The Hurt Locker, Oscar a Kathryn Bigelow per… l'otto marzo?

Trionfatore a sorpresa della serata degli Oscar, con la statuetta per il miglior film e la miglior regia, The Hurt Locker è stato riproposto al pubblico italiano – che come quello americano l'aveva ampiamente snobbato – ieri sera da Sky cinema e presto uscirà nuovamente nelle sale cinematografiche.

A vederlo, dico la verità, si rimane un po' perplessi. Perché certo parliamo di un buon film, girato con indubitabile talento, ma per raggiungere la vetta dell'Oscar ci si aspetterebbe decisamente qualcosa in più, fermo restando che il titolo di miglior film l'Academy l'ha conferito anche a pellicole molto peggiori.

Perché sì la scelta di rappresentare la guerra con crudo realismo e senza messaggi ideologici al seguito, vuoi di retorica militarista o pacifista, è senza dubbio apprezzabile, così come la volontà di raccontare gli individui con il loro abisso piuttosto che discettare di geopolitica e grandi sistemi, ma è innegabile che l'opera d'introspezione psicologica rimanga molto superficiale e il film, a tratti, sembri semplicemente un buon documentario sulla guerra in Iraq. E anche il ruolo riservato agli iracheni, che nel film appaiono quasi esclusivamente nelle vesti di bersagli mobili, lascia qualche perplessità.

Si è detto che Kathryn Bigelow, la regista del film giustamente celebrata come prima donna a vincere l'Oscar dietro la macchina da presa, giri come un uomo, pensando forse di farle un complimento. La Bigelow invece gira semplicemente come un ottimo regista, al di là del sesso che non si capisce cosa c'entri, ma viene il sospetto che per questo premio il fatto di appartenere all'altra metà del cielo, come direbbe il nostro premier, l'abbia aiutata non poco. Solo che l'ipocrisia del politicamente corretto impone che non lo si dica, forse che nemmeno lo si pensi. E allora va bene così, brava Kathryn e ad maiora.
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Scritto da Style24.it Unit
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