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X Factor: se re Mida diventa un "caso umano"…

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Dopo il Re Matto, Marco Mengoni, X Factor propone stavolta il Re Mida, Stefano.

Il denigrato “caso umano” del cantante balbuziente svela in controluce il mito del sovrano col “tocco d’oro” e indica la nostra incapacità di drogati dallo show del dolore di emozionarci per qualcosa di vero.

Stefano ha infatti deciso di trasformare la cacca in oro, come faceva Re Mida con qualunque oggetto di poco conto sfiorasse.

Ha scelto di usare l’espressione vocale, il suo limite espressivo più grande, nell’arma vincente della sua vita.

Qualcosa di simile ha fatto con successo un bravo presentatore, l’ex tartagliante Paolo Bonolis, oggi (meritatamente per ciò) strapagato perchè sa usare a mitraglia ciò che prima lo angosciava: la parola.

Eppure l’onesta battaglia umana di Stefano è una nota stonata nella tv che abusa del “dolore di plastica”, direbbe Carmen Consoli.

In un talent show in cui ogni ambito extra canoro è oggetto di giudizio, in cui valutiamo i cantanti più per il look, la performance, la bellezza, che per le qualità vocali, Stefano appare quasi un ricattatore che estorce consensi.

Il cantante balbuziente scandalizza e condiziona il pubblico più del ragazzino insulso col visino da “Cioè”? (Non mi riferisco a Davide Mogavero, che è molto bravo, ma a qualche meteora delle passate edizioni).

Il limite di X Factor è in fondo questo.

Condanna a “caso umano” un ragazzo che si impegna a ribaltare la propria vita e promuove a fenomeno pop un vuoto “caso estetico” come Tony Maiello.

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