La poetessa Alda Merini ha dedicato una delle sue frasi più intense ai giovani, riuscendo a catturare l’essenza della loro fragilità e bellezza. In un’epoca in cui gli adulti spesso faticano a comprendere le inquietudini dei più giovani, Merini ha saputo trasformare queste contraddizioni in un’immagine di straordinaria forza.
Il 4 gennaio 1990, Merini scrisse che i giovani sono ‘le traiettorie del cielo’, un’immagine che racchiude la loro instabilità, la loro voglia di vivere e la ricerca di una direzione. Questa frase, raccolta in Tu sola nel mio deserto. Poesie inedite per un’amica è il frutto di un rapporto profondo tra la poetessa e la sua amica Emilia Rebuglio Parea, conosciuta come Bianca.
Il contesto della frase di Alda Merini
La frase di Merini nasce dal suo rapporto con Bianca, una scultrice che gestiva un laboratorio artigiano-artistico sul Naviglio Grande. Merini frequentava assiduamente questo laboratorio, dove poteva dettare versi e pensieri senza dover ordinare preventivamente il proprio pensiero. Bianca diventò una presenza fondamentale per Merini, un foglio umano sul quale la poetessa poteva lasciare sedimentare i suoi pensieri.
Questo rapporto unico ha dato vita a una raccolta di poesie che non restituisce solo dei testi, ma conserva la traccia di una poesia che nasce dentro una relazione. Le parole di Merini, raccolte e conservate insieme agli autografi per molti anni, emergono con temi profondamente legati all’universo meriniano: la vita sul Naviglio, la follia, l’amore, l’arte, la famiglia, l’amicizia e la maternità.
La fragile bellezza dei giovani
Per comprendere la forza del pensiero di Alda Merini, è necessario partire dall’immagine con cui sceglie di rappresentare la giovinezza. Merini guarda ai ragazzi come a esseri ancora in divenire, sospesi tra ciò che sono e tutto ciò che potrebbero diventare. La loro fragilità non è separata dalla loro bellezza: nasce dalla stessa libertà di cercare una direzione quando la strada non è stata ancora tracciata.
La parola ‘traiettorie’ è decisiva. Una traiettoria esiste soltanto nel movimento: parte da un punto, attraversa uno spazio e procede verso una destinazione. Applicata ai giovani, diventa l’immagine di un’identità che non ha ancora raggiunto una forma definitiva. Essere giovani significa cambiare, sperimentare, sbagliare, accelerare, fermarsi, scegliere una direzione e magari abbandonarla poco dopo per cercarne un’altra.
Quello che agli occhi degli adulti può apparire come instabilità acquista così un significato diverso. È il movimento naturale di chi sta costruendo se stesso e non possiede ancora tutte le risposte. Ogni esperienza può modificare il percorso, rendendo i giovani delle creature in divenire, difficili da decifrare proprio perché ancora alla ricerca di una direzione.
Il mistero di Nina Nicolai
In un contesto simile, emerge il mistero di Nina Nicolai, uno pseudonimo dietro al quale si nasconde una biografia rimasta segreta. Nina Nicolai è un nome contemporaneo nel panorama poetico attuale, noto per la sua sincera pensosità e per le sue liriche che risuonano spesso calde e disperate.
Le poesie di Nina Nicolai, raccolte in ‘Dove diverso è l’aspettarsi’ e ‘Mi trovi a casa’, pubblicate per Il Battello Editore nel 2026 e nel 2026, hanno suscitato una comunione di sensi tra i lettori. Queste liriche senza titolo sembrano quasi uno sgarro, una frattura con l’identità di chi le firma, che non si preoccupa del tempo perché è l’urgenza del momento che vince sulla tranquillità.
Il poeta Gianluca Paciucci ha definito quello di Nina Nicolai un nome necessario nella tradizione poetica italiana degli ultimi cinquant’anni. La poesia di Nina Nicolai, con la sua sincerità pastosa e le sue immagini ermetiche, rappresenta un esempio di come la poesia possa essere un’esigenza rapace che non si doma.



