Trattativa Stato-mafia e Napolitano l’intoccabile

I media vicini al Pd, con Repubblica a dettare la linea, scatenati nella difesa faziosa e aprioristica di Giorgio Napolitano. Siamo alle solite: tra Sallusti di destra e di sinistra in questo Paese non esiste il giornalismo indipendente

Marco Travaglio nel suo blog ironizza felicemente sull’alzata di scudi mediatica a difesa del presidente Giorgio Napolitano, per coprire il sospetto attivismo del capo dello Stato e del suo consigliere giuridico D’Ambrosio in risposta al pressing dell’ex ministro Nicola Mancino, preoccupato del suo coinvolgimento nell’inchiesta della procura di Palermo sulla trattativa tra Stato e mafia a cavallo tra Prima e Seconda Repubblica.

Quando i corleonesi mettevano le bombe e ammazzavano Falcone e Borsellino, e insospettabili uomini di Stato pensavano bene di abbassarsi le braghe e scendere a patti con il diavolo, in una storia che disgusta e offende solo a immaginarla come trama di un film di fantapolitica.

Travaglio cita soprattutto la stampa, tutta compatta nel difendere a priori il presidente della Repubblica, ma in televisione è andata ancora peggio, perché spesso alla difesa d’ufficio si è sostituita la solita censura più o meno diretta, tra rimozione della notizia e la sua studiata manipolazione per rendere incomprensibile la vicenda al pubblico più distratto.

A me ha colpito soprattutto l’atteggiamento delle testate di sinistra, le quali come è noto – dal Tg3 ai giornali d’area – seguono sostanzialmente la linea editoriale dettata da quelli di Repubblica, le vere eminenze grigie del centrosinistra italiano. E allora, perché questo arroccamento del quotidiano di Ezio Mauro a difesa del Colle?

Intendiamoci, per ora su Napolitano non esiste nulla di penalmente rilevante, ma certo le mosse del suo consigliere giuridico – così attento alle paure di Mancino – e l’atteggiamento del presidente stesso, che approva e si muove in prima persona (bisogna capire, appunto, per fare cosa), sono a voler essere buoni quantomeno inopportuni.

Ma, anche a prescindere dal merito della vicenda, ciò che urta è l’atteggiamento del partito di Repubblica, questa difesa aprioristica del Colle, questo vaneggiare di complotti, queste accuse scomposte a chiunque si ponga qualche domanda ed esprima qualche legittimo dubbio sul comportamento del Quirinale (quasi una replica dei modi e delle sparate di certa stampa berlusconiana di fronte alle critiche al padrone).

Napolitano però non è un sovrano assoluto, il suo operato può e deve essere sottoposto al vaglio dell’opinione pubblica e della libera informazione (come fece a suo tempo, e con toni durissimi, lo stesso Scalfari ai tempi delle picconate di Cossiga).

L’aspetto più avvilente è che l’atteggiamento del giornale di De Benedetti non sembra tanto dettato da prudenza giornalistica o senso dello Stato (insomma, seguendo una logica – peraltro pericolosa e inaccettabile – di questo tipo: in tempi di crisi politica e democratica, meglio salvaguardare le poche figure che ancora riscuotono la fiducia degli italiani).

No, la difesa a Re Giorgio pare dettata da grette ragioni di potere e schieramento: semplicemente Repubblica, e tutto il circo mediatico che le sta dietro, difende quelli della propria parte politica, la sedicente sinistra riformista incarnata da Napolitano e Bersani che fa governare i banchieri e i professori dell’establishment meno impresentabile. O presunto tale, ché tanto – se impresentabile si rivela davvero – il giornalismo propaganda di Scalfaro e Mauro è pronto a fare il suo dovere. Di propaganda e disinformazione, appunto.

(In alto: Mauro e Scalfari, direttore e fondatore di Repubblica; fonte: infophoto).

Scritto da Style24.it Unit
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