Volo in diretta: Fabio e l’invidia (democratica) del pene

Su web si trovano stroncature cattivissime al programma di Fabio Volo: c’entrerà qualcosa l’invidia e la rivalità maschile nel campo del successo e dei soldi? Che, mutatis mutandis…

Uno degli argomenti più ingiusti, e per molti versi reazionari, per contestare una critica è quello dell’invidia: stronchi quel politico, quel cantante, quello scrittore, perché ti infastidisce il suo successo. Ma il fondamento stesso di una società democratica è che anche l’ultimo dei cittadini possa criticare il più fortunato e potente di essi, quali che ne siano le motivazioni.

Tra l’altro Bertrand Russell, molto lucidamente, osservava che l’invidia è alla base di ogni democrazia.

Dunque sdoganata l’invidia, o quantomeno resa irrilevante, possiamo ammettere che qualche volta non è difficile scorgerla in qualche stroncatura un po’ troppo cattiva. Del resto, soprattutto nel campo dello spettacolo, critici, giornalisti e blogger non di rado sono anche aspiranti artisti. Per esempio, nel caso del nuovo programma di Fabio Volo, dal titolo non troppo fantasioso “Volo in diretta“, mi è capitato di leggere delle bocciature davvero senza appello e ai limiti del dileggio. Tutte, guarda caso, a firma maschile.

Ora io ho visto il programma in questione, non è certo lo show del secolo, ma non mi è parso neppure così disprezzabile. Il punto è che il conduttore, amatissimo da una parte del pubblico, è allo stesso tempo anche cordialmente disprezzato da buona parte della critica. Sospetto che c’entri un po’ l’invidia perché Volo è qualcuno che, senza chissà quali straordinarie capacità, è riuscito in tutti i campi in cui si è cimentato(tv, radio, cinema) e nonostante dei romanzi non certo irresistibili si è consacrato persino come autore di best seller. Cosa che qualcuno proprio non riesce a perdonargli, ma della quale francamente è difficile fargliene una colpa. Se scrivi, ci mancherebbe pure che non cerchi di vendere.

In fondo la storia è vecchia come il mondo: se le donne sono state socializzate a sfidarsi e invidiarsi sul piano della bellezza fisica, a noi uomini è stato da sempre insegnato che dobbiamo competere nel campo del successo materiale. È un po’ la gara a chi ce l’ha più lungo aggiornata all’età adulta – scusate la volgarità ma da poco l’espressione è stata usata persino in un editoriale di Eugenio Scalfari e dunque, credo, posso permettermi di adoperarla anche io. E dire che Freud sosteneva che l’invidia del pene fosse delle donne, non aveva capito nulla. Nel caso del gentil sesso, come disse una Littizzetto al meglio della forma, al massimo si tratta di nostalgia.

(In foto: Fabio Volo; fonte: infophoto).

Scritto da Style24.it Unit
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