Chanel Cruise 2026/27: come Blazy ha sovvertito la scarpa e normalizzato la maternità

Scopri come due immagini della Cruise 2026/27 sintetizzano il nuovo linguaggio di Chanel

La presentazione della Chanel Cruise 2026/27 al Casinò Municipale di Biarritz ha generato attenzione non tanto per l’insieme dei 79 look quanto per due fotogrammi che hanno fatto il giro dei social: dei sandali che sembrano incompleti e la silhouette di una modella gravida in tweed.

Questi dettagli, amplificati da screenshot e reel, funzionano come micro-storie che spiegano il progetto più ampio del direttore creativo Matthieu Blazy. Dietro l’effetto virale si riconosce una scelta precisa: interpretare l’archivio della maison per metterlo in rapporto con corpi e contesti reali.

La provocazione delle calzature: anatomia di un’idea

I cosiddetti sandali senza suola non sono scarpe convenzionali: lasciano la pianta quasi a contatto con la sabbia mentre dietro restano elementi rigidi e ornamentali che agiscono come un vero e proprio cap-heel.

Resi in nero, oro, rosso e argento, questi modelli dialogano con la passerella sul mare creando l’illusione del piede nudo che porta comunque un tacco. Critici come Women’s Wear Daily hanno osservato che alcuni prototipi «quasi non sono scarpe», mentre testate come NSS Magazine le hanno definite «scarpe senza scarpe». L’operazione gioca sul confine tra oggetto di gioielleria e calzatura, e dimostra come un segno storico possa essere ribaltato senza essere tradito.

Da Coco Chanel al cap-heel di Blazy

Il gesto è comprensibile se letto attraverso il codice della slingback bicolore introdotta nel 1957 da Coco Chanel, con la celebre cap-toe che accorciava visivamente il piede. Blazy prende quel principio e lo trasla: la punta diventa rinforzo sul tallone, un piccolo capolavoro metallico, mentre la suola tradizionale viene sottratta per lasciare il segno iconico riconoscibile. Nel mercato, come hanno riportato fonti del settore, una versione da boutique con suola continua e più praticità sarà quasi certa; in passerella però la funzione principale era comunicativa: mostrare fino a dove è possibile spostare un codice senza annullarlo.

La maternità in tweed: un’immagine che normalizza

Accanto alla questione delle calzature, un altro frame ha catturato l’attenzione: la musicista e modella Kaya Wilkins, incinta di circa cinque mesi, che sfila con un completo in tweed e un crop top che lascia scoperta la curva della pancia. Non si tratta di un effetto teatrale: il look è lo stesso degli altri outfit, con la differenza che il tessuto segue un corpo che cambia. Dal manico della classica chain bag pende un piccolo paio di scarpine da neonato, un charm che aggiunge una nota intima e simbolica. L’immagine ha subito rimandato ad altri codici emotivi contemporanei, tra passerella e street style.

Tra storia della maison e normalizzazione

La gravidanza in passerella non è una novità assoluta per Chanel: nel 2014/15 Karl Lagerfeld aveva già portato in scena Ashleigh Good al settimo mese, in un momento più teatrale e rituale. Con Blazy la scelta appare diversa: la maternità entra nella sequenza principale come una delle molte forme del femminile, senza essere isolata come momento speciale. Il casting, che include modelle mature e corpi vari, conferma un’intenzione precisa: avvicinare il guardaroba della maison a situazioni reali di vita quotidiana, pur mantenendo un linguaggio di alta sartoria.

Metodo creativo e implicazioni commerciali

Nel complesso la Cruise di Matthieu Blazy si legge come un esercizio di spostamento: prendere il totem e modificarne l’angolazione piuttosto che distruggerlo. Dal tweed elasticizzato alle sete che si comportano come foulard, passando per accessori pensati per il viaggio, la collezione lavora su materiali leggeri e su una grammatica che unisce salotto e spiaggia. Sul piano industriale questa scelta ha senso: la Cruise rimane più a lungo in boutique e serve un pubblico internazionale. È significativo, nel quadro finanziario, ricordare che Chanel ha chiuso il 2026 con ricavi pari a 18,7 miliardi di dollari e un utile operativo di 4,479 miliardi, dati che spiegano l’importanza strategica di collezioni che traducano l’eredità in prodotto vendibile.

In definitiva, i due piccoli shock – i sandali che sembrano sospesi e la modella incinta in tweed con le baby shoes appese alla borsa – non sono solo trovate per far parlare: sono il manifesto pratico di un approccio che riporta l’archivio alla vita reale. Blazy dimostra che la maison può restare iconica pur abbassando la distanza tra immagine e esperienza quotidiana, sfruttando la viralità contemporanea senza rinunciare alla profondità del gesto creativo.

Scritto da John Carter

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