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Teledicoio riparte

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Sento spesso dire che la televisione è lo specchio della società. Dal momento che l'essenza stessa della televisione è rappresentata dalle immagini (e dal modo in cui vengono utilizzate, con tutto ciò che ne consegue), ritengo sia interessante cercare di valutare oculatamente quel che ci viene mostrato, sia per non lasciarsi ingannare che per elaborare un giudizio il più possibile equo su quel che ci circonda. Per far ciò, porsi delle domande può essere utile. Quali strade può percorrere, ad esempio, una civiltà basata in maniera ormai preponderante su ciò che appare, piuttosto che su ciò che è reale? Cos'è poi reale, in un mondo sempre più virtuale? In quali modi si esprime tutto ciò sugli schermi? Cosa c'è davvero "dietro" quel che vediamo in tv?
So già quel che diranno alcuni. La frase, gira e rigira, è sempre la stessa: "Se non apprezzi la televisione, perché ne parli?". Prima di scrivere queste righe ci ho pensato su, cercando di capire il motivo per cui non gradisco la tv di oggi. La risposta, spontanea, mi è uscita di botto: "Questa tv non mi piace perché mi sfotte: è sfacciata, si parla addosso e se ne frega del telespettatore". In effetti è così, m'infastidisce l'idea che i media non si preoccupino realmente di noi, ma dei loro interessi. Tutto è raccontato in funzione di ciò che a loro – e solo a loro – conviene. Non che prima non accadesse, ma adesso li vedo più sfrontati. Con una autoreferenzialità che fa spavento, tra l'altro: parlano costantemente di loro tra loro per loro, se la cantano e se la suonano, si fanno domande e si danno risposte come tanti piccoli Marzulli. Pochissimi cercano di raccontare la vita, quella autentica. La vita autentica, si sa, non è telegenica e non attrae gli sponsor. Quindi via la cronaca in favore d'un bieco opinionismo. Via la dignità ed il rispetto, entrino lo stucchevole patetismo e la pornografia dei sentimenti. Via l'obiettività, si accomodi il gelido marketing.

Io li osservo. Osservo quei sorrisi finti, quegli studi finti, quegli applausi finti dei pubblici finti, e non resisto. Li voglio criticare, è l'unico modo che ho per difendermi. Non ho altre armi: spegnere o cambiare canale non è un'alternativa, dal momento che così facendo mi sottraggo altro spazio vitale. Perché dovrei essere sempre io a spegnere, a desistere, a farmi da parte? Se ne vadano loro, per una volta. Vorrei sedermi e guardare una bella tv, non le loro facce smorte e le loro emozioni di plastica. Voglio criticarli, sì. Voglio farlo perché lì si nasconde l'orrore del Colonnello Kurtz , di Quinto Potere di Lumet, di H.P. Lovecraft ; lì si cela la Nausèe di Sartre , il Sentimento del Contrario di Pirandello e la Ginestra di Leopardi.

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