Il 10 ottobre, giornata internazionale dedicata alla salute mentale è stato nuovamente al centro dell’attenzione il professore di Psichiatria Gabriele Sani. Titolare di un premio Asclepio alla XXIX edizione dei Magna Grecia Awards, egli ha ricordato che la diagnosi è l’ultimo passo; prima c’è la persona sottolineando quanto lo stigma e la solitudine dell’era iperconnessa ostacolino il riconoscimento del disagio psicologico.
Cerotti dopaminici: l’avvertimento di Gabriele Sani
Il docente dell’Università Cattolica e direttore dell’Unità di Psichiatria Clinica e d’Urgenza del Policlinico Gemelli ha alertato il pubblico sulla cosiddetta moda dei cerotti dopaminici. Secondo le sue parole, la dose che raccomanderei è zero l’uso di prodotti venduti sui social con promesse di energia, concentrazione e umore non è solo inefficace, ma potenzialmente pericoloso se privo di controllo medico.
Cosa contengono davvero
Molti di questi dispositivi non includono né dopamina né serotonina; vengono presentati come agenti capaci di modulare i meccanismi neurotrasmettitoriali ma si tratta di una semplificazione estrema. La dopamina è solo uno dei numerosi neurotrasmettitori (tra cui serotonina, glutammato, GABA) che partecipano a un delicato equilibrio cerebrale. Perciò, non esiste l’idea per cui basta aumentare un neurotrasmettitore per sentirsi meglio.
Rischi di un uso sconsiderato
Un’applicazione transdermica non monitorata può provocare una serie di effetti avversi: agitazione motoria, dysregolazione emotiva e, nei casi più gravi, insorgenza di sintomi psicotici. Inoltre, l’uso ricorrente può generare dipendenza, sia fisica che psicologica, inducendo la convinzione di aver bisogno del prodotto per funzionare. In medicina, la somministrazione transdermica è riservata a farmaci con dosaggi rigorosamente controllati, come nel trattamento del Parkinson; replicare questo schema con prodotti commerciali è più moda che scienza.
Salute mentale in Italia: dati, sfide e il nuovo Piano nazionale
Il quadro epidemiologico italiano resta allarmante. Secondo lo studio ESEMeD-WMH, ogni anno circa il 5 % della popolazione adulta sperimenta un disturbo d’ansia e il 3 % una depressione maggiore. L’Indagine ISS-PASSI indica che il 6 % degli adulti riferisce sintomi depressivi, con picchi del 7 % tra le donne, dell’11 % tra chi convive con patologie croniche e del 18 % tra chi affronta gravi difficoltà economiche.
Statistiche recenti
Negli over-65 la prevalenza della depressione è intorno al 9 %, ma il divario di genere è marcato: il 12 % delle donne versus il 5 % degli uomini presenta sintomi depressivi. Nel corso della vita, circa il 10,1 % della popolazione sperimenta una depressione maggiore con le donne e le persone con malattie croniche come gruppi più vulnerabili. L’adolescenza e la giovane età adulta mostrano una crescente pressione psicologica, aggravata da fattori economici e da una medicalizzazione precoce dei disturbi.
PANSM 2025-30: obiettivi e risorse
Alla fine del 2025 è stato approvato il nuovo Piano azione nazionale salute mentale (PANSM 2025-30). Con un finanziamento di oltre 315 milioni di euro in cinque anni, il piano punta a potenziare la rete territoriale, garantire una distribuzione equa delle risorse tra le regioni e promuovere la prevenzione, diagnosi precoce, cura, riabilitazione e inclusione lungo l’intero arco della vita. L’iniziativa si inserisce in un contesto europeo dove solo il 9 % dei Paesi ha completato la deistituzionalizzazione dei servizi psichiatrici, e mira a ridurre il divario tra bisogni epidemiologici e capacità dei servizi, ancora spesso sottofinanziati e con carenze di personale.



