Erika Cavallini presenta la collezione autunno‑inverno intitolata Forget me not, narrata attraverso la voce del direttore creativo. Fabrizio Corbo propone una linea costruita su un immaginario definito e su esigenze progettuali precise. Il progetto unisce componente emotiva e rigore tecnico, traducendo sentimenti in scelte di materia, silhouette e tecniche di confezione.
La presentazione è concepita come esperienza multisensoriale che supera la sfilata tradizionale e mira a immergere il pubblico in una storia organica e controllata.
La presentazione
La mostra non è limitata alla passerella: è ideata come spazio esperienziale in cui performance, allestimento e percorsi sensoriali si integrano. La regia dello show orienta ritmo, luci e scenografia per sostenere il motivo narrativo della collezione. L’approccio enfatizza la relazione fra il capo e il contesto che lo accoglie.
Il racconto centrale: tra sirene e marinai
L’approccio enfatizza la relazione fra il capo e il contesto che lo accoglie. In questa parte della collezione il direttore creativo sviluppa un immaginario costante e riconoscibile.
Al centro si trova un filo narrativo chiaro: la memoria di un amore non corrisposto richiama la figura della sirena e il rapporto con il marinaio. Sirena e marinaio sono qui utilizzati come archetipi per esplorare due polarità estetiche opposte ma complementari.
Da una parte emerge una femminilità eterea, fluida e delicata, interpretata attraverso sete e chiffon. Dall’altra prevale una presenza più strutturata, quasi militare, che rimanda al mondo marinaro e alla sua disciplina. Lane e cotoni tecnici sostengono la costruzione dei capi.
La scelta di colori, trame e pesi segue questa dicotomia. Tessuti leggeri accentuano movimento e trasparenza; materiali più compatti definiscono silhouette e funzionalità. Le scelte stilistiche mirano a mettere in relazione il corpo e l’ambiente narrato.
Una rivalutazione della figura mitologica
Le scelte stilistiche proseguono nel rapporto tra corpo e ambiente narrato. La figura della sirena non è rappresentata come una seduttrice negativa, ma come una persona vulnerabile alla quale è stato promesso un affetto che non si è concretizzato. L’interpretazione propone una lettura empatica e orientata al riscatto. L’abbigliamento svolge la funzione di tutela e di dignità, non di stereotipo. Corbo rielabora la simbologia marinaresca in modo misurato, inserendo dettagli che rimandano al mondo del mare senza ricorrere a citazioni dirette. In questo modo si preserva un equilibrio narrativo tra mito e quotidiano.
Metodo di lavoro: dalla carta al manichino
La formazione di Fabrizio Corbo come pattern maker e designer costituisce l’elemento distintivo del processo creativo. Pattern maker indica il professionista che trasferisce il disegno in un modello tridimensionale. Il lavoro non si limita a schizzi o moodboard. La fase di laboratorio e l’interazione con modellisti e sarte italiane sono parti integranti del progetto.
La pratica prevede una verifica continua del capo in tre dimensioni. Molte soluzioni estetiche emergono dal confronto diretto con il tessuto e il manichino, non dal disegno bidimensionale. Questo approccio preserva l’equilibrio narrativo tra mito e quotidiano e assicura coerenza tra concept e realizzazione.
Controllo e artigianalità
In continuità con l’approccio che preserva l’equilibrio narrativo tra mito e quotidiano, il progetto attribuisce al direttore creativo la responsabilità di monitorare ogni fase della realizzazione. Il controllo non assume valenza autoreferenziale, ma funge da leva per trasformare l’idea narrativa in un capo indossabile, omogeneo nelle proporzioni, nelle cuciture e nelle finiture. Il dialogo costante con le sarte e la tradizione sartoriale del marchio consente di inserire soluzioni non convenzionali senza ridurre gli standard qualitativi.
Identità del brand e prospettive future
Il nuovo direttore creativo Fabrizio Corbo firma quella che viene definita la prima collezione «dichiarata» per Erika Cavallini, pur intendendola come evoluzione e non come rottura netta. La mano del direttore è percettibile nell’etereo e nella narrazione, mentre permane l’adesione ai valori di sartorialità e artigianalità che contraddistinguono il marchio. Questo equilibrio suggerisce una strategia di crescita graduale in cui l’identità storica convive con aperture stilistiche contemporanee.
La collaborazione costante con le sarte e la tradizione del marchio consente l’inserimento di soluzioni non convenzionali senza compromettere gli standard qualitativi. Corbo conferma di avere già in cantiere progetti per la stagione successiva e di voler continuare a costruire un racconto che orienti le scelte estetiche, strumento chiave per mantenere coerenza e profondità nella proposta di moda.
La collezione Forget me not si propone come un esperimento poetico e tecnico, una favola marina interpretata con rigore sartoriale. Essa mira a restituire alle figure femminili rappresentate dignità e complessità, inserendo il brand in una narrazione contemporanea e sensibile. I dati di mercato mostrano un interesse crescente per proposte che uniscano contenuto narrativo e qualità artigianale. Il marchio intende proseguire nel costruire un racconto coerente che orienti le scelte estetiche, strumento chiave per conservare profondità nella proposta di moda.