Maria Grazia Chiuri torna a Fendi con la prima collezione
Il 25/02/2026 Maria Grazia Chiuri è tornata in una casa che ha segnato i suoi inizi, presentando a Milano la prima collezione per Fendi.
Lo show ha messo in luce un linguaggio estetico che fonde tradizione artigiana e sguardo contemporaneo.
La sfilata ha restituito centralità al mestiere e alle figure femminili che hanno contribuito alla storia del marchio.
La proposta, pensata per la stagione autunno/inverno 2026-27, alterna manifesti di sartoria classica e rivisitazioni leggere di capi emblematici. Il racconto della collezione sottolinea la continuità di una maison nata nel 1925 e la volontà di ripensare alcuni codici del passato alla luce di sensibilità nuove.
Una partenza che è ritorno
Il debutto di Chiuri si legge come un ritorno alle proprie radici. Dopo esperienze significative in altre case, la stilista rientra in un ambiente che l’aveva formata per un decennio. La reintegrazione si traduce in una collezione che cita elementi storici della maison senza scadere nella replica. La proposta privilegia una rielaborazione che valorizza il know-how artigianale e materiali iconici, con attenzione alle tecniche di lavorazione tradizionali.
Riferimenti storici e reinterpretazioni
Tra i riferimenti più evidenti emergono le rivisitazioni di silhouette classiche. La giacca doppiopetto torna protagonista, spesso abbinata a abiti longuette. La pelliccia, storico segno distintivo del brand, viene trasformata in gilet e capispalla dalle linee morbide. Dal punto di vista ESG, la trasformazione indica una sensibilità verso l’uso responsabile dei materiali e la ricerca di alternative compatibili con standard di sostenibilità. La sostenibilità è un business case che orienta le scelte materiche senza rinunciare all’identità della maison.
Il collettivo femminile e la narrativa del brand
La sostenibilità è un business case che orienta le scelte materiche senza rinunciare all’identità della maison. La sfilata ha ribadito una narrazione collettiva che attraversa la storia del marchio. Sul palco sono emersi riferimenti a una genesi al femminile che ha segnato il percorso della maison.
I messaggi privilegiati dalla direzione creativa sottolineano un passaggio dal singolo al collettivo. Frasi come meno io, più noi sintetizzano uno spostamento valoriale. I richiami alle fondatrici si intrecciano con ruoli professionali contemporanei, enfatizzando equilibrio tra tradizione familiare e nuovi incarichi nel sistema moda.
Artigianato, comunità e sostenibilità
La collezione valorizza il saper fare come leva di identità e innovazione. L’attenzione all’artigianato femminile si traduce in tecniche e finiture che richiamano botteghe storiche. Dal punto di vista ESG, la scelta dei materiali e delle lavorazioni riflette criteri di riduzione dell’impatto e circolarità.
Il guardaroba proposto combina longevità e attenzione ambientale. I capi puntano su linee riparabili e su materiali con maggiore tracciabilità. Le aziende leader del settore interpretano questo approccio come opportunità economica, mentre la maison prevede sviluppi su filiere e certificazioni nelle stagioni future.
Palette, materiali e forme
La proposta prosegue la narrazione precedente puntando su un contrasto netto tra bianco e nero, con tocchi di giallo e rosso a segnare gli accenti. La scelta cromatica sostiene una strategia che coniuga estetica e circolarità. Dal punto di vista ESG, la palette ridotta facilita il riciclo e la gestione delle filiere.
Le texture spaziano dal denim al pizzo, dalla pelle alle lavorazioni raffinate, sempre nell’ambito di un tailoring fluido che ammorbidisce le silhouette classiche. Accanto agli elementi couture emergono capi dal taglio urbano: tute work wear abbinate a sandali con plateau e a calzature dal tacco maxi. La combinazione mette in luce un dualismo tra praticità e teatralità, che la maison intende valorizzare anche attraverso interventi sulle filiere e certificazioni future.
Icone reinterpretate e omaggi
La sfilata prosegue la narrazione con riedizioni di accessori emblematici, pensate per collegare passato e presente. Le borse Baguette e Pekaboo si presentano con volumi più morbidi e finiture aggiornate. Colori e silhouette rimandano alla continuità del marchio senza appiattire la ricerca contemporanea.
Colli bianchi e dettagli sartoriali vengono proposti come omaggio discreto a figure centrali nella storia della maison, tra cui Karl Lagerfeld e le sorelle fondatrici. Questa scelta mira a preservare l’identità storica mantenendo al contempo una visione orientata all’innovazione. Dal punto di vista operativo, la direzione indica che gli interventi sulle filiere e le certificazioni future saranno strumenti concreti per coniugare patrimonio e sostenibilità.
Perché questo debutto conta
La direzione creativa di Maria Grazia Chiuri a Fendi interpreta il cambio di passo come integrazione tra patrimonio e innovazione. La collezione presentata a Milano articola un progetto che pone al centro donne, artigianalità e valori condivisi. Dal punto di vista giornalistico, la sfilata non è soltanto un esercizio estetico ma un segnale di riposizionamento strategico del marchio.
Dal punto di vista ESG, la sostenibilità è un business case che richiede strumenti misurabili. Le aziende leader hanno capito che misurare gli impatti lungo le filiere e adottare certificazioni riconosciute è essenziale per trasformare le intenzioni in pratiche. La proposta di Chiuri mette in rilievo questa tensione: un lusso inteso come contenuto socioculturale e non solo come ornamento. Restano da monitorare gli sviluppi sulle filiere e sui criteri di rendicontazione che accompagneranno le azioni future del marchio.