Al centro del racconto c’è Ellen Burstyn, interprete storica del cinema americano che ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera al Lido. Nell’occasione ha presentato Place to Be il nuovo film di Kornél Mundruczó mostrato Fuori Concorso all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. L’opera mette in scena un viaggio che parte da un incidente domestico — un piccione viaggiatore entrato per errore nell’appartamento della protagonista — e si sviluppa lungo una strada emotiva che attraversa Chicago e New York.
Burstyn interpreta Brooke Graham una donna anziana il cui viaggio fisico corrisponde a una riscoperta interiore. L’attrice ha riassunto il proprio stupore per la longevità della carriera: “Quando avevo 30 anni mi chiedevo quanto sarebbe durata la mia carriera. Ora ne ho 93 ed eccomi qui: è un miracolo”. Questa dichiarazione riassume lo spirito della sua partecipazione al film, nato dall’incontro professionale con il regista e da una volontà precisa di scrivere un ruolo su misura per lei.
La genesi del progetto e il cast coinvolto
Mundruczó ha raccontato come l’idea si sia sviluppata dopo i primi giorni di lavoro insieme su un precedente progetto: l’intenzione era di creare una storia d’amore pensata per una donna della sua età, capace di mescolare dolcezza e profondità. La sceneggiatura, firmata da Kata Wéber costruisce un percorso nel quale il sentimento non necessita di componenti fisiche per essere intenso: Brooke, moglie e madre di due figli ha vissuto una vita di doveri e insoddisfazioni, e trova in Nelson, il personaggio interpretato da Taika Waititi un legame inaspettato e intimo.
Il cast comprende inoltre Pamela Anderson nel ruolo della figlia Molly, Murray BartlettLena Waithe e David Wenham. Per Burstyn si tratta della seconda collaborazione con il cineasta ungherese dopo Pieces of a Woman e il lavoro con attori più giovani è stato per lei motivo di entusiasmo: ha detto di amare il suo mestiere e di potersi immaginare a recitare ancora a lungo.
Il ruolo di Taika Waititi e il rapporto con Burstyn
Waititi ha trovato nella sola interpretazione un sollievo rispetto alla responsabilità della regia: “Quando dirigi ti porti il peso del film sulle spalle per due anni; invidiavo la spensieratezza degli attori.” Ha inoltre raccontato il piacere di avere accanto Ellen: “Ho accettato subito perché adoro Ellen da sempre; stare accanto alla vera Alice è stato meraviglioso.” Burstyn ha ricambiato il sentimento, spiegando che lavorare con Waititi l’ha fatta sentire vitale e che lo scambio di curiosità tra loro si riflette sullo schermo.
Il piccione come simbolo e le sfide produttive
Elemento centrale della trama è il piccione viaggiatore simbolo di messaggi e di itinerari umani: Mundruczó lo definisce una creatura legata alla storia dell’umanità, capace di fungere da connettore tra persone. Per le riprese sono stati impiegati quindici esemplari addestrati in Australia per svolgere compiti diversi sul set. Waititi, scherzando, ha osservato che i piccioni lasciano disastri ovunque e li ha paragonati, con tono affettuoso, a “delfini del cielo”.
La produzione ha affrontato difficoltà logistiche: il set avrebbe dovuto includere Atlanta, ma a causa degli scioperi statunitensi del le riprese si sono spostate in Australia. Il team ha lavorato per camuffare scorci di Sydney al fine di renderli credibili come New York un dettaglio che testimonia le sfide creative dietro la costruzione di un ambiente narrativo verosimile.
Riflessioni personali e generazionali
Oltre alla presentazione del film, al Lido Burstyn ha pronunciato parole che ripercorrono la sua carriera e il valore dell’impegno femminile nel cinema: ha dichiarato di essere grata alle donne che hanno trasformato la coscienza collettiva e reso possibile per le artiste avere carriere più longeve. In proposito ha aggiunto: “Ho capito ancora una volta quanto ami il mio mestiere: sono nata con questo talento e potrei continuare all’infinito perché mi riempie la vita.”
Il messaggio finale del film e delle testimonianze raccolte durante la presentazione al festival suggerisce una visione della vecchiaia non come declino, ma come ultimo atto di scoperta emotiva. Waititi, parafrasando il destino dei personaggi, ha detto che spesso ci sentiamo come “piccioni viaggiatori che hanno smarrito la rotta, in attesa di qualcuno con cui ritrovare la bussola” — un’immagine che riassume la tenerezza e la fragilità che attraversano Place to Be.



