Tutti i santi giorni: storia di un vincente (nel miglior Virzì)

Tutti i santi giorni è probabilmente il miglior film di Paolo Virzì, ma in tv ne parlano per fare la solita sociologia d’accatto o ironizzare sul fatto che gli attori non sono famosi. Ancora una volta: correte al cinema e spegnete il piccolo schermo

Non sono un critico cinematografico, qua su Blogosfere le recensioni ai film le fanno altri, ma se posso darvi un consiglio spassionato non perdetevi l’ultima fatica di Paolo Virzì, interpretata da due attori semisconosciuti ma straordinari e di innata simpatia umana (che non è poco).

Certo, quello di Tutti i santi giorni non è il solito Virzì, il quale lascia perdere la ricerca della rappresentazione dei tipi e delle problematiche sociali, che più di una volta gli è venuta un po’ stereotipata, per raccontare con freschezza e vivacità una storia d’amore bella, giovane e sincera tra due trentenni di oggi. Un timido toscano che lavora come portiere d’albergo, di straordinaria cultura e proveniente da una famiglia della borghesia intellettuale, e una ex cantante scapestrata ma candida che pare aver trovato l’uomo capace di farle desiderare una vita diversa.

Ma tutto questo passa sottotraccia nella mediocrità delle interviste televisive al regista, come quella di qualche giorno fa nello studio di Otto e mezzo, in cui la Gruber domandava a Virzì se Guido – questo il nome del protagonista – non si potesse considerare un perdente, visto che pur potendosene andare a Princeton sceglie invece di rimanere alla reception dell’hotel (un lavoro, spiega, che gli consente di stare tranquillo e fare tutte le sue letture).

Capito in che mondo viviamo? Uno che fa un lavoro onesto, non ruba, ama l’arte e la lettura e decide di stare con la donna che ama, è un perdente. Mentre magari il vicino coatto, macchietta azzeccata del film benché un poco scontata, che abbandona moglie e figli per fare il reality delle discoteche, dovrebbe probabilmente risultare un vincente. Siam messi proprio bene!

Visto che parliamo di beceraggine televisiva, voglio citare anche l’intervista al regista di Fabio Volo, in cui si ironizzava a profusione – non facendo ridere nessuno – sul fatto che i protagonisti del film fossero degli emeriti sconosciuti (circostanza vera solo in parte). Una scelta particolarmente volgare e infelice, soprattutto da parte di uno come Volo che rappresenta il perfetto “famoso” per caso plasmato dalla insulsaggine televisiva, allo stesso modo di un qualunque concorrente del Grande fratello; oggi tra le altre cose conduttore di banalità catodiche, dj giovanilista a più di 40 anni e romanziere d’accatto per analfabeti di ritorno. O di sola andata, fate un po’ voi.

Altri link: 

Tutti i santi giorni: recensione, trama e trailer del nuovo film di Paolo Virzì

Tutti i santi giorni di Paolo Virzì: foto e interviste dalla conferenza stampa

Cinema novità 2012: ecco Tutti i santi giorni di Virzì

Scritto da Style24.it Unit
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