La sfilata di Maison Margiela a Shanghai ha rappresentato un momento di svolta nella narrazione del marchio, come evidenziato nell’articolo pubblicato il 01/04/2026. In uno spazio costruito con container navali, Glenn Martens ha messo in scena una collezione autunno/inverno che unisce prêt‑à‑porter e Artisanal, restituendo centralità all’heritage della maison.
L’evento non è stato solo una passerella, ma l’apertura di un progetto più ampio denominato Margiela/folders, pensato per riportare in luce archivi, tecniche e oggetti che hanno scritto la storia del brand.
Il montaggio performativo ha alternato momenti di sobrietà e apparizioni opulente, restituendo un’identità coerente e misurata. Tra i riferimenti emergenti c’erano gli storici modelli Tabi, rimandi alla tradizione orientale e inserti di porcellana che si disintegravano sui capi couture.
Il risultato è stato una sfilata che parla sia ai cultori dell’archivio sia a un pubblico più giovane interessato alla sperimentazione materica: una tensione creativa che mette al centro la manipolazione del tessuto come linguaggio.
Una riscrittura dell’heritage come punto di partenza
La linea scelta da Glenn Martens appare come un ritorno alle origini piuttosto che a un eccesso narrativo. Al centro della collezione vi è l’idea di riscoperta dell’identità di Margiela: non una semplice replica del passato, ma un dialogo con i segni storici del brand.
I primi look, composti da palette total black, white e nude, mostrano tagli nascosti e silhouette controllate che preludono a inserti più elaborati. Questa progressione dal minimale all’opulento mette in evidenza la coesistenza tra sottrazione e declinazioni couture, rievocando il linguaggio di Martin Margiela declinato però dalla sensibilità contemporanea del direttore creativo.
L’archetipo dell’anonimato e la sua funzione
Un tema ricorrente è stato l’anonimato, reso visibile attraverso le iconiche maschere che coprivano i volti e uniformavano il gruppo. Questo elemento, presentato in materiali diversi come cotone vintage, merletti, nylon e tessuti spalmati, è diventato un dispositivo narrativo: l’annullamento identitario diventa paradossalmente la firma distintiva della maison. Le maschere sono state anche decorate con cristalli, porcellana frantumata e ricami in cera, a sottolineare come l’ordine e il disordine estetico possano convivere in un unico codice visivo.
Tecniche, materiali e manipolazioni
La sfilata ha posto grande attenzione alla sperimentazione tecnica: tessuti con effetto cracked, organze che si insinuano in drappeggi ispirati a figure di porcellana cinese e lavorazioni di maglieria estremamente scenografiche. La pelle è stata trattata fino a diventare scultorea, mentre stampe volutamente desaturate e invecchiate hanno suggerito l’idea di tele dimenticate. Il concetto di bianchetto, caro alla Maison, è stato riproposto in modo simbolico con sovrapposizioni, applicazioni e pizzi che si sovrappongono alla trama in modo da simulare usura e stratificazione.
Manipolazioni materiche come linguaggio
I capi dimostrano come la manipolazione del materiale possa fungere da vero e proprio alfabeto stilistico: maglieria composta da nappe e intrecci, maxi scialli dal sapore storico e velluti che cambiano tono in funzione della luce. Le applicazioni tridimensionali trasformano alcune superfici in piccoli paesaggi testurali, mentre la sperimentazione con tessuti spalmati genera crepe dall’aspetto volutamente decadente. Tutto questo conferma la scelta di usare la materia come principale strumento di espressione, in continuità con le metodologie che hanno fatto la fama di Martin Margiela.
Margiela/folders e il ruolo del progetto in Cina
La sfilata di Shanghai è solo il primo atto di un piano più ampio, che vede l’archivio della maison messo a disposizione del pubblico attraverso mostre e iniziative in diverse città cinesi. Il progetto Margiela/folders nasce con l’obiettivo di rendere accessibili documenti, bozzetti e oggetti, creando un percorso che connette l’archivio alla produzione contemporanea. In questo contesto, la scelta di presentare la collezione in una scenografia da mercatino delle pulci parigino, dentro container, è un gesto simbolico: mettere in dialogo luoghi, mani e memorie per restituire un immaginario ricco e stratificato.
La messa in scena a Shanghai conferma come la maison stia investendo nella memoria e nella trasmissione dei codici originari: non si tratta solo di nostalgia, ma di un lavoro curatoriale che parla di reinvenzione. Attraverso mostre, ceil exhibition e sfilate, Margiela propone oggi una lettura che è insieme accademica e performativa, capace di parlare sia agli specialisti dell’archivio sia a chi cerca nuove forme di contemporaneità nella moda.