Vivetta trasforma la passerella in un palcoscenico: pochi look bastano a raccontare un mondo che mescola lusso poetico e un’ironia pungente. Volumi sorprendenti e drappeggi teatrali costruiscono una sorta di ballo immaginario, dove richiami pittorici e il rigore del tailoring britannico danno vita a figure sospese tra grazia e inquietudine.
Estetica e ispirazioni: dreamscape e sartorialità
La collezione gioca sul contrasto continuo tra romanticismo e tensione visiva, con accenti pensati per parlare anche a un pubblico più giovane. Le silhouette oscillano tra la nettezza delle giacche su misura e soluzioni quasi scenografiche: boleri ricamati, profili dalle forme insolite e motivi argyle che rivisitano la maglieria in chiave contemporanea. I tessuti — lane strutturate alternate a organza e plissé — reagiscono al movimento creando volumi tridimensionali che sembrano respirare sul corpo.
Il cigno come filo narrativo
Un motivo ricorrente attraversa la collezione: il cigno, simbolo di trasformazione. Non è mera decorazione, ma elemento narrativo che compare su abiti, accessori e ricami. Volumi in organza si alternano a inserti di pelliccia effetto finto; sottovesti leggere e guanti in velluto con particolari tridimensionali suggeriscono una metamorfosi tra animale e umano, fragile e istintiva insieme.
Materiali e artigianalità
La maison punta su contrasti materici per esaltare il movimento: nylon taffetà lucente, organza impalpabile, lane pesanti e plissé che si muovono diversamente a ogni passo.
Broccati e stampe traggono spunto dall’argenteria britannica del Settecento, rielaborati in pattern moderni e talvolta trasformati in accessori metalizzati o bijoux. Un motivo sorprendente ricorre come piccolo gioiello: l’uovo, emblema di rinascita, declinato in mini bag e dettagli sugli abiti.
Gioielli e accessori: quotidiano che diventa racconto
In passerella gli oggetti di uso comune si trasformano in ornamenti: posate stilizzate diventano orecchini, coccarde si piegano in spille tridimensionali, e dettagli come pettorine-incisione rimandano a calici e profili nascosti. Questa giocosa operazione ribadisce l’approccio concettuale della collezione e valorizza il dettaglio fino a farne fulcro del look.
La novità maschile: tagli netti e contrasti calibrati
Per la prima volta la maison presenta anche una linea uomo che riprende il linguaggio creativo generale ma lo declina in tono più affilato. Il registro maschile alterna volumi oversize e linee contenute, con ibridi che scombinano le aspettative — felpe che ricordano camicie plissée, accessori-pettorina con incisioni inedite. L’effetto è di rompere gli stereotipi senza tradire l’identità artigianale del marchio.
Coreografia e impatto visivo
La sfilata è pensata come atto scenico: il ballo diventa dispositivo narrativo per far dialogare ritualità aristocratica, humour e surrealismo. La cura tecnica è evidente nei volumi scultorei e nei ricami figurativi; l’esito è una collezione che racconta metamorfosi identitarie con una delicatezza elegante piuttosto che con ostentazione. Sul piano commerciale, l’introduzione della linea uomo e l’attenzione a segni più freschi rispondono anche a una strategia di ampliamento del pubblico.
Cosa resta da vedere
Sul piano critico e sul mercato, la capacità del brand di coniugare sperimentazione e savoir-faire artigianale sarà il metro per valutare l’accoglienza. Intanto la sfilata conferma la cifra di Vivetta: una moda che pensa in termini teatrali, ama il dettaglio e non teme di giocare con simboli e contrasti per raccontare storie nuove.