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17 Settembre 2026

Temperatura di caffè e tè: il legame con il tumore esofageo

Una tazza troppo calda può compromettere la salute dell’esofago: le ricerche mostrano un legame con il tumore, ma basta attendere qualche minuto prima del sorso per limitare il pericolo.

Il piacere di una bevanda appena preparata è radicato nella nostra cultura, soprattutto nei mesi freddi. Tuttavia, la temperatura a cui queste liquidità vengono ingerite è al centro di recenti indagini scientifiche, le quali suggeriscono che il consumo regolare di bevande molto calde possa aumentare il rischio di cancro all’esofago. L’attenzione non riguarda il tipo di bevanda – caffè, tè o mate – ma il calore che raggiunge la mucosa esofagea.

L’International Agency for Research on Cancer (IARC), organismo dell’Organizzazione mondiale della sanità ha inserito il consumo di bevande molto calde nella categoria 2A, cioè “probabilmente cancerogeno per l’uomo”. Il limite indicato è di 65 °C superare questa soglia in maniera abituale espone l’esofago a lesioni termiche ripetute. Tali lesioni provocano cicli di danno e riparazione cellulare, meccanismo ritenuto alla base dell’associazione con il carcinoma a cellule squamose dell’esofago (SCC). È importante sottolineare che la classificazione IARC indica la presenza di un pericolo, non la probabilità assoluta di sviluppare la malattia per un individuo.

Studio britannico su quasi un milione di adulti: dati e implicazioni

Un team dell’University of Oxford ha analizzato 977.282 adulti di età media, seguiti per 14,2 anni, per valutare l’effetto delle bevande molto calde sul rischio di tumore esofageo. Pubblicato sull’International Journal of Cancer lo studio ha definito “molto calda” qualsiasi bevanda sopra i 65 °C. I risultati mostrano che chi consuma giornalmente sei o più tazze a questa temperatura presenta un rischio tre volte maggiore rispetto a chi le beve a temperatura più moderata. Anche se il rischio assoluto resta basso, il dato evidenzia una potenziale via di prevenzione mediante la riduzione della temperatura di consumo.

Dettagli sul profilo di rischio

Gli autori hanno stimato che circa il 14 % dei casi di SCC dell’esofago potrebbe essere evitato se la popolazione riducesse la temperatura delle proprie bevande al di sotto della media attuale. La ricerca ha anche sottolineato che fattori come fumo e consumo di alcol mantengono un peso maggiore sul rischio complessivo, ma la temperatura rimane un elemento modificabile con un impatto misurabile.

Non è necessario abbandonare caffè, tè o mate: basta attendere che la bevanda si raffreddi prima del primo sorso. La IARC suggerisce che una temperatura inferiore a 65 °C è più sicura. In termini pratici, un’attesa di circa cinque minuti permette al liquido di scendere a un livello più tollerabile. Un segnale utile è la percezione di bruciore nella bocca; se il liquido è difficile da sorseggiare, è consigliabile farlo raffreddare.

Il medico Matteo Bassetti, direttore delle Malattie Infettive al Policlinico San Martino di Genova, ha ribadito che il gesto di “lasciare raffreddare qualche minuto” è sufficiente per ridurre l’esposizione termica senza sacrificare il piacere del rituale quotidiano. Inoltre, la ricerca sottolinea che le evidenze sono basate su associazioni, non su causalità provata, perciò è opportuno considerare la temperatura come uno dei molteplici fattori di rischio.

Autore

Beatrice Bonaventura

Beatrice Bonaventura ricorda la decisione di lasciare le passerelle di Firenze dopo un servizio su sartorie locali; da allora guida scelte stilistiche pratiche per lettori. In redazione propone palette sobrie e mantiene un archivio personale di tagli e cartamodelli d’epoca.