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X Factor, il pagellone politicamente scorretto della decima puntata

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Pagellone di X Factor (decima puntata), eccomi qua. Dobbiamo cominciare dall'annuncio della finale su Raiuno? E iniziamo da questo, allora. Complimenti, regalo meritato. Introduzione finita, passiamo alle pagelle.

Matteo. Prima vi dico che è tecnicamente supremo, così poi posso iniziare con le critiche lasciando aleggiare questo essenziale presupposto. E' immobile sul palco, ogni tanto accenna un sorriso, ma rimane chiuso nel suo mondo. Comunicazione inesistente, coinvolgimento latente. Lui si esibisce senza far partecipare nessun altro (nella logica del gioco la sola regola è esser scaltri, non c'entra nulla ma le citazioni piacciono assai). E poi quella voce sublime, sì, ma troppo impostata e "monocromatica". Provo ad immaginare un suo futuro album. Proviamo. Sono in auto, accendo l'ipod che contiene il suo album (ovviamente scaricato legalmente, ci mancherebbe), ascolto la prima canzone e dico "Mminchia", la secondo e accenno un "Eh, bravo", la terza e alzo bandiera bianca: 7 minuti sono già troppi. Il suo timbro "caldo", definito così da molti, a me ricorda il timbro postale: monotono.

Jury. La prima esibizione ce lo regala nella solita versione pop, dove il ragazzo è decisamente a suo agio. Nella seconda quasi mi commuovo, e non per l'aria romantica che si respira in studio, ma perchè posso finalmente sentire un testo di Jovanotti cantato in armonia con la musica che lo sostiene. Ma allora quelle parole sono anche note, non solo versi (poetici, non gutturali, voleva essere un complimento). Non so se sarà la nuova Giusy, ma fuori da X Factor farà di strada.

Noemi. Non accenniamo al balletto di Morgan, meglio per lui. Direi che la battuta della Ventura su Amici ha spiegato al meglio la sua esibizione. Però non possiamo non tornare sulla passione di Tommassini per le sue tette. Tette, vabbè. Ancora scollata, perchè? Perchè? Musicalmente parlando è l'unica ad aver dimostrato una progressiva maturazione artistica.

The Bastard Sons of Dioniso. Orribile la loro versione di 24mila baci, orribile l'arroganza nei confronti delle critiche. Si sentono arrivati, un bel ballottaggio non farebbe male a questi bambinetti. Molto bene, bravi, mi sono arrivati invece nella seconda esibizione. Quello è il loro genere, quello il giusto arrangiamento. Per la prima volta, dopo dieci puntate, mi sono piaciuti (Contessa a parte). Inutile dire che le stecche sono all'ordine del giorno, imbarazzante ricordare che per i giudici fanno parte del loro stile. Ma quei bambini che giocavano sugli attrezzi del parchetto dietro di loro? No, vabbè, lascio perdere, se ci addentriamo nel buio mondo di Tommassini non ne usciamo più.

Enrico. Entra con quel volto da cane bastonato, vive nel loft con quell'espressione che lascia trasparire un sonoro "Ma chi cazzo se ne frega di X Factor", canta con quell'aria di chi la sa lunga e non ha bisogno di nessun altro, finisce in ballottaggio ed esce. Per come sono andate le cose l'eliminazione è del tutto meritata. Rimane comunque un ottimo cantante.

Daniele. Allora, sei occhialuto o no? Ma se non riesce nemmeno lui a trovare una sua identità, come possiamo capire noi se 'sto benedetto Magro è un cantante con una personalità da far crescere oppure è un semplice gorgheggio spedito sul palco con abiti imbarazzanti. Che poi poveretto, lui tenta pure di restare sulla sua nuova strada fatta di canto pulito lontano dall'arzigogolato, ma nel mezzo del del delirio canoro la sua natura esce allo scoperto e parte per la tangente. Ieri niente schizzettino della testa, ha tenuto a bada anche quello. Però lo scattino era latente, lo ha accennato in un ritornello trattenendolo con immane sforzo.

Un accenno alle new entry? Ma sì, dai.

Silvia. Brava, bene, bis. Ma anche no, evitiamo il bis. Se bastasse essere intonati per avere l'X Factor anche il mio pupo sarebbe su quel palco. Una voce così – bella, per carità – l'ho già sentita ad una decina di matrimoni.

Antani. Trombati singolarmente, promossi come gruppo. Trombati come gruppo, ritorneranno a cantare singolarmente. La parabola della vita. Comunque bravi, nulla da dire, vocalmente dieci spanne sopra i Bastardi, tanto per capirci.

Laura. Giusto il suo ingresso, era la più interessante. Vi dirò di più, credo veramente possa essere una new entry interessante, mi esprimerò a riguardo settimana prossima, ma quella voce mi è parsa da finale. Come carattere invece non ci siamo. Un misto tra arroganza e austerità.

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