ha indossato Dries Van Noten, un modello che coniuga eleganza e contemporaneità e introduce il tema cromatico dell’intero progetto.

Per la prima serata lo styling ha privilegiato Des Phemmes. L’abito in duchesse di raso Taroni è ricoperto di applicazioni chandelier e cristalli Swarovski. Il capo, realizzato in oltre cento ore di lavoro, propone una silhouette scultorea ispirata all’iconografia classica della diva da grande palcoscenico.

La terza serata: aria, luce e armatura

Il capo, realizzato in oltre cento ore di lavoro, prosegue la trasformazione della silhouette verso l’immagine della diva da palcoscenico. Per la terza serata lo stilista propone uno slip‑dress costruito con catene metalliche e cristalli Swarovski. Un sottilissimo velo di organza resta a contatto con la pelle per attenuare la materialità dei metalli.

Al posto della solidità della duchesse emerge una gabbia luminosa che avvolge il corpo e ne valorizza le forme senza comprimere i volumi. I gioielli a complemento del look sono firmati Crivelli e aggiungono punti luce che dialogano con gli elementi applicati al tessuto, contribuendo al tema scenico della serata.

Ultima tappa: essenzialità e morbidezza

Successivamente alla fase caratterizzata da applicazioni luminose firmate Crivelli, la serata dedicata alle cover ha confermato un ulteriore passo verso la semplicità espressiva. Arisa ha indossato un abito Ports composto da una gonna a tubo in doppio crepe di seta color avorio, un body tank in maglia e una cappa in Georgette di seta dal volume generoso. L’insieme privilegia la morbidezza dei volumi e la presenza scenica della cantante rispetto alla sovrabbondanza decorativa.

Capire la sottrazione

La scelta stilistica non va interpretata come impoverimento, ma come una strategia compositiva: la sottrazione consiste nell’eliminare gli elementi superflui per evidenziare la figura artistica. Gli outfit della sequenza descrivono un percorso di maturazione estetica che mantiene la profondità interpretativa dell’artista. La luce del palco dialoga con le silhouette leggere e mette in risalto la voce e la presenza scenica, elementi che restano al centro della performance.

La performance sul palco ha ricevuto apprezzamenti dalle colleghe. Laura Pausini, osservandola, ha esclamato “Sei bellissima!”. Il trucco è apparso luminoso e dai toni naturali. Un semi raccolto curato ha completato l’immagine, conferendole un’aria quasi eterea.

Il percorso stilistico di Arisa a Sanremo 2026 conferma l’intento di far dialogare moda e musica per raccontare un percorso personale. Dalla lavorazione in duchesse alla leggerezza del slip‑dress, fino alla morbidezza del crepe e della georgette, ogni elemento ha contribuito a mettere a fuoco la presenza scenica dell’artista. Sul palco, la scelta dei materiali e dei volumi ha valorizzato la voce e la riconoscibilità visiva, aspetti rimasti centrali nella serata.

Scritto da Staff

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