Dietro le quinte dei costumi delle Paralimpiadi Milano Cortina 2026 firmati Silvia Ortombina

Un viaggio nella genesi dei costumi della cerimonia d'apertura delle Paralimpiadi Milano Cortina 2026: progetto, materiali e inclusività spiegati da Silvia Ortombina

La cerimonia d’apertura delle Paralimpiadi Milano Cortina 2026, andata in scena la sera del 6 marzo 2026 nell’Arena di Verona, ha trasformato costumi e materiali in strumenti narrativi. Al centro della scena c’erano i costumi, ideati per amplificare il corpo e raccontare il tema Life in Motion.

Il progetto sartoriale è stato guidato da Silvia Ortombina, nota come Tiny Idols, che ha coordinato il processo creativo e tecnico.

Il lavoro ha coinvolto atelier, istituti di design e specialisti di adaptive design con l’obiettivo di coniugare estetica, funzionalità, sostenibilità e inclusività. I capi sono stati progettati per muoversi, adattarsi e rispondere alle luci e ai gesti dei performer. Di seguito si descrivono fasi, scelte materiali e il segmento ispirato a Romeo e Giulietta.

Dal concept alla prova: il percorso creativo

La fase iniziale ha privilegiato ricerca e concept visuale, mettendo il corpo al centro come elemento in trasformazione. I workshop hanno incluso disegno, prototipazione e test di movimento con i performer. La collaborazione con istituti come IED e Domus Academy ha generato un laboratorio condiviso dove idee e pratiche sartoriali sono state verificate in condizioni sceniche reali. Ogni capo è stato pensato per armonizzare estetica e funzionalità.

Prototipi e test di movimento

La prototipazione ha richiesto numerose iterazioni su tagli, cuciture e inserimenti tecnici. I costumi per i segmenti Vibes e Sharing sono stati studiati per reagire alla luce. Il costume indossato da Chiara ha integrato fibre ottiche e tessuti fluidi che amplificano il movimento. La consulenza di un esperto di adaptive design ha garantito vestibilità regolabili per corpi differenti.

Materiali, tecniche e sostenibilità

La scelta dei materiali si è orientata verso pratiche sostenibili. L’équipe ha privilegiato l’uso di deadstock, tecniche di upcycling e il riuso di capi esistenti. Tessuti provenienti dal second hand sono stati integrati con nuovi materiali riciclati. Le calzature sono state sviluppate con plastica riciclata e stampa 3D per ridurre sprechi e impatto ambientale.

Inclusività e adattabilità

L’inserimento di soluzioni di adaptive design ha reso i costumi dispositivi scenici funzionali. Sono state previste vestibilità regolabili, sistemi di fissaggio discreti e soluzioni per facilitare l’uso in scena. L’approccio ha trasformato i capi in strumenti che supportano l’espressività dei performer e valorizzano la pluralità dei corpi.

Il segmento Romeo e Giulietta: materia e memoria

Il segmento dedicato a Romeo e Giulietta ha unito heritage e industria attraverso materiali rigenerati. L’uso di pelle rigenerata e denim rinnovato ha tradotto sentimento e appartenenza in materia. Finiture madreperla e processi di distressing controllato hanno creato texture che richiamano memoria e protezione.

Frammenti di costumi antichi sono stati reinterpretati in chiave contemporanea, combinando riferimenti rinascimentali e codici sartoriali urbani. La contaminazione tra memoria teatrale e materiali industriali ha prodotto una grammatica visiva che parla di amore come impronta nel tempo.

Moda, performance e nuova grammatica visiva

Il progetto di Silvia Ortombina mostra come il costume possa agire da dispositivo narrativo tra corpo, luce e spazio. La sintesi di artigianalità, innovazione tecnologica e pratiche sostenibili ha generato una «seconda pelle scenica» che valorizza la diversità corporea. L’esperienza offre indicazioni pratiche per futuri eventi che intendano coniugare estetica, inclusione e responsabilità ambientale.

Scritto da Staff

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