La ricerca della longevità è diventata una vera e propria ossessione per molti. Tra diete rigorose, bagni gelati e sensori tecnologici, il concetto di biohacking sta guadagnando sempre più popolarità. Ma cosa si nasconde dietro questa tendenza e quali sono i rischi associati?
Il biohacking, un termine che un tempo indicava principalmente interventi sul corpo come l’inserimento di microchip sottopelle, si è evoluto per includere una vasta gamma di pratiche volte a ottimizzare le prestazioni mentali e fisiche. Oggi, il biohacking comprende l’uso di tecniche, procedure o integratori pensati per migliorare sé stessi, sfumando i confini tra cultura del benessere, longevità e biohacking stesso.
I rischi del monitoraggio ossessivo
Un recente studio pubblicato sul Journal of the American Heart Association ha evidenziato un effetto paradossale legato all’uso dei dispositivi indossabili per il monitoraggio della salute. La ricerca, che ha seguito per nove mesi un gruppo di 172 pazienti affetti da fibrillazione atriale, ha osservato che questi strumenti possono alimentare ansia e ipervigilanza, il che è dannoso per la malattia stessa che si sta curando.
Tra le 83 persone che utilizzavano dispositivi indossabili per monitorare la propria condizione, è emersa una maggiore preoccupazione per i sintomi e per l’efficacia delle terapie. Circa una su cinque ha riferito livelli di ansia intensa. “La paura e l’incertezza possono spingere alcuni soggetti a sviluppare comportamenti di ipervigilanza/automonitoraggio nel tentativo di ‘controllare’ o mitigare il disagio associato a una patologia o a un suo rischio”, commenta Roberto Pedretti, professore associato di Malattie dell’apparato cardiovascolare all’università di Milano Bicocca.
Le pratiche supportate dalla scienza
Tra gli esempi di biohacking più popolari c’è il bagno freddo, che molti riferiscono di trovare rinvigorente. Alcune ricerche suggeriscono che possa avere un impatto sul sistema immunitario, sebbene si tratti ancora di dati iniziali. Non esistono al momento prove convincenti che dimostrino un effetto diretto sulla longevità.
“Nell’ambito del variegato biohacking un elemento positivo è l’attenzione non solo a che cosa mangiamo, ma a come i nutrienti interagiscono con la nostra biologia a livello molecolare e genetico”, spiega Damiano Galimberti, dietologo e nutrizionista anti-age. “Un’alimentazione personalizzata sulla base del proprio DNA che mira a sfruttare la capacità di alcuni composti bioattivi presenti nei cibi di modulare l’espressione genica, così da attivare la trascrizione dei geni favorevoli alla salute e silenziare quelli potenzialmente dannosi.”
I pilastri per una vita sana
Contrariamente a quanto molti potrebbero pensare, prendersi cura del proprio benessere non deve diventare un’ossessione o una ricerca dell’elisir di lunga vita. Secondo Francis Holway, esperto di nutrizione sportiva e alte prestazioni, ci sono tre pilastri fondamentali per una vita sana: l’attività fisica, un’alimentazione equilibrata e la gestione dello stress.
“Primo, l’attività fisica è fondamentale, sia l’allenamento di forza che l’esercizio cardiovascolare. Poi si possono aggiungere anche balli, esercizi di coordinazione, tennis e così via… È essenziale. Allenamento di forza, allenamento cardiovascolare e magari qualche altra abilità”, spiega Holway. “In secondo luogo, sconsiglio di reinventare la ruota in campo nutrizionale se non è stata confermata dalla scienza negli ultimi 100 anni. In sostanza, intende dire che bisogna scegliere alimenti naturali, di provenienza locale e di stagione, ed evitare quelli che sappiamo essere dannosi.”
“Infine – conclude – ritagliatevi il 10 o il 20% di occasioni sociali in cui potete gustarvi una pizza, un hamburger, un gelato o del cioccolato con la famiglia e gli amici. E, naturalmente, il terzo elemento chiave è gestire lo stress e riposare a sufficienza.”


