Come i look del Lux Tour di Rosalía sono diventati cult

Al centro del Lux Tour ci sono costumi studiati per danzare, trasformarsi e raccontare: dalle ombre di Ann Demeulemeester alle proposte di talenti emergenti

Il Lux Tour di Rosalía ha acceso i riflettori sulla sua estetica teatrale durante la tappa milanese del 26 marzo 2026 all’Unipol Forum di Assago, un appuntamento che ha attirato fan da tutta Italia. La serata è stata segnata da un’imprevista intossicazione alimentare che ha costretto la cantante a interrompere lo spettacolo, ma non prima che il pubblico potesse assistere a gran parte della rappresentazione visiva pensata per accompagnare l’album.

In questa cornice il guardaroba non è un accessorio: è una macchina narrativa che guida le trasformazioni sul palco e dialoga con le coreografie.

La direzione artistica del palco mescola riferimenti lontani tra loro, da una citazione di Degas fino a ricordi degli anni Ottanta, creando un immaginario sospeso fra sacro e profano. Il collettivo francese (LA)HORDE ha affiancato la cantante con un linguaggio coreografico che integra elementi rave, jumpstyle e hakken, mentre i costumi traducono queste suggestioni in silhouette capaci di sostenere movimenti intensi e cambi scena rapidi.

Il risultato è un racconto visivo che alterna leggerezza e armatura, delicatezza e struttura.

Collaborazioni sartoriali e funzione scenica

Al centro del progetto sartoriale ci sono le proposte firmate Ann Demeulemeester, realizzate in collaborazione con il designer italiano Stefano Gallici e concepite insieme a Rosalía e al suo stylist Jose Carayol. Questi capi non sono soltanto estetici: sono pensati per essere smontati e rimontati sul palco, consentendo a ogni atto di rivelare una nuova silhouette.

La logica è semplice ma potente: il guardaroba come dispositivo narrativo, capace di sostenere la coreografia e di trasformarsi con essa, enfatizzando la tensione tra fragilità e forza che attraversa la poetica del tour.

La tecnica del cambio costume

I vestiti sono costruiti per accompagnare la danza: strati removibili, maniche staccabili e chiusure strategiche permettono cambi veloci senza interrompere il ritmo dello show. Questa attenzione alla funzionalità rende i capi adatti a una messa in scena ipercoreografica, dove il costume diventa parte della performance e non solo un ornamento. In questo contesto il termine coreografia si estende al movimento del tessuto, alle cadute di pizzo e alla modulazione della luce sul palco, aspetti fondamentali di ogni scena.

I look chiave e le ispirazioni

Tra le mise che hanno colpito maggiormente il pubblico c’è il tutù che apre il primo atto, una creazione che guarda esplicitamente alla Ballerina di Degas: top in chiffon che lascia intravedere il body pointelle e classiche Mary Jane in raso rosa, completate da un tutu a strati plissettati dalla silhouette scultorea. Sempre nella stessa direzione estetica convivono pezzi che giocano con la storia della moda, come una giacca ispirata alla figura napoleonica con pizzi sovrapposti e maniche rimovibili, che unisce precisione sartoriale e mobilità scenica.

Omaggio alla cultura pop

Non mancano riferimenti al repertorio pop: una bralette rosa firmata da Daniil Antsiferov richiama le linee coniche rese celebri da Jean Paul Gaultier per Madonna, traducendo l’iconografia degli anni Ottanta in chiave contemporanea. Nello stesso atto il pubblico vede un abito in chiffon multistrato con intarsi in pizzo e una struttura a crinolina, indossato con stivali alti stringati in raso per un effetto teatrale e rigoglioso che rinnova il dialogo tra romanticismo e struttura.

Proposte emergenti e il total black di “Berghain”

Durante la performance di “Berghain” Rosalía indossa un total black che sottolinea l’altro volto del tour, più oscuro e rituale. La creazione è firmata dalla giovane designer polacca-spagnola Fernanda Castro, ex studentessa del Polimoda, ed è composta da un abito in maglia chiuso con alamari, una gonna in tulle e un copricapo voluminoso con piume ideato da Rafa Peinador. Questa scelta valorizza la presenza scenica attraverso materiali contrastanti, trasformando il nero in un palcoscenico di texture e volumi.

Estetica, racconto e impatto

Il progetto visivo del Lux Tour conferma come la moda possa diventare linguaggio performativo: ogni capo racconta una tappa del percorso narrativo di Rosalía, oscillando tra l’immagine della danzatrice e quella del guerriero. L’uso di riferimenti artistici, di tecniche sartoriali complesse e di giovani creativi contribuisce a rendere i look già riconoscibili e destinati a influenzare il panorama della moda live. La serata milanese, nonostante l’interruzione del 26 marzo 2026, ha lasciato chiara la volontà di trasformare il concerto in un rito visivo dove costume, musica e movimento si rispondono a vicenda.

Scritto da Staff

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