La designer olandese Hella Jongerius ha deciso di affidare al Vitra Design Museum il suo archivio personale che copre circa 30 anni di lavoro. Il gesto non è solo una cessione di materiali, ma la volontà di rendere pubblici percorsi creativi fatti di prototipi, campioni e appunti che mostrano come nascono gli oggetti e le scelte cromatiche.
Questo trasferimento arriva mentre Jongerius continua a guidare il suo studio, il Jongeriuslab con sede a Berlinodove lavora su nuovi progetti e conserva materiali di ricerca. L’archivio al museo include schizzi, prove sui materiali, modelli e oggetti a varie scale: elementi che raccontano la pratica progettuale più che il prodotto finito.
Un’eredità che documenta processi e collaborazioni
La carriera di Hella Jongerius comincia dopo il diploma alla Design Academy Eindhoven nel 1993 e la partecipazione al collettivo Droog Design. Nel corso delle decadi ha collaborato con marchi internazionali tra cui MaharamKLMIkeaCamperRoyal Tichelaar Makkum e Vitra. Il materiale donato al museo racconta anche queste relazioni, mostrando come la progettazione si sviluppi intrecciando esigenze aziendali, produzione e ricerca sperimentale.
Oggetti emblematici e ricerche materiali
Tra le opere che compaiono nella retrospettiva emergono pezzi riconoscibili: Pushed Washtub (1996), il Polder Sofa (2005) e l’installazione dei 300 Coloured Vases (2010). Accanto agli oggetti finiti si trovano ricerche come il Porcelain Colour Research (2006), l’Embroidered Tablecloth (1999) e studi più recenti come Generation T della Porzellan Manufaktur Nymphenburg (2026) e Colour Recipe Research (2016).
L’insieme sottolinea la pratica di Jongerius che mescola artigianato e industriatecniche tradizionali e soluzioni tecnologiche: una stratificazione di materiali, colori e lavorazioni che lascia tracce visibili, errori e cuciture esposte.
La mostra Whispering Things e la filosofia progettuale
La grande retrospettiva al Vitra Design Museum, intitolata Whispering Thingsprende il nome dall’idea che gli oggetti non gridano, sussurrano. La mostra attraversa gli anni Novanta fino ai lavori più recenti, privilegiando la visibilità del processo: docu-film, prototipi, campioni e materiali d’archivio mostrano la pratica sperimentale che precede l’oggetto finale.
Jongerius ha spiegato che un archivio deve essere vivo: visitato, studiato e messo in relazione con altri lavori. Ha scelto il Vitra perché è «la casa giusta» per quei materiali e perché l’istituzione è un luogo con cui ha una relazione pluridecennale. La mostra, inoltre, espone elementi che documentano il «viaggio» creativo, inteso come casualità, inciampi e prove materiali che danno forma alle idee.
Pensieri e consigli della designer
La pratica di Jongerius è accompagnata da affermazioni che chiariscono il suo approccio: «Non parto mai da un foglio bianco.» e «Mani sporche, cosa significa?» — ovvero imparare facendo, favorire la serendipity e accogliere gli errori come percorsi di scoperta. Insieme a Louise Schouwenberg ha scritto il manifesto Beyond the Newche critica l’ossessione per la novità e propone un design che ripensa e cura piuttosto che aggiungere superfluo.
Ai giovani progettisti Jongerius raccomanda: «Trovate la domanda giusta, non la risposta più veloce.», lavorate con le mani, leggete e costruite comunità. Per lei il design non è solo produzione di oggetti, ma la costruzione di valori e sistemi capaci di umanizzare strutture complesse.
La mostra è anche un atto pedagogico: rendere visibile il deposito di idee per permettere a studenti, ricercatori e professionisti di comprendere come materiali e processi dialoghino con le scelte estetiche e funzionali.
Dopo la donazione, Jongerius continua il lavoro al Jongeriuslab a Berlino con nuovi progetti in sviluppo. L’archivio al Vitra è concepito come punto di partenza per ulteriori ricerche e incontri critici attorno al tema del prendersi cura nel design.
Per chi desidera esplorare la mostra, Whispering Things è pensata per offrire una lettura profonda del processo creativo di una designer che ha saputo mettere in dialogo tradizione e innovazione, lasciando tracce che parlano più di una dichiarazione d’intenti: parlano di lavoro, sperimentazione e relazioni.



