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Tetris, nel dibattito su tv e informazione si vedono i servi, gli ipocriti e i liberi

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Nel vivace talk show condotto da Luca Telese su La 7 l'altro giorno si parlava d'informazione televisiva, tra censure, bavagli, conflitto d'interessi e potere di condizionamento elettorale e sociale. A dibattere nessun politico, come pretende la nuova par condicio, ma molti autorevoli giornalisti e opinion leader della stampa.

Il tema certo non è nuovo, ma rimane uno degli snodi cruciali della democrazia italiana di questi anni, e quando viene affrontato rivela in modo abbastanza chiaro tre diverse attitudini giornalistiche, quasi tre tipi antropologici diversi: il servo, l'ipocrita e il libero.

Il giornalista servo, sia detto con ironia, è colui che in modo diretto o indiretto deve il suo lavoro e le sue fortune a Silvio Berlusconi, nella difesa del quale si prodiga in ogni modo. Nello studio di Tetris, a rappresentare questa fattispecie, c'era il direttore di Libero Maurizio Belpietro, che ripeteva la stanca litania berlusconiana su una televisione pluralista e anzi in mano ai comunisti, perché su centinaia di ore di programmazione settimanali trovano spazio anche le 2-3 ore di Dandini e Santoro (il quale peraltro sta in video solo grazie a una sentenza della magistratura).

Il secondo tipo, diffusissimo, è il giornalista ipocrita: quello che non vuole passare guai con il potere ma è anche attento a salvare la faccia. Sono quelli che cercano di far passare la tendenza a cavarsela da ogni impaccio dando un colpo al cerchio e uno alla botte come prova di equidistanza e indipendenza, secondo la discutibile logica per cui il giornalista corretto è quello che, di fronte a uno che dice che c'è il sole e uno che sostiene che piove, evita di aprire la finestra e racconta semplicemente che è nuvoloso.

Nella trasmissione di Telese c'era un vero campione di cerchiobottismo, l'ex direttore del Corriere Paolo Mieli, ma se l'è cavata benissimo anche il vecchio braccio destro di Massimo D'Alema, il signor Claudio Velardi, che adesso fa il consulente d'immagine per Renata Polverini. Sulla televisione Velardi ha sintetizzato perfettamente la classica posizione dell'ipocrita: sì lo strapotere mediatico di Berlusconi esiste, ma le reti tv non servono a far vincere le elezioni, infatti la sinistra ha prevalso per ben due volte quando il Cavaliere stava al governo (e quindi controllava anche la Rai). Peccato che nel '96 l'Ulivo vinse contro un Berlusconi già sfrattato da Palazzo Chigi dal ribaltone di Bossi e che nel '06 le elezioni finirono con un sostanziale pareggio, nonostante una crisi economica che avrebbe affossato le speranze di sopravvivenza di qualsiasi governo.

Infine ci sono i liberi, quelli cioè che possono permettersi il lusso di raccontare anche gli aspetti più scomodi della cruda realtà senza temere conseguenze o comunque fregandosene. A rappresentare più che degnamente quest'ultima categoria mercoledì a Tetris c'era il professor Giovanni Sartori, liberale vecchio stampo lontanissimo dalla tradizione comunista e anche socialdemocratica, politologo di fama mondiale e simpaticissimo affabulatore.

Cosa ha detto Sartori nel corso del programma sul tema proposto da Telese? Niente di meno o di più di quello che dicono i dati e che appare evidente anche all'osservatore più distratto, e cioè che "gli italiani sanno e pensano quello che ascoltano in tv". Tranne, dice Sartori, quel 10 per cento che legge libri, giornali, blog e qualsiasi cosa gli passi per le mani. Noi qua in genere parliamo di un 30 per cento, ma forse solo perché abbiamo meno coraggio del vecchio professore.

(nella foto: Giovanni Sartori).

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