Trapianti, i destini incrociati di Sky tra le vere corsie d'ospedale

Trapianti – destini incrociati è una docu-fiction (in onda su Fox Live) che racconta il lavoro del professor Antonio Pinna e della sua equipe nell'Ospedale Sant'Orsola di Bologna, uno dei centri di chirurgia d'urgenza più efficienti e rinomati d'Italia. In ogni puntata, al momento ne sono state realizzate dieci, il telespettatore è portato a confrontarsi con storie vere di malattia, dolore, sofferenza e, se tutto va bene, guarigione.

Certo i cosiddetti medical drama in televisione spopolano, ma questa volta non c'è finzione: il bisturi taglia davvero e i medici non sono usciti da una scuola di recitazione.

Di fonte a un confronto con una realtà così particolare e delicata, quale quella della medicina d'urgenza che salva delle vite in bilico, il telespettatore è portato quasi necessariamente a porsi delle domande, a riflettere, a farsi due conti su quanto può essere fragile la propria esistenza. E, senza andare troppo nell'intimo e nel profondo, può anche giocare a tracciare qualche paragone con le fiction d'ambientazione ospedaliera.

La prima e più banale differenza che salta agli occhi dal confronto tra "docu" e "fiction" riguarda l'aspetto fisico dei protagonisti: da una parte persone normalissime, belli, brutti, magri e grassi tutti insieme, dall'altra una sorta di sfilata di modelli e modelle in camice bianco, che – come nel caso di Grey's Anatomy – passano quasi tutto il tempo a parlare di sesso, corna, riconciliazioni e abbandoni, tra un trapianto di polmoni e un intervento a cuore aperto. In Dr. House – Medical division invece gli autori ci scherzano su: quando la bellissima Allison Cameron (interpretata da Jennifer Morrison) domanda al suo bisbetico capo i motivi per i quali è stata assunta, non avendo le stesse credenziali dei colleghi maschi, House le risponde serafico: per una questione estetica, mi piaceva l'idea di averti intorno.

La seconda differenza riguarda il silenzio, la riservatezza, il pudore dei veri malati del Sant'Orsola contro la logorrea dei protagonisti delle storie dei medical drama, che sembrano scambiare il letto dell'ospedale con il divano dello psicanalista e finiscono con l'instaurare un rapporto di tipo privato, quasi intimo, con i loro medici, a cui affidano con inverosimile facilità confidenze e segreti di tutti i tipi.

Un'altra riflessione interessante riguarda la presenza delle telecamere e come queste possano influenzare il lavoro dei medici. Quasi cento anni fa un gruppo di sociologi tentò di studiare come le condizioni materiali del lavoro – per esempio il livello di illuminazione negli stabilimenti – potessero condizionare la produttività degli operai. La scoperta, nel caso in questione, fu che l'influenza era minima, perché gli operai sapevano di essere osservati e davano comunque il massimo. Ecco, i medici e gli infermieri del Sant'Orsola di Bologna sono senza dubbio bravissimi, ma mi domando se sapere di essere costantemente sotto gli occhi delle telecamere non abbia inciso positivamente sul loro impegno, e se non sia il caso di sguinzagliare un po' di telecamere anche in altri ospedali italiani (tv locali fatevi sotto).

L'ultima considerazione, e chiudiamo in bellezza, riguarda l'orgoglio di vivere in un paese dove chiunque può essere curato a prescindere dalla sua condizione sociale ed economica. Per esempio, in una recente puntata di Trapianti il protagonista della storia, e del trapianto di fegato, era un signore che di lavoro fa il venditore ambulante. E che è uscito dall'ospedale, dopo aver subito un'operazione chirurgica che costa qualche centinaia di migliaia di euro e che gli ha salvato la vita, senza dover sborsare un quattrino. Pronto per ricominciare a vivere. Sono cose che diamo per scontate, ma non lo sono, e faremo bene a ricordarcene sempre.

(Nella foto: Jennifer Morrison interpreta la dottoressa Cameron in Dr. House – Medical division).

Scritto da Style24.it Unit
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