Terremoto 29 maggio 2012 e la partita dell'Italia da giocare

Davvero è più rispettoso per i terremotati mandare in prima serata Bruno Vespa a fare la contabilità dei morti invece della partita della Nazionale? E lo sport non dovrebbe servire proprio in questi momenti, per offrire un po’ di sollievo e speranza?

Non è un periodo fortunato per il nostro Paese e non lo scopriamo certo oggi. Ma in questi ultimi giorni seguire un telegiornale sta diventando più angosciante di vedere un film di Dario Argento dei tempi di Profondo Rosso: il terremoto in Emilia, che come il più spietato e crudele dei serial killer non si sa quando e come colpirà, l’attentato di fronte alla scuola brindisina e il ritorno del terrorismo, o della mafia stragista o di chissà che altro e la solita crisi economica, con la sua scia di disperazione e suicidi, unita al degrado della politica e alla sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni.

Di fronte a tutto questo, ieri sera ho sentito il bisogno di pensare ad altro, di evadere, di rimuovere per un momento tutto il carico di problemi e angosce che grava sulla nostra testa. E allora ho cambiato canale, ho zittito notiziari e inviati sul luogo del disastro, analisti economici ed esperti di terrorismo, e mi son messo a guardare una partita di tennis (su Eurosport è appena iniziato il mitico Roland Garros di Parigi). Così per un paio d’ore mi sono goduto un grande spettacolo sportivo e ho curato i miei nervi, concentrato solo su punti vincenti ed errori gratuiti, aces e doppi falli, palla dentro o palla fuori.

Allora mi è venuto da rivalutare la logica americana del “the show must go on“, che forse non deve essere intesa solo da un punto di vista  grettamente economico, degli affari e dei profitti che non possono conoscere soste. Forse la si può interpretare in un altro modo: lo spettacolo, sia artistico che sportivo, non si deve fermare perché è una magia che ci consente di dimenticare per qualche ora i nostri problemi, che ci catapulta in una dimensione felice di svago e gioia, di cui almeno una volta ogni tanto abbiamo tutti bisogno, per non essere schiacciati dalle asprezze della vita.

In questo senso tutti gli apprendisti moralisti che affollano i media, dai social network ai salotti televisivi, per chiedere che si fermi tutto non appena succede qualche disgrazia, non capiscono che lo show può essere essenziale proprio per andare avanti, per placare il dolore, per riprendere fiato.

Ma soprattutto, certe scelte appaiono di una sconfinata e quasi indigesta demagogia: ieri è stata annullata l’amichevole di calcio Italia – Lussemburgo, ma forse il resto della programmazione televisiva non ha continuato a trasmettere di tutto? Forse la gente non è uscita come ogni giorno per cenare fuori, andare al cinema, bersi una birra con gli amici? Forse mandare in prima serata Bruno Vespa su Rai uno, a fare la contabilità dei morti sui luoghi del sisma, è stato più rispettoso del dolore degli emiliani?

P.S. C’è chi potrebbe dire che da noi anche il calcio, con tutto il marcio che proprio in questi giorni sta (di nuovo!) venendo fuori, non offre uno spettacolo molto diverso dalla politica e da ciò che ci fa stare peggio. E qua c’è poco da obiettare, anche se forse la Nazionale è l’unico angolo pulito di tutto il circo pallonaro.

(In alto: Maria Sharapova, oggi in campo a Parigi; fonte: infophoto).

Scritto da Style24.it Unit
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