Ultimo tango a Parigi: riflessioni su censura, istituzioni, società

Sky manda la versione integrale di Ultimo tango a Parigi, il film di cui nel 76 la Corte di Cassazione ordinò la distruzione. Da allora poco è cambiato: le istituzioni italiane soffrono di un cronico ritardo rispetto ai cambiamenti della società

Ieri sera su Sky Cinema mi sono imbattuto su Ultimo tango a Parigi, il famoso film scandalo di Bertolucci (a breve al cinema con la sua nuova fatica tratta dal romanzo di Ammaniti) che segnò un’epoca.

Sono andato a rileggermi qualche informazione sulla pellicola e soprattutto sulla sua storia travagliata con la censura: uscì nel 1972 con un divieto ai minori di 18 anni, poi dopo varie traversie giudiziarie la Corte di Cassazione, quattro anni dopo, dispose la distruzione del negativo e inflisse a Bertolucci la perdita dei diritti civili. Nel 1987 la giustizia italiana fa retromarcia e dichiara la “non oscenità” del film perché “mutato il comune senso del pudore“. L’anno seguente Ultimo tango a Parigifinirà in tv, con qualche taglio e un divieto ai minori di 14 anni.

A leggere questa storia ormai lontana di arte e censura, viene naturale porsi qualche domanda sulla perenne inadeguatezza della istituzioni italiane di fronte alle trasformazioni sociali. Ora, io sono nato nel 1976, ma dubito fortemente che nel 1972 qualcuno potesse realmente rimanere traumatizzato per le scene di sesso del film di Bertolucci. Del resto, che in dieci anni si arrivi dalla distruzione della pellicola a un divieto ai minori di 14 anni, dice tutto sulla stupidità della prima sentenza: il senso del pudore degli italiani era cambiato da tempo, semplicemente i giudici non se n’erano accorti (o voluti accorgere).

Oggi, benché la censura cinematografia non arrivi a bruciare le pellicole e la libertà d’espressione (con eccezioni di peso come la televisione) sia molto più tutelata, questa impressione di cronico ritardo delle istituzioni – e in particolar modo della politica – rispetto ai cambiamenti sociali, al mutato senso del pudore e soprattutto a una diversa sensibilità delle persone rispetto ai comportamenti che deviano dalla tradizione, rimane tutta.

Siamo, per esempio, uno dei pochi paesi occidentali in cui non si è ancora riusciti a dare un minimo di regolamentazione e di riconoscimento giuridico alle coppie di fatto e alle coppie omosessuali, grazie a una classe politica buona solo a intascare soldi e a seguire i diktat di una Chiesa sempre più screditata e minoritaria. Per non parlare dell’atteggiamento di chiusura medievale su temi come la fecondazione assistita o il testamento biologico.

Tutti aspetti su cui la società italiana, rispetto al conservatorismo ottuso di chi detiene le leve del comando, è per buona parte avanti anni luce. Forse c’entrerà qualcosa il fatto che quelle leve, in Italia, continuano ad essere detenute da una casta di vecchi privilegiati, facendo del nostro Paese una vera e propria gerontocrazia.

(In alto, una delle scene che determinò la condanna alla distruzione del film).

Scritto da Style24.it Unit
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