Fintech 2026: tra crescita e rischi l’era della liquidità digitale
12,3% è la crescita reale del valore delle transazioni fintech registrata nel 2025 rispetto al 2024, secondo dati di Bloomberg e McKinsey Financial Services. Per liquidità digitale si intende l’insieme di asset e infrastrutture che consentono pagamenti e trasferimenti immediati.
Il dato solleva interrogativi sulla sostenibilità dei modelli di business e sullo spread di rischio tra operatori consolidati e startup.
1. Lead: un dato finanziario significativo
Nella mia esperienza in Deutsche Bank, i picchi di crescita pre-crisi del 2008 mostrano analogie con l’espansione attuale dei servizi digitali. Chi lavora nel settore sa che rapidi aumenti di volume richiedono maggiore attenzione su liquidity e governance. Volume transazioni 2025: +12,3%.
Valutazioni medie fintech late-stage: +18% annuo. Questi segnali impongono una due diligence rigorosa su redditività e modelli di funding.
2. Contesto storico e esperienza personale
Chi lavora nel settore sa che le scale-up tecnologiche possono generare rendimenti elevati e al contempo introdurre fragilità sistemiche. La crisi del 2008 evidenziò come la mancanza di trasparenza sui rischi e l’eccesso di leva finanziaria favorirono un contagio rapido. Nella mia esperienza in Deutsche Bank ho partecipato a comitati che rivalutarono modelli di pricing e stress test; le lezioni rimangono attuali.
Oggi il settore fintech opera con architetture diverse, come payment service provider (PSP), buy now pay later (BNPL), crypto-asset ed embedded finance. Tuttavia permangono esposizioni che richiedono attenzione su spread e liquidity. I numeri parlano chiaro: un aumento della volatilità nei mercati finanziari tende ad amplificare i costi di funding per attori con leva elevata.
Dal punto di vista regolamentare, gli obblighi di trasparenza e gli stress test rimangono strumenti essenziali per mitigare il rischio sistemico. Chi lavora nel settore sa che una due diligence robusta su modello di business, struttura dei ricavi e fonti di funding riduce la probabilità di shock a catena. Le banche e gli investitori hanno incrementato le verifiche di compliance e le analisi di scenario dopo la crisi del 2008.
Nella mia esperienza in Deutsche Bank, le rivalutazioni sui modelli interni portarono a procedure più conservative di pricing del rischio. Le implicazioni operative riguardano controllo della leva, gestione della liquidità e requisiti di capitale. Questo approccio rimane centrale per valutare la sostenibilità dei nuovi modelli fintech.
Questi elementi giustificano una due diligence rigorosa su redditività e modelli di funding. In prospettiva, la vigilanza tende a focalizzarsi su indicatori di stress e metriche di liquidità come il coverage ratio e l’available liquidity buffer, che saranno centrali nei prossimi cicli regolamentari.
3. Analisi tecnica supportata da metriche
I numeri confermano la crescita dei volumi, ma sollevano questioni sulla resilienza finanziaria. Il cluster dei pagamenti digitali, del lending alternativo e delle infrastrutture API mostra dinamiche differenziate. Le metriche chiave evidenziano margini compressi, costi operativi elevati e riserve liquide spesso insufficienti.
- Net interest margin (NIM): per le piattaforme di lending il margine si è attestato in riduzione, riflettendo l’impatto del rialzo dei tassi e la compressione degli spread.
- Cost to serve: rimane elevato nelle late-stage fintech a causa degli investimenti in acquisizione clienti. Il rapporto medio costi/ricavi è indicativo di pressione sulla redditività.
- Liquidity coverage: una quota significativa di start-up presenta riserve liquide inferiori a sei mesi di burn rate, secondo l’analisi McKinsey citata nei dati di riferimento.
Marco Santini, ex Deutsche Bank e analista fintech, sottolinea che chi lavora nel settore sa che la crescita di volumi non garantisce stabilità. I numeri parlano chiaro: leva operativa e dipendenza da funding wholesale aumentano la vulnerabilità a shock di liquidità.
Dal punto di vista regolamentare, gli indicatori citati saranno centrali nelle revisioni future. È attesa una maggiore attenzione di autorità come la BCE e la FCA sui coverage ratio e sugli stress test di liquidità. Questo sviluppo influenzerà la capacità delle fintech di scalare senza aumentare il rischio sistemico.
4. Implicazioni regolamentari
Il rafforzamento normativo limiterà la capacità delle fintech di scalare senza aumentare il rischio sistemico. Marco Santini, ex Deutsche Bank, osserva che BCE e FCA hanno inasprito i requisiti di compliance per wallet, PSP e fornitori di credito digitale. Chi lavora nel settore sa che la compliance agisce come barriera di integrazione oltre che come costo operativo.
I regolatori richiederanno metriche standardizzate su spread di funding, duration mismatch e concentrazione dei fornitori di liquidità per valutare resilienza e rischio sistemico. La consultazione della FCA ha proposto stress test su liquidità e piani di recovery per operatori con volumi elevati; la BCE ha delineato linee guida più stringenti su outsourcing e terze parti cloud per ridurre il rischio operativo. Due diligence e reporting saranno centrali: la mancata trasparenza potrà tradursi in restrizioni operative e limiti nei servizi cross-border.
Dal punto di vista regolamentare, gli enti di vigilanza insisteranno su obblighi di reporting più frequenti e su metriche condivise per permettere confronti comparabili tra operatori. I numeri parlano chiaro: l’adozione di standard comuni faciliterà il monitoraggio macroprudenziale e la pronta identificazione di shock di liquidità. Si attende la pubblicazione di linee guida dettagliate e ulteriori consultazioni per definire i requisiti tecnici e di governance.
5. Conclusione e prospettive di mercato
I numeri parlano chiaro: la crescita del fintech rimane sostenuta, ma presenta rischi significativi. Marco Santini, ex Deutsche Bank, osserva che i cicli di credito mostrano come la contrazione della liquidity penalizzi rapidamente i modelli più fragili. Investitori e policy maker devono esaminare oltre il solo fatturato e valutare spread, burn rate e buffer di liquidità.
Le prospettive per il 2026 appaiono di crescita moderata e selettiva. I segmenti infrastrutturali e B2B, quali API, cloud banking e regtech, offrono profili rischio/rendimento più favorevoli rispetto ai modelli di consumer lending basati su elevati costi di acquisizione. Dal punto di vista regolamentare, si attende una maggiore standardizzazione delle metriche di rischio.
Si raccomanda di rafforzare la due diligence, armonizzare indicatori di rischio e predisporre stress test di liquidità con orizzonti a 12 e 24 mesi. Chi lavora nel settore sa che scenari di stress prolungati richiedono buffer più elevati e piani di contingency operativi e finanziari.
Fonti: BCE, FCA, McKinsey Financial Services, dati Bloomberg.